L’EMA istituisce un gruppo di esperti per contrastare l’esitazione vaccinale. Ma la vera sfida non è scientifica: è culturale, comunicativa e politica.
C’è un dato che le istituzioni sanitarie europee hanno ormai metabolizzato: i vaccini funzionano, ma non basta più dimostrarlo. Serve convincere. Ed è proprio su questo terreno – scivoloso, complesso, spesso irrazionale – che si gioca la nuova partita aperta dalla European Medicines Agency.
La decisione di creare un advisory group dedicato alla “vaccine confidence” segna un cambio di passo che va ben oltre la tecnica. Non si tratta di sviluppare nuovi vaccini o migliorarne l’efficacia, ma di affrontare una crisi di fiducia che, negli ultimi anni, si è rivelata altrettanto pericolosa quanto i virus stessi.
L’esitazione vaccinale non è un fenomeno marginale. È un fattore sistemico che mina la tenuta delle politiche sanitarie. Lo ha sottolineato con chiarezza Emer Cooke: quando la fiducia si incrina, le malattie riemergono. Non è un’ipotesi teorica, ma una dinamica già osservata con il ritorno di patologie che si ritenevano sotto controllo.
Il punto è che la diffidenza verso i vaccini non nasce nel vuoto. Si alimenta di disinformazione, ma anche di errori istituzionali, comunicazione inefficace, percezione di opacità. In altre parole: la scienza da sola non basta, se non viene tradotta in un linguaggio comprensibile e credibile.
Il nuovo organismo voluto dall’EMA – oltre venti esperti tra accademici, operatori sanitari e rappresentanti istituzionali – avrà un ruolo consultivo, ma strategico. Analizzare le cause della sfiducia, rafforzare le iniziative esistenti, migliorare la comunicazione: sono obiettivi che, sulla carta, appaiono quasi ovvi. Nella pratica, sono il cuore del problema.
Perché comunicare la scienza oggi significa confrontarsi con un ecosistema informativo frammentato, dove le fake news viaggiano più veloci delle evidenze e dove l’autorevolezza non è più un dato acquisito, ma una conquista quotidiana.
L’iniziativa si inserisce nella più ampia “Vaccine Outreach Strategy”, che punta a rafforzare la conoscenza su qualità, sicurezza ed efficacia dei vaccini. Ma anche qui emerge una consapevolezza nuova: informare non equivale automaticamente a convincere.
Progetti come “Vaccine Essentials”, sviluppati in collaborazione con la European Academy of Paediatrics, vanno nella direzione giusta, puntando sull’alfabetizzazione sanitaria. Tuttavia, la vera sfida è più profonda: costruire fiducia in un contesto in cui le istituzioni sono spesso percepite come distanti o, peggio, sospette.
Ridurre l’esitazione vaccinale a un problema di ignoranza sarebbe un errore grave. È, piuttosto, il sintomo di una frattura tra cittadini e istituzioni. E come tutte le fratture, non si ricompone con un semplice aumento di informazioni.
Serve trasparenza reale, coerenza nelle politiche, capacità di ammettere errori. Serve, soprattutto, una comunicazione che non sia percepita come propaganda, ma come servizio pubblico.
La creazione del nuovo advisory group rappresenta un passo importante, ma non risolutivo. È il segnale che l’Europa ha capito dove si gioca la partita. Ora resta da vedere se saprà giocarla fino in fondo.
Perché la fiducia non si decreta. Si costruisce. E, una volta persa, si riconquista solo con fatica, coerenza e tempo. In gioco non c’è solo il successo delle campagne vaccinali, ma la credibilità stessa delle istituzioni sanitarie europee.


