La crescita economica del mezzogiorno, grazie a Pnrr e zes, secondo l'analisi di Unimpresa
Nel 2024 il pil delle regioni meridionali è cresciuto del +0,9%, superando la media nazionale del +0,7% nel 2024. È un segnale importante, che dimostra come gli investimenti pubblici e privati, quando ben orientati e tempestivi, possano generare un impatto concreto. L’effetto trainante del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che destina al Sud il 40,8% delle risorse territorializzabili – pari a 59,3 miliardi di euro su un totale di 145,3 miliardi nel 2025 – ha consentito di rilanciare infrastrutture, scuola, sanità e innovazione. Il Pnrr ha contribuito per circa +1,8 punti percentuali al pil meridionale nel biennio 2023-2024, confermando il ruolo decisivo della spesa pubblica in un contesto di debole domanda privata. Questi sono alcuni dati di un lungo report realizzato da Unimpresa, che sottolinea come grazie al Pnrr e misure lungimiranti come quella della Zes unica, il mezzogiorno d'Italia, da sempre considerata una zavorra della crescita per il resto del paese sia diventata da due anni a questa parte la locomotiva della crescita economica.
Il Mezzogiorno è oggi un laboratorio aperto del futuro italiano. Dalle ZES (Zone Economiche Speciali) ai poli universitari, dal turismo sostenibile alle energie rinnovabili, il Sud possiede risorse naturali e umane straordinarie. Ma serve una governance capace di trasformare queste potenzialità in valore economico, di attrarre investimenti e di trattenere i giovani talenti. È necessario, in altre parole, passare dalla “politica per il Mezzogiorno” alla “politica del Mezzogiorno”: non più interventi dall’alto, ma uno sviluppo costruito insieme alle imprese, alle università e ai territori.
La Zes unica soprattutto, da quando a capo della struttura di missione, è arrivato l'avvocato campano Giosy Romano, sta macinando record su record e lavora come una macchia perfetta. I 2,2 miliardi di risorse disponibili nel 2025, per esempio, che erano state calibrate sulla base della domanda 2024, sono infatti risultati significativamente inferiori ai 3,6 miliardi di investimenti certificati.
Analizzando i dati su base regionale forniti nel provvedimento, si nota come la Campania reciti la parte del leone, confermandosi il polo manifatturiero più dinamico o quantomeno più reattivo alla leva fiscale. Da sola questa regione ha generato una richiesta di crediti superiore a 1,4 miliardi di euro, quasi il 40% dell’intera domanda nazionale per la ZES Unica. Seguono a distanza la Sicilia e la Puglia, con quote che si attestano rispettivamente al 18,4% e al 18% del totale richiesto.
L'importanza della Zes unica viene anche certificata dal report di Unimpresa, che parlando delle carenze infrastrutturali del sud, cita il problema della lentezza burocratica delle autorizzazioni, su cui la Zes unica va ad agire in maniera diretta e immediata. "Le grandi opere avviate o finanziate attraverso il Pnrr – dall’Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria ai collegamenti ferroviari tra Palermo, Catania e Messina, fino agli interventi portuali sulle ZES – rappresentano passi in avanti importanti, ma ancora parziali. A livello locale, la dispersione dei progetti e la lentezza delle procedure di gara hanno rallentato l’impatto complessivo degli investimenti."
Nel 2025, le otto ZES meridionali coprono complessivamente oltre 22.000 ettari di aree industriali e logistiche, con agevolazioni fiscali, semplificazioni amministrative e incentivi all’innovazione.
"Le ZES potrebbero generare, entro il 2030, fino a 400.000 nuovi posti di lavoro e 45 miliardi di investimenti privati, a condizione che le procedure di accesso siano effettivamente semplificate e la governance locale sia rafforzata." si legge ancora nel report di Unimpresa
Perché ciò avvenga, tuttavia, occorre evitare la sovrapposizione tra le logiche del Pnrr e quelle delle ZES.
"Il Piano ha finanziato infrastrutture di contesto, ma senza un coordinamento diretto con la pianificazione industriale delle zone speciali.
Un nuovo approccio integrato, che unisca fiscalità di vantaggio, infrastrutture logistiche e credito agevolato, può rappresentare la chiave per consolidare gli effetti positivi del Pnrr e garantire continuità allo sviluppo meridionale." e la conclusione degli esperti di Unimpresa