408 miliardi di crediti da gettare perché il sistema di controllo (e di riscossione) è sgangherato (ma non si può dire) e perché manca la cultura d’impresa (tanto sono solo soldi dei contribuenti)?
Il 18 settembre 2025, la Commissione per l’analisi del Magazzino fiscale presenta il suo Rapporto conclusivo di 39 pagine. E’ la Commissione annunciata dal Psb (Piano strutturale di bilancio) del 11 ottobre 2024 con l’obiettivo di esaminare il “magazzino dei crediti fiscali per identificare, in modo puntuale e dettagliato, la quota di stock di crediti fiscali effettivamente recuperabili/esigibili, per migliorare le strategie di riscossione delle imposte, per rendere trasparente e certo l’ammontare delle risorse effettivamente esigibili”. Un magazzino dei crediti fiscali che al 31 gennaio 2025 quota 1.272,9 miliardi di crediti non riscossi risalenti al periodo 2000-2024. Quasi la metà, 537,75 miliardi di euro, non sono più riscuotibili a causa di inesigibilità di vario tipo. Mentre altri 167,31 miliardi si configurano come crediti con profilo di riscuotibilità non determinabile.
Ci sono aspettative di riscossione su 567,85 miliardi, meno di metà del totale. L'85% dei crediti in magazzino si riferisce a persone fisiche, pari a 453 miliardi, di cui 298 legati ad attività non economica. Solo il 15,8% dei crediti è riferito a persone giuridiche, ma sono proprio queste ad avere il carico residuo maggiore con circa 819 miliardi di debiti accumulati e non pagati. Il 27 marzo 2025, il neo Direttore dell'Agenzia delle Entrate ed Entrate-Riscossione Vincenzo Carbone, in audizione, spiega che “dei circa 10 milioni di contribuenti destinatari ogni anno di cartelle di pagamento, avvisi di addebito-di accertamento esecutivi, oltre il 77% ha già avuto iscrizioni a ruolo nei 3 anni precedenti mentre il 60% è recidivo da almeno 10 anni”.
La Commissione tecnica chiude i lavori classificando inesigibili 408.47 miliardi di euro, pari al 32% del magazzino (27 milioni di cartelle per circa 9,3 milioni di contribuenti). Nel dettaglio, 338.03 miliardi di crediti tra il 2000 e il 2024 risultano non più esigibili perché riferiti a persone fisiche decedute per 35.69 miliardi, società cancellate senza coobbligati per 66.73 miliardi, soggetti in procedure concorsuali chiuse per 65.22 miliardi, crediti prescritti per 70.39 miliardi. A questi si aggiungono 70.44 miliardi di crediti formalmente “vivi”, ma senza prospettive di riscossione. La rinuncia maggiore ricadrebbe sull’Erario, ma anche Inps, Comuni e altri enti subirebbero perdite.
La Commissione tecnica, dopo un confronto con la Ragioneria generale ed il Dipartimento delle Finanze, ha predisposto un documento che, condiviso da Regioni ed Enti locali, prevede la pulizia del magazzino esistente come premessa indispensabile per avere numeri aggiornati - più coerenti ed interventi che impediscano la formazione di un nuovo magazzino incontrollato (la relazione individua cinque principi chiave: tempestività, compliance, prioritizzazione, differenziazione e sistematicità). In sostanza: eliminazione di crediti non riscossi per 408.47 miliardi, accelerazione a pignoramenti e ad azioni esecutive, snellimento-sburocratizzazione delle procedure, possibilità di accesso dell’agente della riscossione ai database della fattura elettronica (con possibilità di avviare procedure mirate di pignoramento dei crediti commerciali) - all’Archivio dei rapporti finanziari (per sapere se il debitore ha un rapporto finanziario e in che banca) e accesso diretto al conto bancario (blocco della disponibilità).
Appare obiettivamente singolare la prima reazione del Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti all’invito della Commissione tecnica a superare l’ostacolo principale che oggi rallenta le procedure: l’incertezza sulla capienza dei conti da pignorare. Il documento recita: “Al fine di aumentare l’efficacia dell’attività di riscossione e la tempestività dell’azione di recupero, sarebbe opportuno prevedere che la struttura procedente possa conoscere non solo l’esistenza del rapporto, ma anche la sua consistenza attuale”. Il Ministro Giorgetti chiosa: “È una vecchia proposta e rimarrà tale. A me non è ancora arrivata. Quando arriverà ovviamente la leggerò, però non credo ci siano le condizioni per fare una cosa del genere”. Un evidente paradosso!
Il Ministro gestore dei conti pubblici, sempre a caccia di soldi – alle prese con una manovra di fine anno senza soldi per finanziarla – impegnato a trovare soldi per ridurre il debito pubblico e con un magazzino di 1.272,9 miliardi che non riesce a monetizzare, rimane perplesso di fronte ad un suggerimento ovvio (era necessaria una Commissione di tecnici per pensarci?). Ancor più sorprendente che l’impresa Stato debba riscuotere solo addebitando in conto bancario la pretesa erariale non onorata dal contribuente. Infatti la dichiarazione annuale dei redditi, la dichiarazione di successione, la richiesta di pagamento tributi, l’erogazione di bonus, la richiesta di autorizzazioni, l’utilizzo dei servizi a condizione agevolate e quant’altro prevede un rapporto monetario Stato-contribuente sono l’occasione più immediata per richiamare – inglobare – coprire i pagamenti arretrati (cioè il ricorso alle ingiunzioni - all’intervento sul conto bancario dovrebbero essere l’ultima spiaggia - da attivare solo quando il contribuente non paga il dovuto da più di 1-2 anni).
Un magazzino di crediti non monetizzati di 1.272,9 miliardi (di cui 408.87 non monetizzabili) evidenzia che l’impresa Stato non è ancora attrezzata per impedire l’accumulo di crediti da riscuotere cioè per inoltrare pretese tributarie comprensive dei pagamenti arretrati – per effettuare pagamenti al netto dei pagamenti arretrati – per contestare tempestivamente i mancati pagamenti e l’inosservanza della disciplina erariale perché li rileva troppo in ritardo (emblematici il caso delle attività imprenditoriali “apri-chiudi nell’arco di 2 anni” ed il richiamo della Corte dei conti in data 27 giugno 2024 “Resta da chiedersi quanto sia funzionale una procedura di controllo automatico che impiega circa due anni tra il momento di rilevazione del debito e la notifica della cartella” - e la Commissione tecnica non dice quanto tempo intercorre tra la data in cui si verifica il debito erariale del contribuente e la data in cui viene rilevato dal sistema di controllo).
Cioè la Commissione tecnica segnala al contribuente (titolare effettivo – datore di lavoro dell’impresa Stato) che 408 miliardi del Magazzino crediti sono inesigibili (e quindi devono essere cancellati) perché gli Amministratori - la struttura PA (cioè i dipendenti dell’impresa Stato stipendiati dai contribuenti) non sono ancora attrezzati per incassarli e gli altri 865 miliardi in Magazzino potranno essere incassati solo se gli stessi Amministratori / struttura operativa Pa (che non sono finora riusciti a riscuotere) si attrezzeranno per riscuotere (cioè se faranno quello per cui da sempre sono stipendiati dai contribuenti).