Martedì 14 ottobre, il Bluenergy Stadium di Udine sarà trasformato in una zona rossa, blindata e militarizzata. Una partita di calcio, classificata come "evento ad altissimo rischio", diventa così il pretesto per un dispiegamento di forze degno di uno stato di guerra. Non un attentato, non un'emergenza umanitaria — ma una semplice partita di qualificazione, sorvegliata al livello massimo di allerta, come se il Friuli fosse Kabul.
L'ordinanza del prefetto Domenico Lione è il manifesto di una psicosi securitaria che ormai soffoca ogni spazio pubblico. Dalle 8 alle 24 di martedì, Udine sarà una città sotto coprifuoco: vietata la vendita di bevande in vetro o lattina, dehors smontati, controlli a tappeto, prefiltraggi a un chilometro dallo stadio, metal detector, scanner anti-terrorismo. Tutto per "prevenire infiltrazioni violente", come se ogni manifestante o tifoso fosse un potenziale nemico interno.
Intanto, chi osa protestare contro l'incontro — perché non vuole che lo sport diventi passerella diplomatica di un governo accusato di occupazione e apartheid — viene confinato lontano dallo stadio, nel centro città, segregato dentro un percorso obbligato, sotto gli occhi di mille agenti, droni ed elicotteri. L'ennesima dimostrazione che in Italia la libertà di manifestare è tollerata solo se innocua, solo se non disturba l'immagine di chi governa.
Sul fronte israeliano, tutto è avvolto nel segreto: la Nazionale arriverà in un aeroporto non comunicato, forse Venezia, forse Slovenia, e alloggerà in una località top secret. Persino la presenza di agenti del Mossad — non autorizzata ufficialmente dal Viminale — viene data per scontata, come se fosse normale che un servizio segreto straniero operi liberamente sul suolo italiano. Un fatto a dir poco allucinante... ma stiamo parlando del governo Meloni, per cui nulla è più sorprendente.
E mentre i vertici della sicurezza si riuniscono per "proteggere l'evento", il significato politico di questa protezione è chiaro: proteggere Israele, non i cittadini italiani. Proteggere un'immagine, non una comunità.
Il risultato è una partita in clima di occupazione, con meno di cinquemila spettatori su venticinquemila posti, circondati da barriere, perquisizioni, militari. Gennaro Gattuso lo ha detto: "È una partita in un clima irreale". Già, perché non è più sport: è spettacolo di forza, rituale del controllo.
Udine, per un giorno, diventerà laboratorio di ciò che accade quando la paura diventa metodo di governo: militarizzare la normalità, neutralizzare il dissenso, normalizzare l'eccezione... solo perché la nazionale di uno Stato canaglia deve partecipare alle competizioni sportive internazionali... perché lo Stato canaglia è lo Stato ebraico di Israele.
Eppure, nonostante divieti e minacce, qualcuno in piazza ci sarà. Per ricordare che la sicurezza non può essere la nuova forma della censura, che la solidarietà con chi subisce violenza non si spegne dietro un cordone di polizia, e che nessun stadio blindato potrà mai nascondere la verità: non c'è pace senza giustizia.
Dispiace però che ci siano cinquemila tifosi allo stadio. Sarebbe stato più opportuno che il Bluenergy fosse deserto: alle partite di uno Stato canaglia che assistano solo Infantino e Ceferin. E perché a livello di ritorno economico la partita sia un disastro, si spera che nessuno la guardi in tv... visto che è impossibile sperare che le tv abbiano la dignità di non trasmetterla.


