"Non restare lì a guardare la siringa come se fosse un pugnale," direbbe la Dottoressa al neofita di turno. Il segreto, quello vero, è il rispetto del protocollo asettico. Non si tratta di fare i difficili, si tratta di non aggiungere batteri dove già c'è infiammazione. Lavarsi le mani non è un suggerimento, è l’inizio della terapia.
Poi c’è il momento della verità sul gluteo di Gastone. La Dottoressa sceglie sempre il quadrante superiore esterno: lì i vasi sono lontani e i nervi riposano. Un colpo secco, deciso. Gastone non dice nulla, ma se l'operatore esitasse, se appoggiasse l'ago con timore, anche il nostro vecchio brontolone perderebbe la pazienza. Ma il vero atto di responsabilità arriva un secondo dopo: l'aspirazione. "Se vedi rosso, Gastone rischia grosso," ammonisce lei. Aspirare per verificare di non essere in vena non è un eccesso di zelo, è l'unico modo per non mandare in circolo farmaci che potrebbero causare uno shock.
Gastone ci guarda, aspetta che il massaggio finale con il cotone calmi il muscolo, e sa che la sua cronicità si gestisce così: con la costanza di chi non cerca miracoli, ma pretende precisione. Perché in una puntura ben fatta non c'è solo un farmaco, c'è il rispetto per chi soffre. Vuoi saperne di piùù su puntura, Gastone e dottoressa? CLICCA QUI


