Roberto Vannacci ha annunciato la sua candidatura autonoma, rompendo i ranghi con la coalizione di centrodestra composta da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi Moderati. La sua lista si rivolge principalmente agli elettori più radicali della destra, attirando consensi che altrimenti sarebbero confluiti in Lega o Fratelli d’Italia, generando così una frammentazione della base elettorale più estrema.
Parallelamente, un accordo tra Carlo Calenda, Forza Italia e Noi Moderati rafforza la componente centrista della coalizione, portando nuovi voti stimati intorno al 3-4%, cioè consolidando il bacino moderato e centrista.

Infatti, se la frangia più radicale di Fratelli d’Italia e della Lega dovesse decidere di abbandonare i rispettivi partiti, si aprirebbero scenari inediti per Azione nel panorama politico italiano. Il partito di Carlo Calenda potrebbe consolidare ulteriormente il ruolo di polo centrista e moderato all’interno della coalizione di centrodestra, intercettando elettori che cercano una politica pragmaticamente orientata alle riforme economiche, sociali e europeiste, lontana dalle spinte più estremiste.

La migrazione "demigrante" verso Vannacci dei consensi "più fascisti", che hanno votato FdI o Lega nel 2022, offrirebbe ad Azione la possibilità di diventare il perno equilibrante della coalizione, acquisendo visibilità, peso contrattuale e potere decisionale sulle strategie elettorali e programmatiche. Inoltre, il vuoto lasciato dalla destra radicale creerebbe uno spazio politico per promuovere iniziative legislative e percorsi di governance improntati a coesione e responsabilità.
Questo scenario potrebbe trasformare Calenda da partner minoritario a protagonista strategico nella definizione dell’agenda del centrodestra, oggi  fortemente sbilanciata a destra.

Infatti, con la possibile uscita di Matteo Salvini dalla guida della Lega e l’ascesa di Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti alla segreteria, il partito potrebbe spostarsi verso posizioni più centristi e pragmatiche, abbandonando parte della retorica sovranista e radicale che ha caratterizzato gli ultimi anni. Al contempo, la destra radicale, meno rappresentata dal partito, potrebbe frammentarsi verso liste alternative come quella di Gianfranco Vannacci, favorendo il ritorno dei moderati  al voto. 

 In termini di prospettiva elettorale, la candidatura autonoma di Vannacci potrebbe raccogliere circa il 2–3% dei voti nazionali, riducendo il potenziale complessivo della coalizione sulle fasce più estreme della destra.
Ma, sommando le intenzioni di voto di FdI (circa 30–31%), Lega (8,5%), Forza Italia (9%), Noi Moderati (1%) e Azione con Calenda (3%), la coalizione di centrodestra ampliata potrebbe raggiungere circa il 51–52% dei consensi nazionali.
Sul fronte opposto, il cosiddetto “campo largo” – formato da Partito Democratico (22–23%), Movimento 5 Stelle (12–13%) e alleanze di sinistra progressista come Verdi e Sinistra (6–7%) – raccoglierebbe complessivamente circa il 40–42% dei voti.

In sintesi, la fuoriuscita di Vannacci dalla coalizione di centrodestra potrebbe comportare un calo stimato di 2–3 punti percentuali del blocco di destra, ma sarebbe funzionale ad una ristrutturazione della Lega ed a liberare spazio per l’apporto di Calenda, lasciando la coalizione complessiva comunque sopra la soglia del 50% dei consensi.