Mattarella, Meloni e gli aggiustamenti fiscali del Fondo Monetario
“Il maggior volume delle risorse viene dalle tasse sui dipendenti”, ha ricordato ieri il presidente Mattarella, lanciando un messaggio in realtà tutto da decifrare.
Infatti, è nei numeri che la maggiore parte del gettito fiscale provenga dai lavoratori dipendenti, dato che sono quasi sette volte quanto gli autonomi o le imprese.
A cosa avrà voluto riferirsi il presidente Mattarella nell'attirare la nostra attenzione su una "normalità"?
Forse ha voluto sollecitare Giorgia Meloni e il suo governo a dare corso alla "riduzione della pressione fiscale complessiva sul lavoro di circa 2-3 punti percentuali entro il 2025" che era stata promessa in occasione del DEF 2023?
Probabilmente si, visto che siamo in chiusura del DEF 2025, ma in quale direzione?
Infatti, sempre secondo quel DEF 2023, c'è anche il rischio che, per finanziare le nuove spinte di spesa pubblica, la pressione fiscale totale potrebbe aumentare di circa 2-3 punti percentuali del PIL entro il 2030, equivalenti a circa 60-70 miliardi di euro di tasse in più.
Dunque, il richiamo di Mattarella va letto in un contesto più ampio, soprattutto perché va ad aggiungersi a quello dato pochi giorni fa dalla direttrice dell'Fmi Georgieva: l'Italia ha un'economia "eccessivamente squilibrata" e dovremmo procedere "con determinazione" ad alcuni "aggiustamenti fiscali"?
Quali?
Prima di arrivare a farsi una opinione, sarebbe importante capire a cosa si riferisce il Fondo Monetario, cioè come sta messo il Sistema Italia.
- I lavoratori dipendenti sono circa 23 milioni, producono un reddito annuo di circa 690.000 milioni di euro con una aliquota fiscale media di circa 37%, versando all'Erario circa 255 mld euro, quasi 11.100 euro annui di media pro capite.
- I pensionati sono circa 16 milioni, producono un reddito annuo di circa 320.000 milioni di euro con una aliquota fiscale media di circa 32%, versando all'Erario circa 102 mld euro, quasi 6.500 euro annui di media pro capite.
- Gli autonomi e i professionisti sono circa 3 milioni, producono un reddito annuo di circa 90.000 milioni di euro con una aliquota fiscale media di circa 40%, versando all'Erario circa 36 mld euro, quasi 12.000 euro annui di media pro capite.
- Le aziende (imprese) sono circa 4,3 milioni, producono un reddito annuo di circa 300.000 milioni di euro con una aliquota fiscale media di circa 62%, versando all'Erario circa 186 mld euro, oltre 40.000 euro annui di media pro capite.
- I valori di reddito medio e delle imposte sono stime basate su dati ufficiali (ISTAT, Agenzia delle Entrate, INPS, Unioncamere) e tengono conto anche di imposte, contributi previdenziali e detrazioni, ma non considerano i costi di compliance, investimento e ammortamento a cui devono provvedere autonomi, professionisti e imprese.
Lo squilibrio è vistoso e basta ampiamente a chiarire a cosa volesse riferirsi il presidente Mattarella, parlando dei dipendenti, e quali aggiustamenti fiscali sarebbero opportuni secondo il Fmi.
Rispetto ai lavoratori dipendenti con una retribuzione entro la media nazionale di 16mila euro lordi annui, che si mantengono sotto gli 8mila euro di contribuzione complessiva, i loro colleghi dipendenti di fascia media e i dirigenti subiscono una leva fiscale ben superiore ai 15-20mila euro annui, con l'Irpef fino al 43% anziché fermo al 23%.
Sono loro a sostenere il carico maggiore, quello di cui parla il presidente Mattarella a proposito di tasse.
Questione analoga per gli autonomi, che - però - attendono gli interventi di decontribuzione fino a 8-10 punti percentuali per alcune categorie, programmati dal MEF con il DEF 2023.
Quanto ai pensionati, il Rapporto INPS 2022 prevedeva che il peso fiscale sui pensionati potrebbe lievemente crescere, incidendo su aliquote ed esenzioni, in modo da finanziare le maggiori uscite previdenziali. Non è un'opzione improbabile, visto che circa 800mila pensionati (il 5% del totale) percepiscono pensioni superiori ai 60mila euro lordi annui.
E il Fondo Monetario Internazionale?
Il riferimento specifico è la "Riserva fiscale pubblica" italiana, cioè le riserve che lo Stato Italiano mantiene per coprire eventuali futuri oneri o emergenze.
Questione più che legittima, se l'Italia in soli 4 anni, dal 2017 al 2021, ha incrementato il proprio debito pubblico di 400 miliardi, con una perdita di circa 100 miliardi l'anno.
Questione dovuta, visto che con il governo Meloni la crescita del debito pubblico italiano si è solo dimezzata con un'emorragia di circa 100 miliardi in due anni, tra la fine del 2022 e la fine del 2024.
Se il debito (pubblico) cresce, deve pur crescere anche la riserva (fiscale). Stop.
Per finire, arriviamo alle tasse italiane, tante e troppe, per le quali c'è un dato che da solo spiega tutto: un italiano di media produce circa 32.000 USD l'anno, a fronte di un francese o un inglese che ne producono circa 44.000 USD, di un tedesco che arriva a circa 50.000 USD prodotti ogni anno o di un irlandese che si attesta sotto gli 80.000 USD annui.
Basterebbe che ognuno di noi diventasse produttivo come un francese o un inglese per ridurre la nostra pressione fiscale di 5 punti percentuali, facendo crescere i salari e iniziando anche a ripagare qualche debito.