I killer invisibili: Clima e Virus dietro i picchi di mortalità, lo dice la Matematica
Come si fa a calcolare l'aumento del numero di decessi dovuti al caldo estremo?
Una domanda che ha una risposta molto semplice, che abbiamo già appreso durante il Covid-19, ma che abbiamo dimenticato.
Tra l'altro, c'è qualcuno che ancora crede che siano da distinguere e contare le cause di morte, ma la realtà è che ad oggi i dati del 2024 sono ancora provvisori.
La raccolta dei dati sconta le inevitabili complessità del passaggio dalla modulistica cartacea usata dai molti medici alla digitalizzazione necessaria all'Istat, con una fisiologica frammentazione tra le diverse strutture sanitarie che allunga i tempi di verifica e costringe a laboriosi approfondimenti successivi per allineare le diagnosi scritte sui modelli D.4.
Un'odissea burocratica per Istat che finalmente si azzera solo da quest'anno grazie all'obbligo di compilazione online tramite il sistema codificato ICD-10, che i cittadini attendevano da circa 25 anni.
Per comprendere qualcosa, che come detto è in realtà molto semplice, ricordiamo che nella stragrande maggioranza dei casi il caldo non uccide in modo diretto (colpo di calore), bensì dà la spinta definitiva a chi si trova già in bilico, aggravando silenziosamente problemi ai reni o al cuore o ai polmoni.
Per scovare questo killer invisibile serve la matematica e la stessa legge dei grandi numeri. La stessa con cui stimammo l'impatto del Covid, cioè prendendo i dati di mortalità generale e confrontandoli in una serie storica di anni diversi. E' così che la statistica scopre le anomalie senza avere la bacchetta magica.
In pratica si divide l'anno in bimestri e si fa la media escludendo gennaio-febbraio, luglio-agosto e novembre-dicembre, che sono vistosamente anomali (troppo freddo o troppo caldo). Poi si fa un confronto elementare: si guarda quante persone muoiono normalmente nei tre bimestri 'medi' (marzo-aprile, maggio-giugno e settembre-ottobre) e quante ne muoiono quando la temperatura schizza a quaranta gradi (luglio-agosto) o quando l'inverno porta la sua combinazione letale di freddo e virus.
La differenza aritmetica tra questi due numeri ci dà una stima adeguata dell'impatto del clima.
La media della mortalità bimestrale per il triennio 2022-2024, calcolata prendendo come base i soli bimestri temperati (marzo-aprile, maggio-giugno e settembre-ottobre), è di 102.778 decessi a bimestre.
Gli aumenti della mortalità nei periodi asteriscati trovano una chiara spiegazione e vengono analizzati nella successiva tabella.
Questo è tutto: caso risolto.
E non era neanche particolarmente difficile.
Soprattutto perchè queste clamorose anomalie non furono solo una sfortuna italiana, dato che in Europa accadde esattamente lo stesso scenario apocalittico nello stesso identico momento.
L'Europa ha registrato oltre 61.600 vittime totali a causa delle temperature infernali dell'estate 2022.
Noi italiani - che come al solito annunciavamo solo pochi morti per 'colpi di calore' -abbiamo purtroppo conquistato la maglia nera di questa triste classifica con ben 18.010 decessi in più rispetto alla norma, ma la Spagna non è andata molto meglio registrando più di undicimila morti in eccesso, seguita a ruota dalla Germania che ha superato gli ottomila decessi e dalla Francia che ha pianto quasi cinquemila persone a causa delle ondate di calore record.
Questa vulnerabilità europea è ben visibile anche nei dati dei mesi freddi, quando gelo e virus respiratori creano "super picchi" di mortalità simultanei in tutta l'Unione Europea. Quando l'inverno arriva, il freddo restringe le arterie aumentando infarti e ictus, mentre l'influenza e le polmoniti travolgono i più anziani. Un dramma che non si limita affatto al solo sesto bimestre del 2022 ma si ripete con spietata regolarità statistica in tutti i mesi freddi di ogni anno.
I dati reali di Eurostat evidenziano infatti che questo micidiale schema si ripresenta puntuale anche nel primo bimestre di ogni anno, portando ad esempio la Germania a picchi drammatici di oltre 103.000 morti totali nel solo mese di gennaio 2021 e l'Italia a toccare quota 134.000 decessi per cause naturali nel primo bimestre del 2021 e 129.500 nel primo bimestre del 2022.
Ormai si parla di una "costante stagionale" causata dalla combinazione tra basse temperature e virus polmonari genera un'impennata sistematica della mortalità che viaggia mediamente tra il 15% e il 40% al di sopra della linea di base dei mesi temperati, trasformando ogni singolo inverno europeo in un Killer strutturale prevedibile ma difficile da arginare.
Qualcuno potrebbe dubitare che questi numeri e queste dinamiche siano stati inventati di sana pianta durante una chiacchierata al bar o, comunque, che siano opinioni che come tutte le opinioni lasciano il tempo che trovano.
Ebbene, la base di partenza per questo brevissimo studio sono i registri ufficiali dei decessi pubblicati da Istat, mentre il quadro internazionale arriva dal network europeo EuroMOMO (il sistema di monitoraggio della mortalità in tempo reale) e dalle statistiche ufficiali diffuse da Eurostat, mentre il calcolo scientifico dell'impatto del caldo arrivano direttamente da uno studio epidemiologico pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, realizzato dagli scienziati dell'Istituto di Barcellona per la Salute Globale e dell'istituto francese Inserm.
Dunque, c'è solo da chiedersi perché tutte queste semplici notizie non siano diffuse capillarmente dai media e dagli influencer.