Dopo una lunga e tesa riunione durata fino alle prime ore del mattino di venerdì, il gabinetto politico-militare israeliano ha approvato un piano per la presa completa della città di Gaza, la più grande dell'intero territorio della Striscia.

Sebbene il termine "occupazione" sia stato evitato nei documenti ufficiali, sostituito con il termine "presa" per ragioni legali legate alla responsabilità sui civili, fonti governative israeliane hanno chiarito che, nella sostanza, si tratta a tutti gli effetti di un'occupazione militare.

Secondo quanto riportato dai media israeliani, il piano approvato si sviluppa in tre fasi principali:

  • Introduzione massiccia di aiuti umanitari nella città di Gaza per rispondere ai bisogni dei civili rimasti nelle zone di conflitto.
  • Evacuazione forzata della popolazione verso il sud della Striscia e le aree centrali, da completare entro il 7 ottobre 2025, una data scelta anche per il suo significato simbolico.
  • Assedio completo e presa militare della città di Gaza, con l'obiettivo dichiarato di sconfiggere definitivamente Hamas.

A evacuazione conclusa, verrà imposto un assedio ai combattenti di Hamas ancora presenti. Israele dovrebbe lanciare un ultimatum per la resa del movimento, e, in caso di rifiuto, l'esercito entrerà militarmente nella città.

Il piano non prevede alcuna apertura a un possibile scambio di ostaggi, secondo quanto riferito dal quotidiano Yedioth Ahronoth. Tuttavia, si lascia intendere che in caso di accordo, Israele potrebbe sospendere temporaneamente le operazioni.

Il New York Times ha riportato che l'esercito israeliano prevede diversi mesi per il completamento dell'operazione, e fino a cinque anni per implementare un sistema di controllo simile a quello in vigore in Cisgiordania. Nonostante le dichiarazioni del primo ministro Netanyahu sul passaggio delle responsabilità civili a un'amministrazione non militare, il controllo effettivo resterà a lungo nelle mani dell'esercito.

Il voto nel gabinetto ha mostrato spaccature politiche significative:

  • Itamar Ben Gvir ha votato a favore della presa di Gaza, ma si è opposto alla costruzione di ulteriori centri di soccorso e all'ingresso di più aiuti umanitari.
  • Bezalel Smotrich ha votato contro l'intero piano.
  • Altri ministri, come Gideon Sa'ar ed Elkin, si sono astenuti su alcune parti del piano.

Durante la riunione, il Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir ha proposto un piano alternativo, respinto duramente, anche per l'opposizione diretta di Ben Gvir. Netanyahu ha bocciato la proposta del generale, affermando: "La tua strategia non garantirà il ritorno degli ostaggi. Il piano approvato invece sì".

Nel comunicato dell'Ufficio del Primo Ministro, il governo israeliano ha fissato cinque principi fondamentali per la fine del conflitto:

  • Smantellamento totale di Hamas;
  • Rilascio di tutti gli ostaggi, vivi o morti;
  • Smilitarizzazione completa della Striscia di Gaza;
  • Controllo di sicurezza israeliano sull'intero territorio;
  • Formazione di un governo civile alternativo, che non sia affiliato né a Hamas né all'Autorità Palestinese.

Nel frattempo, un milione di palestinesi sarà costretto a spostarsi verso il sud, dove l'esercito israeliano ha in programma di allestire campi di accoglienza temporanei.

La decisione del gabinetto di approvare la proposta del primo ministro Benjamin Netanyahu per l'occupazione completa della Striscia di Gaza, ha scatenato una reazione durissima da parte dei partiti di opposizione. La scelta è avvenuta in aperto contrasto con il parere del Capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir, che aveva messo in guardia dai rischi connessi a tale operazione.

L'opposizione accusa il governo di aver intrapreso una strada pericolosa che prolungherà inutilmente la guerra, causando morti tra i soldati e ostaggi, e generando gravi conseguenze economiche e politiche.

Yaïr Lapid, leader dell'opposizione e capo del partito Yesh Atid, ha definito la decisione "una catastrofe che porterà a molte altre catastrofi". Ha criticato la mossa come una deviazione irresponsabile dalla linea dell'esercito e dei responsabili della sicurezza, denunciando l'esaurimento e l'usura delle forze militari, nonché i costi esorbitanti che peseranno sui contribuenti israeliani.

Lapid ha accusato Netanyahu di essere stato trascinato da figure dell'estrema destra come Ben Gvir e Smotrich in un'impresa senza obiettivi chiari né strategia di uscita, esattamente ciò che – a suo dire – Hamas desiderava: impantanare Israele in un'occupazione indefinita e insostenibile.

Anche Avigdor Lieberman, leader del partito Israel Beitenu, ha espresso una dura condanna, parlando di una decisione "in netto contrasto con le valutazioni professionali del Capo di Stato Maggiore". Ha affermato che il governo sta prendendo decisioni di vita o di morte ignorando le considerazioni di sicurezza, accusando Netanyahu di anteporre i suoi interessi personali e politici alla sicurezza dei cittadini.

Yair Golan, leader del Partito Democratico, ha parlato di un "disastro generazionale", che equivale a "una condanna a morte per gli ostaggi e un lutto eterno per le loro famiglie". Secondo Golan, l'occupazione porterà Israele a impegnarsi per anni in un pantano militare a Gaza, con costi stimati in centinaia di miliardi e senza alcuna prospettiva politica concreta. Ha quindi lanciato un appello chiaro: "Questa decisione è motivata da interessi di sopravvivenza politica e visioni messianiche. Dobbiamo intensificare la lotta: far cadere questo governo significa salvare vite umane".

In sintesi, il clima politico in Israele si è ulteriormente infiammato. L'opposizione vede nell'occupazione totale di Gaza una mossa disperata e distruttiva, mentre il governo Netanyahu sembra deciso ad andare avanti, nonostante l'allarme dei vertici militari e le crescenti pressioni interne. I prossimi giorni si preannunciano cruciali per il futuro del conflitto e della stessa stabilità politica del paese.