Politica

Il “reato di speranza” inventato da La Russa: quando la propaganda diventa attacco alla magistratura

Il presidente del Senato Ignazio Benito Maria La Russa ha scelto di intervenire pubblicamente su una vicenda giudiziaria che riguarda la famiglia seguita dal tribunale per i minorenni dell'Aquila, arrivando a sostenere che i magistrati avrebbero addirittura “inventato il reato di speranza”. Un'affermazione clamorosa, tanto enfatica quanto fuorviante, che merita di essere ricondotta alla realtà dei fatti e soprattutto al contesto politico in cui viene pronunciata.

La Russa ha annunciato che il 25 marzo riceverà la famiglia a Palazzo Madama per esprimere “vicinanza” e “solidarietà”. Il presidente del Senato sostiene che l'incontro non abbia nulla a che vedere con il referendum sulla giustizia. Una tesi difficile da prendere sul serio.

Il Paese si trova infatti nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia e da settimane la maggioranza di governo utilizza singoli casi giudiziari come strumenti di propaganda per alimentare l'idea di una magistratura ostile ai cittadini e alle famiglie. In questo clima, la scelta della seconda carica dello Stato di convocare una famiglia coinvolta in un procedimento giudiziario appare tutt'altro che istituzionale: è un gesto politico inteso a trasformare una vicenda delicata in un palcoscenico contro i giudici.

Non si tratta di un dettaglio. Quando il presidente del Senato interviene su un procedimento ancora oggetto di valutazioni giudiziarie, la linea tra solidarietà umana e pressione politica sulle istituzioni diventa estremamente sottile... fino a dissolversi.

L'espressione usata da La Russa — “reato di speranza” — è una formula retorica che serve a costruire una narrazione emotiva, ma non ha alcun fondamento giuridico.

I tribunali per i minorenni non giudicano sentimenti o speranze. Valutano invece condizioni familiari, tutela dei minori, situazioni di rischio o di abbandono. Le decisioni possono essere discutibili — come qualunque decisione giudiziaria — ma trasformarle in una caricatura serve solo a delegittimare l'istituzione giudiziaria.

È un meccanismo ormai noto nella comunicazione politica dell'estrema destra: individuare un singolo caso, isolare un passaggio della vicenda e trasformarlo in prova dell'ostilità della magistratura verso “il popolo”. Un racconto semplice, emotivo e politicamente utile.

C'è però un elemento che rende la polemica ancora più paradossale. Lo stesso governo guidato da Giorgia Meloni ha approvato il cosiddetto decreto Caivano [*], una norma durissima proprio sui rapporti tra genitori e responsabilità verso i figli.

Quel decreto prevede infatti che i genitori che non mandano i figli a scuola possano essere perseguiti penalmente, rischiando il carcere e perfino la perdita della responsabilità genitoriale.

In altre parole, lo Stato — secondo la linea del governo — può intervenire con forza nella vita familiare quando ritiene che i minori non siano adeguatamente tutelati.

È quindi singolare che la stessa maggioranza che difende norme così severe improvvisamente scopra l'indignazione contro i tribunali minorili quando una decisione non si adatta alla propria narrazione politica.

La Russa afferma di avere un “rispetto proverbiale” per i magistrati. Ma accusare i giudici di inventare reati inesistenti e convocare una famiglia coinvolta in un procedimento giudiziario nel palazzo del Senato significa, nei fatti, fare l'esatto contrario.

Il problema non è la solidarietà umana verso una famiglia in difficoltà — sentimento comprensibile. Il problema è l'uso di quella vicenda per costruire una polemica politica contro la magistratura proprio mentre il Paese è chiamato a votare su riforme che riguardano l'equilibrio tra poteri dello Stato.

Quando la seconda carica dello Stato interviene in questo modo, non si limita a esprimere un'opinione: contribuisce a delegittimare un'istituzione fondamentale della democrazia.

L'intera vicenda rischia di trasformarsi nell'ennesimo capitolo della campagna permanente contro la magistratura. Un racconto utile per mobilitare l'elettorato e rafforzare l'idea che i giudici siano un ostacolo politico.

Ma questa narrazione dimentica un punto essenziale: lo Stato di diritto si regge proprio sull'indipendenza della magistratura, non sulla sua esposizione al giudizio dei politici.

Ed è per questo che le parole di La Russa — più che difendere una famiglia — finiscono per rivelare un uso profondamente improprio del ruolo istituzionale che ricopre. Non solidarietà, ma propaganda. E per una carica dello Stato dovrebbe essere semplicemente inaccettabile.

Infine, da non dimenticare, che La Russa, involontariamente, ci fa comprendere il vero fino di questa riforma costituzionale: asservire la magistratura ai desiderata della politica.


[*] Cosa prevede il “decreto Caivano” sulla responsabilità dei genitori
Il decreto Caivano (decreto-legge n. 123 del 15 settembre 2023), convertito in legge nel novembre 2023 dal governo guidato da Giorgia Meloni, ha introdotto norme molto severe sull’obbligo scolastico dei minori.

1. Reato di inosservanza dell’obbligo di istruzione
Il decreto ha inserito nel codice penale il nuovo articolo 570-ter, che punisce il genitore (o chi esercita la responsabilità genitoriale) che, dopo essere stato formalmente ammonito, non manda il figlio a scuola. La pena prevista è la reclusione fino a due anni.

2. Assenze prolungate e intervento del sindaco
Se un minore accumula più di 15 giorni di assenza in tre mesi senza giustificato motivo, il dirigente scolastico segnala la situazione.
Il sindaco ammonisce i genitori e li invita a far riprendere la frequenza scolastica entro una settimana.

3. Segnalazione alla magistratura
Se l’obbligo scolastico continua a non essere rispettato, il sindaco segnala il caso all’autorità giudiziaria.
Il pubblico ministero deve informare il procuratore presso il tribunale per i minorenni, che può valutare eventuali interventi sulla responsabilità genitoriale.

4. Conseguenze sui benefici sociali
Il decreto prevede anche che l’inosservanza dell’obbligo scolastico possa comportare la sospensione dell’Assegno di inclusione fino alla ripresa della frequenza scolastica del minore.

Autore Piero Rizzo
Categoria Politica
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