Hamas ha risposto ufficialmente alla recente proposta di cessate il fuoco avanzata dagli Stati Uniti, offrendo il rilascio di 10 ostaggi israeliani vivi e i corpi di 18 deceduti, in cambio della liberazione di un numero concordato di prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Tuttavia, il gruppo palestinese ha anche presentato richieste sostanziali per modificare la bozza americana.

Hamas ha evitato un rifiuto diretto del cessate il fuoco, optando invece per una controproposta che ribadisce le sue richieste chiave: la certezza di una tregua permanente, il completo ritiro israeliano da Gaza e un flusso continuo e garantito di aiuti umanitari. Nessuno di questi punti è incluso nella proposta americana, che Washington afferma sia già stata accettata da Israele... e come non potrebbe, visto che rispecchia il precedente accordo già ampiamente disatteso dallo Stato ebraico!

Steve Witkoff ha liquidato la controproposta di Hamas come "totalmente inaccettabile". Witkoff ha ribadito che l'unico modo per ottenere un cessate il fuoco di 60 giorni è aderire al piano proposto, pronto – a suo dire – a entrare in vigore immediatamente con l'inizio dei colloqui.

Israele, da parte sua, sostiene di aver accettato la bozza americana e accusa Hamas di continuare a rifiutare un'intesa. Il governo Netanyahu, sotto la pressione crescente dell'opinione pubblica interna per il ritorno degli ostaggi, si è dichiarato disposto a una pausa temporanea dei combattimenti. Tuttavia, ha ribadito che la guerra terminerà solo con la fine del potere di Hamas, il disarmo del gruppo e l'esilio dei suoi leader da Gaza.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz è stato ancora più esplicito: "Gli assassini di Hamas saranno ora costretti a scegliere: accettare i termini dell'accordo Witkoff o essere annientati".

La risposta di Hamas arriva in un momento in cui il gruppo è probabilmente più debole che mai. Isolato, sotto il peso della pressione umanitaria di 2,2 milioni di civili intrappolati nella Striscia e incapace di contrastare militarmente una nuova offensiva israeliana, il movimento si trova davanti a un bivio esistenziale.

Il precedente rifiuto, lo scorso marzo, di una proposta ritenuta più generosa di quella attuale aveva già evidenziato l'intransigenza strategica di Hamas. Allora Khalil al-Hayya, alto funzionario del movimento di resistenza, dichiarò che non sarebbero stati accettati accordi parziali senza una fine totale della guerra.

I dettagli ufficiali dell'ultima bozza non sono stati resi pubblici, ma fonti vicine ai negoziati riportano che il piano includerebbe:

  • Una pausa di 60 giorni nei combattimenti.
  • Il rilascio di 28 ostaggi israeliani (vivi e morti) nella prima settimana.
  • Il rilascio di altri 30 ostaggi a fronte dell'attuazione di un cessate il fuoco permanente.
  • La liberazione di 1.236 prigionieri palestinesi e la restituzione dei corpi di 180 palestinesi.
  • L'ingresso di aiuti umanitari sotto la supervisione dell'ONU e di altre agenzie.

Secondo fonti statunitensi, la Casa Bianca avrebbe ricevuto il via libera da parte di Israele prima di presentare il piano ad Hamas, cosa che rende difficile per Tel Aviv accettare ulteriori revisioni.

Basem Naim, rappresentante di Hamas, ha contestato le affermazioni di Witkoff, sostenendo che il gruppo aveva in realtà raggiunto un'intesa preliminare su una proposta ritenuta "accettabile per la negoziazione", mentre la successiva risposta israeliana ha ribaltato tutti i punti su cui si era trovato un accordo.

Naim ha criticato la posizione degli Stati Uniti e il ruolo della mediazione, accusando Washington di piena parzialità a favore di Israele e di compromettere la credibilità del processo negoziale.

La popolazione civile, è indubbio, paga il prezzo più alto di tutto ciò, ma se Hamas dovesse accettare quanto già in precedenza aveva accettato a inizio anno, è fin d'ora già evidente che dopo poche settimane di tregua la carneficina continuerà come prima e più di prima... perché Netanyahu, per la sua sopravvivenza politica, non potrà terminare il genocidio se non anche con la deportazione dei palestinesi di Gaza... e l'annessione della Cisgiordania allo Stato ebraico.

In quel caso, anche la percentuale degli ebrei israeliani che lo critica finirà nuovamente per celebrarlo e osannarne le gesta,. così come le comunità ebraiche nel mondo... perché Netanyahu sarà stato l'artefice della rinascita dello Stato ebraico che va dal fiume al mare, realizzando in toto il sogno sionista

Inoltre, questo è un piccolo promemoria per gli ipocriti che pretendono di far credere a degli ignoranti disinformati che l'attuale esecutivo israeliano sia il solo responsabile del genocidio in atto contro il popolo palestinese... come se ad assassinare i bambini di Gaza e della Cisgiordania non fossero (quasi esclusivamente) soldati ebrei che non si ribellano (salvano rarissimi casi) a ordini che non dovrebbero eseguire. 

Le stragi nazifasciste della seconda guerra mondiale non sono state ordinate da Hitler, ma sono state messe in atto dagli ufficiali e dai soldati semplici che a quegli ordini non si sono ribellati. Chi lo ha dimenticato?