Esteri

Nuova ondata di violenze in Cisgiordania: coloni israeliani attaccano civili palestinesi, Ben-Gvir alimenta le tensioni

La Cisgiordania occupata continua a vivere giornate di violenza e repressione. Nelle ultime ore, coloni israeliani hanno condotto diversi attacchi contro civili palestinesi e le loro proprietà, mentre le forze di sicurezza israeliane hanno intensificato incursioni e arresti in più aree del territorio.

Secondo fonti locali e l'agenzia palestinese Wafa, un gruppo di coloni ha attaccato una famiglia beduina vicino al villaggio di Taybeh, a est di Ramallah. A Sinjil, sempre nel governatorato di Ramallah, coloni armati hanno aperto il fuoco contro abitazioni e veicoli palestinesi. Due persone sono rimaste ferite da colpi di arma da fuoco nell'area di Khallet al-Eis, presso ash-Shuyukh, a nord-est di Hebron.

Gli aggressori, spesso scortati dalle forze israeliane, hanno incendiato terreni agricoli e preso di mira luoghi di culto, come nel caso della moschea Hanbali a Nablus, vandalizzata durante l'ennesima incursione.

Ad oggi, oltre 700.000 coloni vivono illegalmente in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, distribuiti in più di 150 insediamenti e 128 avamposti non autorizzati. Gli attacchi contro i palestinesi sono in costante aumento e avvengono con un livello di impunità che, secondo i palestinesi, rivela la complicità dell'esercito israeliano.

A esasperare ulteriormente le tensioni è stato l'intervento diretto del ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir. Domenica, il leader dell'estrema destra ha partecipato a un'incursione nella città di Umm al-Fahm, a nord-ovest di Jenin, scortato da polizia e guardie di frontiera.

Ben-Gvir, insieme al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, spinge da tempo per l'annessione di gran parte della Cisgiordania, nonostante le condanne di leader europei e arabi.

Secondo la Commissione palestinese contro la colonizzazione e il muro, nel solo mese di agosto si sono registrati 1.613 attacchi da parte di coloni e forze israeliane contro civili palestinesi e le loro proprietà, di cui 431 condotti direttamente da coloni.

Parallelamente, le forze israeliane hanno proseguito con una vasta campagna di arresti. Solo domenica sono state arrestate almeno sette persone in diverse città, tra cui Ramallah, Hebron, Jenin e Betlemme. Tra i fermati ci sono uomini, donne e persino un diciottenne del villaggio di Husan.

Le operazioni militari non si sono limitate agli arresti. Bulldozer israeliani hanno distrutto terreni agricoli a Farkha, nel governatorato di Salfit, per espandere un avamposto coloniale. Il capo del consiglio del villaggio, Mustafa Hammad, ha denunciato l'ennesimo episodio come parte integrante della politica di espropriazione sistematica del territorio palestinese.

Sabato, durante raid in varie località, almeno 26 palestinesi sono rimasti feriti e 18 sono stati arrestati. A Nilin, tre giovani sono stati colpiti da proiettili israeliani. A Anata, vicino a Gerusalemme, 16 persone sono state arrestate dopo interrogatori di massa nelle abitazioni.

Dal lancio della guerra israeliana contro Gaza nell'ottobre 2023, il Ministero della Sanità palestinese conta oltre 1.018 palestinesi uccisi e più di 7.000 feriti in Cisgiordania a causa delle azioni congiunte di esercito e coloni.

La tensione è salita anche a Hebron, dove manifestanti sono scesi in piazza per chiedere la liberazione del sindaco Tayseer Abu Sneineh, arrestato martedì dalle forze israeliane durante un raid nella sua abitazione.

Il Consiglio municipale della città ha definito l'arresto un crimine contro la popolazione, mentre Hamas lo ha denunciato come "l'ennesima prova dell'approccio brutale e aggressivo dell'occupazione".

Autore Giuseppe Ballerini
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