Esteri

Guerra all'Iran, gli Usa fissano la scadenza: tregua entro il 9 aprile?

Una data, un ultimatum e una partita diplomatica che si gioca dietro le quinte. L’amministrazione americana avrebbe fissato al 9 aprile il termine ultimo per porre fine alla guerra tra usa, Israele e Iran, lasciando sul tavolo una finestra di 21 giorni per chiudere sia il fronte militare sia quello negoziale.

La rivelazione, attribuita a un alto funzionario israeliano, scuote gli equilibri del conflitto e soprattutto mette in luce una crescente distanza tra Washington e Tel Aviv. Secondo la stessa fonte, infatti, gli Stati Uniti avrebbero condotto contatti diretti e riservati con Teheran senza informare né il governo israeliano né il ministero della Difesa.

Al centro del tentativo diplomatico ci sarebbe un possibile incontro già nei prossimi giorni a Islamabad, in Pakistan.

Sul tavolo, una delegazione iraniana guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf e una squadra americana che includerebbe l’inviato Steve Witkoff e Jared Kushner, con la possibile partecipazione, in un secondo momento, anche del vicepresidente J.D. Vance.

Un’accelerazione che ha colto di sorpresa Israele, pur consapevole dell’esistenza di canali indiretti. Ma da Teheran arriva una smentita netta: il ministero degli Esteri iraniano nega qualsiasi negoziato, diretto o indiretto, accusando il presidente Donald Trump di voler calmare i mercati energetici con dichiarazioni non corrispondenti alla realtà.

A confermare il cambio di tono è lo stesso Trump, che ha annunciato di aver sospeso per cinque giorni eventuali attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, subordinando la decisione ai progressi dei colloqui.

Secondo il presidente americano, i contatti sarebbero già “buoni e molto produttivi”, con un accordo su alcuni punti chiave e l’obiettivo dichiarato di “porre fine alle ostilità nella regione”. I negoziati, ha aggiunto, proseguiranno telefonicamente durante la settimana, con la possibilità di un incontro diretto.

Dietro la scelta della data del 9 aprile si intravede anche una dimensione politica. Secondo la fonte israeliana, il cessate il fuoco coinciderebbe con una visita di Trump in Israele durante le celebrazioni dell’“Independence Day”, occasione in cui potrebbe ricevere un prestigioso riconoscimento per il suo ruolo nel conflitto.

Un elemento che alimenta il malumore nei vertici militari israeliani, preoccupati che il calendario imposto dagli Stati Uniti possa limitare la capacità di raggiungere tutti gli obiettivi militari fissati all’inizio della guerra.

Nel frattempo, sul terreno, l’esercito israeliano continua a intensificare le operazioni sotto la guida del capo di stato maggiore Eyal Zamir. Ma la sensazione, negli ambienti della sicurezza, è che la finestra temporale dettata da Washington rischi di trasformarsi in una camicia di forza strategica.

Tra diplomazia parallela, smentite incrociate e interessi politici, il conflitto sembra così avviarsi verso una fase decisiva. Resta però un’incognita cruciale: se davvero esista un negoziato concreto o se, come sostiene Teheran, si tratti solo di una mossa americana per guadagnare tempo e stabilizzare i mercati.
 

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
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