Dopo mesi di tensioni e accuse incrociate, i presidenti Donald Trump e Xi Jinping si sono parlati telefonicamente giovedì nel tentativo di allentare le tensioni tra Stati Uniti e Cina, tensioni che hanno scosso i mercati globali e minacciato le catene di approvvigionamento mondiali. La telefonata, richiesta da Trump secondo quanto riferito dall'ambasciata cinese a Washington, non è stata accompagnata da dettagli ufficiali sul contenuto del colloquio, lasciando ampi margini di speculazione.
La conversazione arriva in un momento particolarmente delicato: le due maggiori potenze economiche sono nel pieno di una disputa sui dazi doganali e sull'accesso a risorse strategiche come i minerali rari, fondamentali per la produzione tecnologica e militare. Ad aprile, infatti, la Cina ha sospeso le esportazioni di una vasta gamma di materiali critici, colpendo settori chiave come quello automobilistico e dei semiconduttori. Una mossa chiaramente volta a esercitare pressione su Washington, che nel frattempo ha imposto nuove restrizioni sull'export tecnologico verso la Cina.
Un apparente spiraglio si era aperto il 12 maggio, con un accordo temporaneo di 90 giorni per revocare alcuni dei dazi imposti reciprocamente dall'insediamento di Trump. Ma il clima resta teso: l'amministrazione americana ha già accusato Pechino di aver violato i termini dell'intesa, rispondendo con un aumento delle tariffe su acciaio e alluminio e limitazioni su software per la progettazione di chip.
Sul piano diplomatico, il dialogo diretto tra i due leader è stato altalenante. Trump ha spesso sollecitato colloqui ad alto livello, ritenendoli necessari per sbloccare negoziati arenati a livelli inferiori. Ma la Cina ha più volte respinto l'idea di incontri improvvisati, ritenendoli prematuri senza un'intesa concreta sui termini. L'ultima conversazione confermata risalirebbe a gennaio, anche se la Casa Bianca ha rifiutato di specificare con precisione date e contenuti di successivi contatti.
L'incertezza sul fronte commerciale si riflette anche sui mercati. Nonostante un iniziale rialzo, le azioni statunitensi sono rimaste stabili dopo l'annuncio della telefonata, segno che gli investitori restano scettici sull'efficacia di questa nuova apertura.
Trump, fedele alla sua linea imprevedibile, ha alternato minacce e ritrattazioni, destabilizzando le aspettative globali. Il suo approccio ha lasciato perplessi i partner internazionali e gettato nell'incertezza le aziende americane e straniere, che faticano a fare una programmazione di produzioni e investimenti sul medio termine.
Sul piano personale, il presidente americano ha più volte elogiato Xi Jinping, dicendo di ammirarne la leadership e la capacità di mantenere il potere senza i vincoli costituzionali imposti ai presidenti statunitensi. Eppure, dietro la cortesia formale, lo scontro tra i due Paesi è sempre più frontale: fentanyl, Taiwan, sovvenzioni statali, concorrenza strategica. La Cina è ormai vista da Washington come l'unico vero rivale globale, sia sul piano economico che militare.
L'ultima volta che Trump e Xi si sono incontrati di persona risale al G20 di Osaka nel 2019. Da allora, la pandemia, il cambio alla Casa Bianca e l'evolversi del confronto geopolitico hanno congelato il dialogo ai massimi livelli. Xi è tornato negli Stati Uniti solo nel novembre 2023, incontrando l'allora presidente Biden, in un vertice che aveva segnato un timido passo verso la distensione, almeno sulla cooperazione anti-fentanyl e sulla comunicazione militare.
Oggi, però, con Trump di nuovo alla Casa Bianca, lo scenario si è radicalizzato. La fragile tregua commerciale rischia di saltare da un momento all'altro. E la telefonata di giovedì, per quanto simbolicamente importante, difficilmente basterà a rimettere in carreggiata una relazione ormai logorata da sfiducia e rivalità strutturali.


