Questo è quanto ha dichiarato ad Axios il presidente degli Stati Uniti Donald Trump: "Sto lavorando a un piano per fornire cibo alla popolazione della Striscia di Gaza. Vogliamo aiutare la gente di Gaza a vivere, e questo sarebbe dovuto accadere molto tempo fa".
Trump ha poi aggiunto che gli Stati Uniti volevano solo che la gente di Gaza ricevesse cibo, invece "ciò che sta accadendo a Gaza è scioccante, deplorevole, vergognoso e catastrofico. ... Due settimane fa abbiamo fornito 60 milioni di dollari in aiuti a Gaza. Non so come andranno le cose lì".
Ovviamente si tratta di dichiarazioni di facciata, visto che ha nuovamente inviato in Israele e a Gaza il negoziatore Witkoff, un immobiliarista riadattato come diplomatico che né in Ucraina, né in Palestina è riuscito finora a cavare un ragno dal buco.
Witkoff, oggi, si è recato nella Striscia al centro di aiuti di Rafah, una visita di cinque ore per stabilire i fatti sul campo, valutare le condizioni e incontrare la Gaza Humanitarian Foundation:"Lo scopo della visita era quello di fornire al presidente degli Stati Uniti Donald Trump una chiara comprensione della situazione umanitaria e di aiutarlo a elaborare un piano per fornire cibo e aiuti medici alla popolazione di Gaza".
In sostanza si è trattato di una messinscena che i gazawi hanno interpretato come un tentativo di nascondere i crimini commessi dagli occupanti nei centri per la distribuzione di aiuti e di rendere presentabile l'immagine della GHF, direttamente responsabile, dallo scorso maggio, dell'uccisione di oltre 1.373 palestinesi e del ferimento di migliaia di altri.
D'altra parte, se Witkoff avesse realmente voluto conoscere ciò che accade nei centri di distribuzione della GHF avrebbe potuto semplicemente prendere atto di questa testimonianza di un ex militare USA che ha lavorato come contractor in uno di quei centri...
U.S. military veteran Anthony Aguilar, who worked as a security contractor at Gaza Humanitarian Foundation sites, says he was horrified by war crimes being carried out against starving Palestinians. "The sites have not only become death traps, they were designed as death traps." pic.twitter.com/7daP4myxey
— Democracy Now! (@democracynow) July 29, 2025
Gli Stati Uniti stanno usando tutto il loro potere per salvare Israele e sconfessare la guerra di sterminio e fame nella Striscia di Gaza. L'ultima di queste accuse è una dichiarazione del Segretario di Stato americano Rubio, che considera un crimine la posizione dei paesi occidentali sul riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Egli invita quei paesi, guidati dalla Gran Bretagna, a rivedere la loro posizione sul riconoscimento della Palestina e a porre fine all'aggressione militare contro Gaza e ai crimini dei coloni in Cisgiordania.
Rubio e l'ambasciatore statunitense in Israele continuano a supportare la posizione del governo Netanyahu sugli aiuti, rifiutando di consentire l'ingresso e la distribuzione umana degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e insistendo affinché vengano inclusi nel fondo statunitense per Rafah, dove ogni giorno vengono uccise decine di persone affamate.
Rubio ha dichiarato a Fox News che il riconoscimento della Palestina premia Hamas e danneggia i negoziati per il cessate il fuoco, senza menzionare Netanyahu, che ha ritirato la delegazione israeliana dal Qatar dopo che l'accordo di cessate il fuoco stava per essere annunciato.
Nel frattempo, Yedioth Ahronoth ha citato una fonte vicina ad Hamas, coinvolta nei colloqui per il rilascio dei prigionieri, la quale avrebbe affermato che il movimento di resistenza palestinese è interessato a tornare al tavolo delle trattative, nonostante le divergenze con Israele siano ampie.
Hamas ha annunciato ieri la sua disponibilità a riprendere i negoziati immediatamente "dopo la fine della crisi umanitaria e della carestia a Gaza", secondo una dichiarazione del movimento. Hamas ha sottolineato che "continuare i negoziati in un contesto di carestia li rende inutili, soprattutto dopo che Israele si è ritirato dai negoziati la scorsa settimana senza giustificazione, proprio quando eravamo sul punto di raggiungere un accordo".
Secondo la fonte, ci sono tre punti principali di contesa, il primo dei quali è la questione dei prigionieri. La fonte ha affermato: "Israele chiede il rilascio di 130 prigionieri palestinesi condannati all'ergastolo in cambio di 10 ostaggi israeliani. In cambio, Hamas chiede l'inclusione nell'accordo di almeno 200 prigionieri condannati all'ergastolo".
La seconda questione riguarda la GHF: "Per Hamas, la GHF non può rimanere a Gaza. Dal loro punto di vista, questa forza ha partecipato ai combattimenti che hanno causato la morte di oltre mille palestinesi, e quindi non può rimanere nel territorio della Striscia".
Il dispiegamento delle forze israeliane a Gaza è la terza questione. Secondo la fonte, "Hamas chiede che l'esercito rimanga a 800 metri di distanza dalle aree civili, mentre Israele pretende una zona cuscinetto larga 1,5 chilometri, che ostacolerebbe l'avanzata".


