Nel labirinto della divulgazione dedicata alla salute, l'acqua frizzante occupa da sempre un posto d'onore nel banco degli imputati. Amata da molti per quel suo pizzicore rinfrescante che pulisce il palato, viene guardata da altri con un sospetto che rasenta il terrore. Attorno al suo consumo orbitano da anni preoccupazioni e paradossi di ogni tipo: c'è chi afferma con assoluta certezza che possa "rubare" il calcio dalle ossa favorendo l'osteoporosi, e chi è convinto che la sua acidità sia in grado di distruggere lo smalto dei denti nel giro di pochi sorsi. Ma qual è la verità scientifica degna di nota?

Per fare chiarezza con il consueto approccio asettico e responsabile che ci contraddistingue, abbiamo deciso di mettere da parte le leggende metropolitane e di analizzare direttamente le evidenze cliniche pubblicate su PubMed. Scopriremo così che la chimica di questa bevanda è estremamente lineare: si tratta di semplice acqua a cui viene aggiunta anidride carbonica sotto pressione, un processo che genera acido carbonico e ne abbassa leggermente il pH portandolo tra 5 e 6. Un valore che la rende sì più acida dell'acqua naturale, ma infinitamente meno aggressiva di qualsiasi succo di frutta o bibita zuccherata commerciale.

I sistemi tampone del corpo umano sono macchine perfette, capaci di neutralizzare ed espellere questa leggera acidità attraverso la respirazione senza intaccare la densità ossea. Nel video che abbiamo preparato, smontiamo uno per uno questi timori, affrontando anche il tema del gonfiore addominale nei soggetti sensibili e il presunto impatto sull'ormone della fame.

Se volete riprendere in mano le bacchette da direttori d'orchestra della vostra alimentazione e capire se le bollicine siano un problema per voi, vi invitiamo a guardare l'approfondimento completo.

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