In Storia di tutti i miei colpi, Lorenzo Zucchi firma un romanzo contemporaneo che segue il percorso di Marina, trentatré anni, grafica milanese chiamata a Roma per un incarico temporaneo. Il trasferimento nella capitale diventa per la protagonista molto più di una parentesi lavorativa. È una soglia, un passaggio, un’occasione per rimettere in movimento ciò che nella sua vita sembrava essersi irrigidito tra routine, delusioni affettive e desiderio di ricominciare.
Roma accoglie Marina come un altrove possibile. La città non è una semplice scenografia, ma un luogo vivo, contraddittorio, capace di amplificare domande interiori e desideri rimasti sospesi. Tra piazze, circoli sportivi, aperitivi, quartieri popolari, scorci del centro, metropolitane affollate e pomeriggi assolati sui campi da tennis, la protagonista attraversa uno spazio urbano che diventa anche spazio emotivo. Ogni luogo sembra offrirle una possibilità diversa di conoscersi, esporsi, sbagliare e ripartire.
Lorenzo Zucchi si conferma un cronista dell’invisibile perché sa dare forma narrativa a ciò che spesso resta nascosto sotto i gesti ordinari. Nei suoi personaggi contano le parole dette, ma anche quelle trattenute. Contano le azioni, ma anche le esitazioni. Contano gli incontri, ma anche le paure che li accompagnano. In Storia di tutti i miei colpi, il visibile della vita quotidiana lascia emergere una materia più profonda: la ricerca di identità, la fragilità affettiva, il bisogno di riconoscimento, il desiderio di riscatto.
Il tennis è uno degli elementi più forti del romanzo. Non funziona come semplice dettaglio sportivo, ma come linguaggio simbolico attraverso cui Marina misura il proprio rapporto con il corpo, il limite, la seduzione e il controllo. Ogni lezione diventa una prova. Ogni colpo mancato diventa una domanda. Ogni movimento imparato sul campo riflette un passaggio interiore. Il gesto atletico si trasforma così in gesto esistenziale: provare, sbagliare, correggersi, restare in campo.
Gli incontri con Cesare, Vanni, Stefano e Alessandro accompagnano Marina in questo percorso di scoperta. Cesare porta energia, irruenza e fisicità. Vanni introduce una dimensione più introspettiva e filosofica. Stefano rappresenta fascino, carisma e distanza. Alessandro, bello e dannato ma segnato da una fragilità irregolare, aggiunge un’altra tensione emotiva al cammino della protagonista. Nessuno di loro è soltanto una presenza sentimentale. Ognuno diventa uno specchio, una possibilità, una traiettoria attraverso cui Marina osserva meglio sé stessa.
Accanto alla dimensione amorosa e sportiva, il romanzo costruisce un universo femminile ricco e credibile. Camilla, Margherita e Makiyo non sono figure decorative, ma presenze che danno profondità alla storia. Camilla porta il segno del lutto e delle fatiche della maternità. Margherita offre ironia, passione e vitalità. Makiyo incarna indipendenza, apertura cosmopolita e libertà personale. Attraverso queste donne, Zucchi racconta rapporti fatti di sostegno, confronto, complicità e tensioni sottili, senza semplificare la complessità dei legami femminili.
Il romanzo dialoga in modo naturale con la leggerezza di Italo Calvino. Nelle Lezioni americane, la leggerezza non è superficialità, ma precisione dello sguardo. È la capacità di attraversare il peso dell’esistenza senza esserne schiacciati. In Storia di tutti i miei colpi, questa idea trova una forma narrativa chiara: Zucchi racconta fragilità, desideri, errori e ripartenze con una scrittura che non appesantisce i personaggi, ma li lascia respirare.
La leggerezza del libro nasce dalla sua capacità di trattare temi importanti senza irrigidirli. Marina non viene trasformata in un modello perfetto, né in un simbolo astratto di emancipazione. È una donna viva, imperfetta, contraddittoria, attraversata da desideri e paure riconoscibili. La sua forza non sta nel vincere sempre, ma nel continuare a cercare una misura possibile di sé.
Storia di tutti i miei colpi è anche un romanzo sul corpo. Il corpo che lavora, desidera, si allena, sbaglia postura, cerca coordinazione, impara una disciplina. Attraverso il tennis, Marina esce dalla pura riflessione mentale e si confronta con qualcosa di concreto: una palla da colpire, un campo da attraversare, una tecnica da assimilare. Proprio questa concretezza apre una domanda più ampia: come si impara a stare nella propria vita senza fuggire da ciò che si è?
La forza del romanzo sta nell’unire narrativa femminile contemporanea, vibrazioni da sport romance e un gusto narrativo vicino al feuilleton moderno. Il risultato è una storia attuale, accessibile e intensa, capace di parlare di emancipazione, fragilità affettive e desiderio di riscatto senza perdere naturalezza. Marina resta una protagonista mobile, vera, mai ridotta a una formula.
Lorenzo Zucchi costruisce così un romanzo di formazione adulta, dove crescere non significa diventare invulnerabili, ma imparare a leggere meglio le proprie traiettorie. I colpi sbagliati non sono soltanto errori. Sono parte dell’allenamento. I punti messi a segno non cancellano le incertezze, ma mostrano che un altro modo di stare al mondo è possibile.
In Storia di tutti i miei colpi, il tennis diventa una geometria dell’anima, Roma una scena di trasformazione, Marina una donna che cerca sé stessa senza smettere di desiderare. La scrittura di Lorenzo Zucchi trova qui una qualità precisa: raccontare l’invisibile dentro il visibile, il non detto dentro i gesti quotidiani, la possibilità di rinascere dentro ogni colpo tentato. Con questo romanzo, Zucchi offre una storia leggera nel senso più alto e calviniano del termine. Non una leggerezza fragile o superficiale, ma una leggerezza intelligente, umana, narrativa. Una leggerezza che non cancella le ferite, ma permette ai personaggi di attraversarle restando in movimento.
Biografia dell’ autore
Parmigiano di nascita, milanese d’adozione, esordisce nel 2020 con la Trilogia delle bandiere (Quante bandiere hai?, Bandiere per Tutti e Giochi senza Bandiere), raccolte autobiografiche di racconti di viaggio in giro per il mondo pubblicate da Edizioni Undergound?.
Poi si dedica ai romanzi: La stagione dei grandi amori (Amazon KDP), romance corale scritto a quattro mani con Gaia Valeria Patierno; Quel che resta della memoria (Milano Meravigliosa), romanzo breve biografia del nonno paterno internato in un campo di lavoro nel 1943; I film belli li danno solo di notte (Edizioni Underground?), piccolo cult thriller-horror della sottocultura; Un’altra volta sabato (Villaggio Maori Edizioni), romanzo sociale con venature storiche ambientato in Romania; Prigionieri del nostro destino (Edizioni Underground?), romanzo psicologico-onirico che narra il lockdown a Sesto San Giovanni; In attesa del mio nome (Villaggio Maori Edizioni), romanzo esistenziale sull’identità di genere nelle notti milanesi di alcol e droga; Il motore umano (La Memoria del Mondo), romanzo industriale sulle comunità che ruotano attorno alle fabbriche; Storia di tutti i miei colpi (Chiocciola Edizioni), narrativa femminile sullo sfondo del mondo dei circoli di tennis romani.
È stato definito ‘il cronista dell’invisibile’ per il suo dare voce sempre ad angolature marginali della società. È scalzista, nudista, mezzo anarchico e si pone l’obiettivo di lasciare storie che restino.


