Mancano ormai poche settimane alla conclusione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), fissata al 30 giugno 2026. Un orizzonte sempre più stringente che rende fondamentale mantenere alta l’attenzione sullo stato di attuazione dei progetti, per evitare il rischio di perdere una parte delle risorse europee. Come abbiamo spiegato in un precedente approfondimento, il governo ha messo in campo una serie di iniziative per cercare di velocizzare il più possibile la realizzazione dei vari interventi ancora in corso.
Va in questo senso anche la presentazione di una ulteriore richiesta di revisione del piano presentata lo scorso febbraio e approvata definitivamente dalle istituzioni europee il 25 marzo.
Sono 40 le riforme e gli investimenti del Pnrr italiano interessati dalla settima revisione.
Si tratta certamente di un passaggio significativo, anche alla luce del fatto che la Commissione europea aveva indicato nella fine dello scorso anno il termine ultimo per apportare ulteriori revisioni. C’è da dire però che l’Italia è in buona compagnia. Sono diversi i paesi che hanno presentato richieste di modifica anche nel 2026. Un segnale che le difficoltà attuative non riguardano solo il nostro paese ma sono, almeno in parte, condivise in tutta Europa.
Intanto poche ore fa, l'ula del Senato ha confermato la fiducia, chiesta dal governo, sul decreto per l'attuazione del Pnrr. Il provvedimento ha avuto 101 voti favorevoli, 63 contrari e 2 astensioni. Il decreto, approvato con la fiducia anche alla Camera il 9 aprile scorso, è quindi ora convertito in legge. L’Italia quindi vede ormai vicinissimo il traguardo dei 194,4 miliardi del Pnrr e primeggia in Europa nel raggiungimento degli obiettivi concordati con Bruxelles.
“Il via libera definitivo al DL PNRR rappresenta una scelta chiara e responsabile del Governo Meloni, volta a garantire stabilità e continuità a un Piano decisivo per il futuro dell’Italia. Nonostante un contesto internazionale particolarmente complesso, segnato dal conflitto tra Russia e Ucraina, dalla crisi in Medio Oriente e dalle più recenti tensioni in Iran, il Governo Meloni ha lavorato senza sosta per garantire la piena attuazione del PNRR, il raggiungimento di tutti gli obiettivi previsti e la salvaguardia dell’intera dotazione finanziaria.
"È comprensibile la mestizia delle opposizioni, che avevano scommesso su un fallimento del Governo Meloni nel conseguimento degli obiettivi fissati- ha detto con un pizzico di ironia il ministro Tommaso Foti, dopo all'provazione del dl- Ad oggi invece abbiamo incassato 153,2 miliardi di euro, proprio grazie al raggiungimento degli obiettivi concordati con la Commissione europea; sono stati inoltre conseguiti i 50 obiettivi della nona rata e tra un mese verranno liquidati ulteriori 12,8 miliardi all’Italia.
Contrariamente alle critiche faziose dei nostri detrattori, il Piano è pienamente operativo per l’intera dotazione finanziaria, con un avanzamento significativo della spesa che, al netto degli strumenti finanziari, ha superato i 113 miliardi di euro. Ancora più rilevanti sono i numeri dei progetti su tutto il territorio nazionale: circa 648.000 finanziati, oltre 520.000 già conclusi, 20.000 in fase di completamento e circa 80.000 in corso. Altro che clamoroso fallimento!"
Si tratta di dati quelli sviscerati dal ministro che certificano il primato italiano nel raggiungimento del maggior numero di obiettivi, nel pieno rispetto delle stringenti scadenze previste dal Piano. Anche la percentuale di finanziamenti già ottenuti rispetto alle risorse assegnate, pari al 78,8%, supera la media europea, ferma al 70%.
"Ci avviamo ora verso la fase conclusiva, la più delicata, che richiede responsabilità, organizzazione e coraggio politico. L’obiettivo è conseguire tutti i traguardi connessi alla prossima richiesta di pagamento della decima e ultima rata, consolidando i risultati raggiunti e portando a compimento un percorso strategico di riforme e investimenti fondamentale per la crescita dell’Italia”. Ha concluso Foti.

