Naturale che sarebbe andata così.
Si trattava di una azione velleitaria, dimostrativa, ma non potrebbe invece essere l’idea di una strada da percorrere? È inaccettabile continuare ad ascoltare le solite condanne, le frasi di rito, stucchevoli dichiarazioni di solidarietà e anche le grandi manifestazioni servono a poco purtroppo.
Quello che serve nell’immediato è una azione decisa, per segnare un confine netto tra ciò che si può fare e ciò che invece no. Confine che a nessuno deve essere consentito oltrepassare. Non bombe contro bombe, non condanne, sanzioni e minacce che in tutta evidenza non servono a nulla.
Pensate a una flotta di navi civili, da Italia Francia e Spagna ad esempio, le più vicine per cominciare; cariche di aiuti per la popolazione e che forzano e ignorano il blocco israeliano per motivi puramente umanitari. Non penso che potrebbero ricorrere alla forza.
Serve una azione netta e decisa perché quello che accade a Gaza non è solo una faccenda palestinese che ci muove a compassione, ma riguarda il concetto di limite, che nessuno deve poter oltrepassare.
Perché quel sistema di principi, regole e organismi internazionali, che autocrati sempre più spregiudicati stanno giorno per giorno sgretolando, riguarda tutti noi, e ogni volta che si lascia passare una violazione, per distrazione o anche per vigliaccheria, sono anche la nostra sicurezza e i nostri diritti a valere e contare sempre meno. Oggi a loro, e domani?


