La settimana scorsa il Parlamento ucraino ha votato il disegno di legge per l’emendamento della norma sulle agenzie nazionali anti-corruzione. Quella legge aveva scatenato proteste popolari in tutto il Paese e ha scosso anche la coscienza degli stessi politici.

Infatti, proprio durante la sessione, trasmessa in diretta data la sua importanza, il deputato Dmytro Kostiuk ha dichiarato di voler lasciare “Servitore del Popolo”, il partito di Zelensky che detiene la maggioranza. Kostiuk ha spiegato che non poteva più tollerare l’eventualità che si ripetesse quanto accaduto in occasione dell’approvazione della prima legge il 22 luglio.

Afferma di essere stato minacciato affinché votasse sì, in modo che i due enti anti-corruzione NABU e SAPO finissero sotto il controllo di un soggetto nominato dallo stesso Zelensky. A lui ed altri deputati è stato detto che se si fossero opposti avrebbero fatto la fine di Vitaly Shabunin. Quest’ultimo è un attivista perseguitato e oggi sotto inchiesta con accuse pretestuose, come quella di aver “schivato” la chiamata militare: peccato che si sia prestato come volontario già nel 2022 e che oggi sia membro delle Forze armate.

Anche la Commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos aveva mostrato i suoi timori per quella legge, che definisce “grave passo indietro”. Zelensky ha capito che poteva perdere non il consenso delle masse, ma gli aiuti dell’Occidente, senza i quali non va avanti. Così ha proposto un’altra legge per aggiustare un po’ le cose.

La Kos comunque sottolinea come “le sfide rimangano”, pur lodando Kiev per aver ascoltato la voce dei cittadini.