Economia

L'opportunità dei fondi europei diretti ed indiretti ne parliamo con il dott. Flavio Boccia economista e sostenitore dell'etica professionale


Intervista di Alfonso Ferrari 

Dott. Boccia, da anni si batte per un uso etico ed efficace dei Fondi Europei Diretti ed indiretti. Da dove nasce questa urgenza?

 Nasce da un dato tanto semplice quanto allarmante: l’Italia, ogni anno, non utilizza circa il 65% delle risorse europee indirette messe a disposizione. Questi fondi, se non spesi, vengono restituiti all’Unione Europea e redistribuiti ad altri Stati membri considerati “meritevoli”, cioè quelli che li hanno utilizzati bene. È uno spreco inaccettabile, che danneggia gravemente il nostro sviluppo locale.

Perché si parla tanto di PNRR, ma poco dei Fondi Europei Diretti?

Perché il PNRR è più visibile, ma anche più complicato. Ricordiamolo: gran parte del PNRR è debito per l’Italia. I Fondi Diretti europei, invece, sono a fondo perduto e gestiti direttamente dalla Commissione Europea. Eppure, sono ignorati da molti enti locali perché manca informazione, formazione e un supporto tecnico adeguato.

Qual è il punto critico secondo lei?

Il punto critico è l’assenza di una visione strategica nei Comuni italiani, specie i piccoli e medi i quali si aspettavano che i Bandi erano una pura formalità per l’ottenimento delle risorse finanziarie, infatti il 75% dei pochi progetti presentati sono stati bocciati in quanto progetti non adeguati ai tempi moderni. Molti non sono riusciti a usare il PNRR, oppure lo hanno fatto in minima parte, infatti in molti casi le percentuali medie si aggirano attorno al 20% ,ed è qui che voglio agire: offrire ai Comuni strumenti concreti per accedere direttamente ai Fondi Europei Diretti, senza passare per le strutture nazionali, spesso farraginose.

Qual' è la soluzione che propone?

Una rete di assistenza tecnica indipendente e qualificata, che formi e accompagni i Comuni nella redazione di progetti europei, nella comprensione dei bandi e nel dialogo diretto con le Direzioni Generali della Commissione. L’Europa offre, ma bisogna saper chiedere. E farlo con trasparenza, competenza e senso etico.

Si potrebbe pensare che il suo allarme sia un segnale di sfiducia?

Al contrario, non è allarmismo, è responsabilità. Non possiamo più permetterci di perdere l’occasione di rilanciare i nostri territori. Le risorse ci sono. Il mio impegno vuole essere costruttivo, per sostenere chi ogni giorno amministra realtà locali con budget ridotti e sfide enormi. Dobbiamo però comprendere che le risorse europee sono vitali per la nostra nazione , sopratutto per le imprese italiane che hanno una tassazione altissima ed un costo di lavoro altrettanto alto rispetto alle altre nazioni, quindi solo un utilizzo importante dei Fondi Europei possono riportare equilibrio internazionale del Made in Italy.

Che futuro vede per i Comuni italiani?

Se cambiamo approccio, un futuro migliore è possibile. Ma serve un cambio culturale radicale, che metta al centro l’etica, la formazione continua e una progettualità europea concreta. È il momento di smettere di lamentarsi e iniziare a lavorare insieme, con coraggio e metodo.

Autore Alfonso Ferrari
Categoria Economia
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