I pronto soccorso italiani continuano a essere travolti da casi di bassa gravità. Secondo i dati Agenas relativi al 2022, i cosiddetti codici bianchi e verdi rappresentano una fetta consistente degli accessi, contribuendo al sovraffollamento e mettendo in luce sia la fragilità della medicina territoriale sia le forti differenze tra regioni.

Cosa significano i codici
I codici bianchi identificano situazioni non urgenti, spesso inappropriate per il pronto soccorso, che dovrebbero essere gestite dal medico di base o da strutture territoriali.
I codici verdi, invece, riguardano urgenze di minore gravità che necessitano di una valutazione medica, ma senza rischi immediati per la vita del paziente.

Italia a macchia di leopardo
L’analisi Agenas mostra un quadro frammentato.

  • Valle d’Aosta in testa con l’86% di accessi in codice verde, seguita da Lombardia (75%), Bolzano e Umbria (73%).
  • Toscana (18%) e Veneto (20%) chiudono la classifica con quote minime di verdi.
  • Il Veneto si distingue per un dato anomalo: oltre metà degli accessi (53,8%) è in codice bianco, una percentuale fuori scala rispetto al resto d’Italia, dove la media oscilla tra il 2 e il 10%.

Dimissioni e invii al territorio
La regola resta la dimissione a domicilio, che supera il 90% in regioni come Toscana (96,1%), Piemonte (93,9%), Lombardia (92,8%) e Bolzano (93,7%). Ma non ovunque la situazione è così lineare.

  • In Basilicata solo il 58,5% dei pazienti torna subito a casa, mentre oltre il 31% viene inviato in ambulatorio.
  • In Sardegna le dimissioni si fermano al 66,4%, con quasi un terzo dei pazienti trasferito al territorio.
  • In Campania la quota di dimessi è appena del 64,1%: il 20,5% finisce in strutture territoriali e il 7,3% rifiuta il ricovero.

Due criticità evidenti
I numeri confermano due problemi chiave:

  • Accessi impropri persistenti – molti cittadini continuano a usare il pronto soccorso come primo punto di riferimento anche per problemi minori.
  • Disomogeneità regionale – le differenze nelle percentuali di codici e negli esiti dimostrano criteri di triage e capacità di presa in carico tutt’altro che uniformi.

La necessità di un cambio di rotta
Il messaggio dei dati è chiaro: per ridurre la pressione sugli ospedali serve rafforzare la rete territoriale e uniformare i criteri di triage. Finché il pronto soccorso rimarrà la porta d’ingresso impropria al sistema sanitario, il rischio sarà quello di compromettere efficienza e qualità delle cure.