"Ogni europeo deve avere la possibilità di vivere nel posto che chiama casa. Il diritto a restare ha effetti sulla vita, sulle opportunità e sul futuro delle nostre comunità. E' nostra responsabilità condivisa garantire che le persone in tutta Europa possano continuare a vivere, lavorare e prosperare nei luoghi che chiamano casa".

Lo ha detto il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, aprendo l'evento di alto livello sulla futura 'strategia sul diritto a restare' in corso al Parlamento europeo. La Commissione europea ha aperto oggi una consultazione pubblica, fino al 5 giugno, che porterà all'adozione della futura comunicazione entro la fine dell'anno.

Si tratta di un impegno che il vicepresidente esecutivo ha preso fin dall inizio di mettere al centro della coesione lo sviluppo lo sviluppp della aree interne e quelle ultra periferiche messe in pericolo dallo spopolamento e dalla fuga del proprio giovano.  L'iniziativa mira a contrastare lo spopolamento di queste aree,  e garantendo a tutti i cittadini europei opportunità di studio, lavoro e vita nei propri territori, rendendo l'emigrazione una scelta libera e non una necessità.

“Lo spopolamento si combatte potenziando infrastrutture e servizi, creando le condizioni affinché gli investimenti offrano prospettive di lavoro alle nuove generazioni. È questa la chiave che tiene insieme tutto il nostro lavoro”, ha spiegato Fitto.
Del problema dello spopolamento delle aree interne, ha parlato anche a Tommaso Foti il ministro per gli affari europei e la coesione “Penso che a nessuno sfugga il fatto che le aree interne non rappresentano uno strumento di lotta politica, ma rappresentano un'emergenza nazionale", ha sottolineato il ministro Foti, chiudendo nell'Aula della Camera la discussione generale sulle mozioni relative al rilancio della strategia nazionale delle aree interne.

È sotto questo aspetto come non citare Anche la lodevole iniziava  del commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli,  che sta rendendo il cantiere del cratere 2016, il “laboratorio Appennino centrale” un modello innovativo che trasforma la ricostruzione post-sisma in una rinascita socio-economica e territoriale.  Ed è proprio sulla necessità di fermare lo spopolamento nelle zone colpite dal sisma che Castelli sta lavorando con enti ed amministratori locali non solo sul piano della ricostruzione materiale, ma anche su quella sociale e ambientale.

Perché è evidente che  accanto  alla crisi sismica, si è innestata una crisi demografica. Il cuore delle aree interne si svuota, soprattutto dei giovani. Da qui nasce l’idea di fondo del Festival: trasformare la “restanza” in una scelta consapevole, attrattiva contemporanea.  E i risultati positivi  si stano già vedendo, come ha detto lo stesso Castelli “ In un contesto estremamente fragile come l’Appennino centrale aggravato dagli eventi sismici – ha detto Castelli- gli interventi per la ricostruzione e il rilancio economico e sociale hanno arrestato lo spopolamento e ridato fiducia nella popolazione che, secondo il CRESME, al 2044 cresce di 44 mila unità rispetto alle stime pre-ricostruzione, i flussi migratori tornano positivi e la nuova occupazione supera i 102 mila rapporti di lavoro all’anno”. 

Una sfida che certamente potrà avere nuova spinta ed aiuto dalla strategia europea portata avanti dal vicepresidente Ue Fitto.