Tre anni dopo "L’Amore", Madame torna con "Disincanto", uscito venerdì 17 aprile: un album che non prova nemmeno a proteggere chi lo ascolta. Quattordici tracce nate da un silenzio pieno di vita, dolore e consapevolezze nuove, che spingono l’artista ancora più a fondo nella propria interiorità, fino a un punto quasi scomodo.
Fin dalla title track, "Disincanto", il disco chiarisce le sue intenzioni: suoni ipnotici e aperture vocali si scontrano con un testo radicato, duro, attraversato da riferimenti biblici e da una ricerca di verità che non concede sconti. È come se Madame sollevasse subito il velo, costringendo chi ascolta a guardare senza filtri.
La dimensione autobiografica si fa ancora più esplicita in "Come stai?", dove l’estetica hip hop si mescola a inflessioni orientali per raccontare un mondo musicale fatto di pressioni, blocchi creativi e fragilità personali. Qui, Madame si chiama per nome, ma non per esaltarsi: lo fa per smontarsi, per rispondere alle narrazioni esterne e ribadire che dietro il personaggio c’è una persona che soffre.
In "Volevo capire", arriva anche Marracash, che si inserisce con versi taglienti in un brano brevem ma densissimo, dove le domande restano sospese e la purezza sembra esistere solo nei luoghi più oscuri. Madame, più che collaborare, sembra trascinare chi le sta accanto in uno spazio di verità difficile da evitare.
Il disco procede come una dissezione continua: "Ok" accumula immagini corporee e relazioni svuotate, restituendo un senso di impotenza esistenziale; "Mai più" ribalta il mito del denaro nel rap, trasformandolo in calamita per opportunisti e “avvoltoi” dell’industria. Il riferimento al sistema musicale è esplicito e spietato, tra Sanremo e dinamiche di sfruttamento mai davvero superate.
Ci sono momenti più morbidi solo in superficie, come "No pressure" e "Bestia", dove il pianoforte accompagna una malinconia più vellutata. Ma anche qui, sotto la pelle, restano segreti, vergogne e una dolcezza che non riesce mai a liberarsi davvero dal peso delle proprie contraddizioni.
Poi c’è lo shock: "P*****a svizzera" spinge su una volgarità estrema, quasi programmatica, con la complicità di Nerissima Serpe, Papa V e 6occia. Ma non è semplice provocazione: è un linguaggio usato come arma, per aprire altri squarci su una realtà emotiva confusa e insoddisfatta, dove anche l’eccesso diventa sintomo, non soluzione.
"Rosso come il fango" rallenta e guarda alla famiglia, agli amici, a chi “nasce storto”, mentre "Non mi tradire" e "Allucinazioni" continuano a esplorare rapporti fragili e percezioni alterate, in una costante ricerca di equilibrio che sembra sempre sfuggire.
Verso la fine, "La persona peggiore del mondo" suggerisce una possibile via di fuga, forse per la prima volta orientata all’autoconservazione. Ma è "Grazie" a chiudere davvero il cerchio: una traccia che suona come una seduta terapeutica interrotta, dolorosa, quasi senza respiro.
"Disincanto" è un disco che non cerca consolazione né compromessi. Madame si mette a nudo più che mai, trasformando tre anni di silenzio in un racconto crudo, necessario, a tratti respingente per quanto è vicino alla carne viva. Non c’è catarsi garantita, non c’è promessa di redenzione: solo un’urgenza reale, rara, che restituisce alla parola “autenticità” un significato che, spesso, Si usa a vuoto.
E, forse, è proprio questo il punto: non offrire risposte, ma costringere a restare dentro le domande.


