"Quando si tratta di persone straniere, razzializzate o semplicemente povere e marginalizzate, ma anche di attivisti o dissidenti, l’estrema destra invoca il carcere duro e chiede di buttare via la chiave senza neanche attendere il giudizio finale.Quando invece si tratta di un uomo italiano, bianco e di classe media, come ad esempio Mario Roggero, l'orefice condannato in via definitiva per aver ucciso due persone dopo aver subito una rapina, gli stessi gridano allo scandalo e parlano di ingiustizia.Io non auguro mai il carcere a nessuno e, sinceramente, vorrei che anche il sig. Roggero potesse prendere consapevolezza dell’inaudita gravità del crimine compiuto e intraprendere un percorso di riabilitazione e reinserimento invece di essere lasciato a marcire in galera fino alla fine dei suoi giorni.Ma questi doppi standard, e il modo in cui se ne sta parlando in questi giorni, sono indecenti e pericolosi.La legittima difesa esiste già. Non serve una legge che autorizzi le esecuzioni. Quello che serve realmente è difendere lo stato di diritto da chi – come Meloni, Salvini, Vannacci, Cruciani & co. – vorrebbe una giustizia con due pesi e due misure: severissima con i nemici, indulgente con gli amici.La tipica giustizia dei fascisti".
Questo è il giudizio espresso dalla parlamentare europea Ilaria Salis sul proprio profilo social in relazione alla condanna definitiva di Mario Roggero.
Sfruttando a scopi puramente elettorali la tragedia umana di una persona che, dopo anni, non si è purtroppo ancora resa conto della gravità del crimine commesso, il camerata della Lega, partito di cui è segretario, Matteo Salvini, oggi ha avuto il coraggio di postare questo commento via social:
"Ritengo che per condannare - o anche solo commentare, come avviene sui social in questi giorni - quello che è successo, bisognerebbe trovarsi in quei momenti. È facile ragionare con calma, dopo anni e davanti alle carte. Facile commentare e condannare su Instagram, stando in spiaggia o in salotto. Certa gente, e penso alla poco onorevole Salis, dovrebbe mantenere un dignitoso silenzio...Una cosa è certa: se qualcuno non fosse entrato armato nel suo negozio, minacciando e aggredendo moglie e figlia, Mario Roggero non avrebbe mai sparato. Se non avesse temuto, per l’ennesima volta, per la propria vita, per quella di sua moglie e di sua figlia, non avrebbe reagito".
Queste sono le parole di un "ministro" della Repubblica che ha giurato sulla Costituzione che, non solo pretende di ridisegnare la realtà dei fatti oltretutto ricostruita definitivamente dopo tre gradi di giudizio, ma arriva al punto di sostenere che "certa gente" debba potersi esprimere solo dicendo ciò che piace a lui.
Le parole pronunciate da Matteo Salvini rappresentano un cortocircuito istituzionale che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore lo Stato di diritto, indipendentemente dalle proprie idee politiche. Non perché un ministro non possa esprimere solidarietà umana verso una persona condannata, né perché sia vietato discutere una sentenza. Il problema nasce quando un rappresentante delle istituzioni sceglie deliberatamente di sostituire l'accertamento giudiziario definitivo con una propria narrazione dei fatti, come se tre gradi di giudizio fossero un'opinione tra le tante.
La vicenda Roggero è stata ricostruita dai giudici attraverso un processo lungo e complesso. La condanna definitiva non riguarda il trauma della rapina subita, né mette in discussione il diritto di difendersi. Riguarda ciò che è accaduto dopo, quando, secondo l'accertamento definitivo della magistratura, la reazione ha superato i limiti consentiti dall'ordinamento. Questo è il punto giuridico della vicenda. Ignorarlo significa sostituire la sentenza con una versione alternativa della realtà, proposta non da un cittadino qualsiasi ma da un ministro della Repubblica.
Ancora più inquietante è il passaggio in cui Salvini afferma che "certa gente", riferendosi a Ilaria Salis, dovrebbe mantenere "un dignitoso silenzio". È un'affermazione che tradisce un'idea profondamente distorta del dibattito democratico. In una Repubblica costituzionale nessun ministro decide chi abbia il diritto di parlare e chi debba tacere. La libertà di espressione vale anche per le opinioni che infastidiscono il potere, soprattutto quando criticano il potere. Pretendere che un'avversaria politica rinunci a esprimere un giudizio perché non coincide con il proprio significa scambiare il pluralismo con l'obbedienza.
Il paradosso è evidente. Chi quotidianamente rivendica la libertà di dire qualsiasi cosa, anche le affermazioni più controverse, improvvisamente invoca il silenzio quando la critica riguarda un caso simbolicamente vicino alla propria area politica. È una concezione della libertà che funziona soltanto a senso unico: piena libertà per chi conferma la propria narrazione, delegittimazione per chi la mette in discussione.
Non meno grave è il tentativo di trasformare una sentenza definitiva in una questione emotiva. Dire che bisogna "trovarsi in quei momenti" equivale a spostare il terreno del confronto dal diritto a quello della più bieca e sordida stupidità. Ma i tribunali esistono proprio perché la giustizia non può essere amministrata sulla base dell'immedesimazione, della paura o della comprensibile empatia verso una vittima di rapina. Se fosse sufficiente comprendere lo stato d'animo di un imputato per annullare la responsabilità penale, l'intero sistema giudiziario perderebbe la propria ragion d'essere.
Esprimere vicinanza umana a Mario Roggero è perfettamente legittimo. Chiedere che possa intraprendere un percorso di reinserimento è altrettanto legittimo. Ciò che è INACCETTABILE è utilizzare tale vicenda come strumento di propaganda politica, insinuando che la magistratura abbia sbagliato semplicemente perché si pretende di stravolgere la realtà, spacciando una feroce esecuzione come legittima difesa. Così facendo non si difende un uomo: si delegittima il principio secondo cui le sentenze definitive vanno rispettate, anche quando non piacciono.
Da un ministro ci si aspetterebbe un messaggio molto diverso: rispetto per il dolore vissuto dalla famiglia Roggero, rispetto per le vittime, rispetto per le decisioni della magistratura e rispetto per il diritto di ogni cittadino, compresa una parlamentare europea, di esprimere una valutazione politica. Invece si sceglie di riscrivere i fatti, di trasformare una condanna definitiva in un processo alla magistratura e di suggerire che alcuni dovrebbero tacere perché esprimono opinioni sgradite e perché in tal modo si ritiene di guadagnare un percento in più al prossimo assurdo, quanto inutile e dannoso, sondaggio "politico-elettorale".
È questa la deriva più pericolosa. Non la critica a una sentenza, che in democrazia è sempre consentita, ma l'idea che il diritto possa essere piegato alla convenienza politica e che la libertà di parola appartenga soltanto a chi sostiene la propria narrativa. Quando un ministro smette di essere garante delle istituzioni e diventa tifoso di una parte contro l'altra, non si limita a fare propaganda: contribuisce a erodere la fiducia dei cittadini nella giustizia e nelle regole comuni. Ed è un prezzo che uno Stato di diritto non dovrebbe mai essere disposto a pagare, a meno che lo Stato di diritto valga solo a senso unico... come uno Stato FASCISTA!


