L’arte ha la prerogativa di rendere imperiture le opere di personalità dallo smisurato ingegno e dal messaggio attuale in ogni tempo. Fra coloro, che hanno scolpito la propria poetica nella storia delle manifestazioni figurative, si annovera egregiamente il compianto Salvatore Accolla, di cui ricorre nel mese di luglio (esattamente il giorno dieci) l’ottantesimo anniversario dalla sua nascita.

Nel solco della tradizione realistica, riproducente scenari di vita quotidiana, Salvatore Accolla descrisse il mondo, che lo ha circondato con un sentimento profondo, contrassegnato da un pathos talora crudo, dalle linee fortemente marcate dal cromatismo nero, a simboleggiare come ciascun essere animato ed inanimato siano del tutto l’ombra di se stessi in una società sempre più alienata e stereotipata.

La sua visione negativa fu tuttavia mitigata dall’immaginare in molti suoi quadri un contesto il più delle volte idilliaco, nel quale prevale il sorriso in alcuni protagonisti o la voglia di vivere un’esistenza migliore, mostrata precipuamente dai colori dello sfondo tendente al blu o all’azzurro, chiare cromie inneggianti alla pacatezza interiore; ma anche al rosso fuoco indicante la passione e la volontà di cambiare in positivo le avversità.

In lui fu privilegiata la coscienza soggettiva in una realtà, nella quale non si rispecchiava; ma per la quale si adoperava cercando di migliorarla e renderla più vivibile. La realtà esterna fu uno strumento affinché egli potesse esprimere il suo sentimento interiore attraverso la proiezione di immagini interiori; con una soluzione consistente tuttavia nel superamento della contrapposizione psicologica attraverso la descrizione di forme, linee e colori raffiguranti un mondo parallelo, contornato di armonia, serenità e concordia.

Di particolare rilievo fra i suoi dipinti si annoverano anche disegni a matita riprodotti in cartoncino risalenti all’anno 2020, realizzati presumibilmente mesi prima della sua scomparsa, i cui soggetti, animati e non, sono descritti con un netto distacco dalla realtà, dal sapore quasi mistico, come anelanti ad un mondo idilliaco, ben lontano da quello torvo e conflittuale, nel quale viveva. In “Volto di uomo”, opera probabilmente autobiografica, il soggetto dagli occhi chiusi è immerso in una meditazione, che lo allontana dalle miserie del mondo alla ricerca di una pace interiore.

Nel disegno, intitolato “I cavalli” gli equini ritratti in modo stilizzato rappresentano non solo la potenza; ma anche l’ordine razionale, con cui si deve affrontare la vita. Nel “Clown” l’autore rappresenta un soggetto malinconico, emaciato e sconvolto dalla avversità della vita, cui però non manca il conforto del suo cane Righel, raffigurato in un quadretto alle sue spalle, quale inseparabile compagno nel percorso di tutta la sua esistenza, testimonianza ancor più corroborata dal disegno dal titolo “L’uomo ed il cane”, in cui l’amore verso il proprio amico a quattro zampe è sublimato dall’orgoglio di mostrare un’opera dimostrante tutto il suo genuino sentimento, ulteriormente esaltato nell’opera “Righel”, dove il suo cane fedele, pur nel suo carico di anni, viene raffigurato nel suo tranquillo camminare.

L’eredità culturale di Salvatore Accolla, resa sempre viva dalla nipote Donatella Accolla, è la dimostrazione piena e forte di quell’espressionismo astrattista, per il quale egli, mentre pronuncia quel crudo realismo fatto di sofferenza e tristezza, anela ad un ambito intangibile, contrassegnato dai più nobili sentimenti di amore, solidarietà e rispetto reciproco, ben lungi dall’essere presenti nell’odierna società.