Salute

Malattie cardiovascolari in Italia: meno morti, ma il Sud resta indietro

Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare una delle principali cause di ospedalizzazione in Italia, con oltre 390.000 nuovi ricoveri ogni anno. Tra questi, l’11% è legato a infarti e l’8,5% a ictus. Nonostante un calo significativo della mortalità negli ultimi vent’anni, i benefici non sono stati distribuiti in modo uniforme sul territorio nazionale. Il Sud, ancora una volta, resta il fanalino di coda.

Dal 1980 al 2021, la mortalità per malattie del sistema circolatorio si è ridotta del 70%, passando da 903 a 266 decessi ogni 100.000 abitanti. Ma se nel Nord la situazione è migliorata in modo sostanziale, nel Sud i numeri sono ancora preoccupanti, con tassi di mortalità e ospedalizzazione superiori alla media, soprattutto tra le donne.

Nel 2023, ad esempio, i tassi standardizzati di ricovero per infarto risultano più alti al Sud rispetto al Centro e al Nord:

  • Uomini: Sud e Isole 223,46 contro i 200,20 del Centro.
  • Donne: Sud e Isole 78,29 contro i 66,40 del Centro.
  • Ictus: un andamento più complesso

A differenza dell’infarto, l’andamento dell’ictus è meno lineare. Negli ultimi anni si è osservato un incremento dei tassi nelle regioni del Nord, con Liguria, Bolzano e Umbria tra le più colpite nel 2023. Tuttavia, è il Sud a pagare ancora il prezzo più alto in termini di mobilità sanitaria e accesso a cure tempestive.

Il fenomeno della mobilità sanitaria è un chiaro indicatore di squilibrio. I pazienti del Sud devono spesso spostarsi verso altre regioni per interventi cardiovascolari fondamentali come il bypass aortocoronarico o le operazioni alle valvole cardiache. La Calabria, in particolare, presenta dati allarmanti:

  • Nel 2010, il 31,9% dei pazienti ha cercato cure fuori regione.

Dopo una breve flessione, nel 2023 il tasso è tornato al 29,5%, segno di una sanità regionale ancora inadeguata.

Le malattie cardiovascolari, sebbene meno letali rispetto al passato, restano la prima causa di morte in Italia e in Europa. In termini di anni di vita persi, queste patologie pesano per il 20% negli uomini e per il 16% nelle donne. E ancora una volta, Sud e Isole fanno registrare i numeri peggiori.

Sul fronte della prevenzione, i dati non sono incoraggianti. Dal 2008 a oggi, gli unici segnali positivi arrivano dalla riduzione dei fumatori (dal 30% al 24%). Per il resto:

  • Sedentarietà in aumento: dal 23% al 28%.
  • Obesità e sovrappeso: colpiscono il 43% della popolazione.
  • Cattiva alimentazione: peggiora il consumo di frutta e verdura.

Le cattive abitudini si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno, dove le disuguaglianze sociali e culturali rendono ancora più difficile adottare comportamenti salutari.

Il secondo rapporto del Gruppo di Lavoro su equità e salute dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) non usa mezzi termini: le differenze tra Nord e Sud sono radicate in determinanti socioeconomici iniqui, che influenzano salute, accesso alle cure e prevenzione.

“Il problema principale del nostro sistema sanitario – sottolinea il presidente dell’ISS Rocco Bellantone – è la disparità regionale. Senza dati, non ci sono strategie efficaci. E senza equità, non c’è vera sanità pubblica”.

Cosa fare? Il rapporto dell’ISS propone alcune azioni urgenti e concrete:

  • Educazione alla salute nelle scuole, fin dalla tenera età.
  • Promozione di stili di vita sani con programmi capillari e ben finanziati.
  • Potenziamento della comunicazione diretta ai cittadini sui percorsi di prevenzione e cura.
  • Un approccio sanitario integrato, che tenga conto non solo della malattia, ma anche delle condizioni economiche, culturali e territoriali del paziente.
  • Raccolta dati sistematica, per guidare decisioni basate su prove, non su opinioni.

I numeri parlano chiaro: l’Italia è spaccata in due anche sul fronte della salute cardiovascolare. Finché il Sud continuerà a morire di più, viaggiare per curarsi e vivere peggio, non potremo parlare di un sistema sanitario equo. I progressi fatti non bastano: serve un cambio di passo vero, strutturale, e soprattutto coraggioso.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
ha ricevuto 369 voti
Commenta Inserisci Notizia