Liste d’attesa e agende chiuse: il SSN sotto pressione, quasi metà delle segnalazioni riguarda l’accesso alle cure
Quattordicimila segnalazioni in un anno non sono un rumore statistico: sono la misura concreta di un sistema sanitario che, per una parte crescente della popolazione, non si lascia più attraversare con facilità.
Nel 2025 i punti di ascolto e tutela di Cittadinanzattiva hanno raccolto 14.176 segnalazioni. A trent’anni dall’avvio del PIT Salute, il Rapporto 2026 realizzato insieme alle principali federazioni delle professioni sanitarie — FNO TSRM e PSTRP, FNOFI, FNOMCeO, FNOPI e FOFI — descrive un Servizio sanitario nazionale che non viene contestato soprattutto sulla qualità clinica, ma sulla possibilità reale di entrare nel sistema.
Il dato centrale è netto: il 48,2% delle segnalazioni riguarda l’accesso alle prestazioni. Dentro questo blocco, il 62,2% segnala attese eccessive per visite ed esami, mentre il 37,2% evidenzia un problema ancora più strutturale: la difficoltà stessa di prenotare. Agende chiuse, linee Cup intasate, impossibilità di trovare disponibilità.
Il Rapporto usa un’espressione pesante ma precisa: “architettura di esclusione”. Non è un eccesso retorico. Il punto è che il sistema, in molti territori, non si limita a rallentare: impedisce. Se le agende non sono visibili, la domanda sanitaria non esiste più nemmeno nei dati. E ciò che non si vede non si governa.
Le prestazioni diagnostiche sono il punto più critico. Tac, risonanze magnetiche ed ecografie concentrano la maggior parte dei ritardi. Nel 56,6% dei casi, i cittadini riferiscono che i codici di priorità indicati dal medico non vengono rispettati. La conseguenza è una sanità che scivola fuori dai tempi clinici, anche quando formalmente li riconosce.
Gli esempi sono difficili da giustificare sul piano organizzativo. Una colonscopia o una gastroscopia in classe urgente, da erogare entro 72 ore, viene effettuata tra 23 e 31 giorni. Una mammografia bilaterale in classe breve, prevista entro 10 giorni, arriva a 102 giorni. Qui il problema non è la lentezza: è lo slittamento sistematico delle priorità.
Ancora più evidente il divario nella prevenzione. Una mammografia programmata può arrivare a 480 giorni, contro i 120 previsti. Una colonscopia programmata arriva a 420 giorni, una differibile a 310. La risonanza magnetica all’encefalo in classe programmata raggiunge i 540 giorni. In pratica, oltre un anno e mezzo.
Il quadro si ripete sulle visite specialistiche. Una visita cardiologica breve può arrivare a 42 giorni invece dei 10 previsti. Se programmata, fino a 270 giorni. Una visita oculistica può arrivare a 483 giorni. Una visita oncologica in classe differibile tocca i 180 giorni: sei mesi per una valutazione specialistica in un percorso dove la tempestività è parte della cura.
Il sistema mostra inoltre un fenomeno meno visibile ma altrettanto critico: il “secondo tempo” delle cure. Anche dopo il primo accesso, i controlli diventano un collo di bottiglia. Una visita ortopedica urgente richiede 46 giorni, una cardiologica 41, una oculistica 42. Nei casi programmati si arriva a 660 giorni per una visita ginecologica di controllo: quasi due anni. È il segnale di un sistema che non regge la continuità assistenziale.
La seconda area di criticità riguarda l’assistenza territoriale (19,7%). Qui emergono i problemi più quotidiani: difficoltà nel contattare medici di base e pediatri, appuntamenti non disponibili in tempi adeguati, sostituzioni non tempestive dei professionisti andati in pensione. Il sistema di prossimità, invece di ridurre la pressione sugli ospedali, spesso la scarica sul cittadino.
Dentro questo ambito, il 12,8% delle segnalazioni riguarda la salute mentale, con un dato ricorrente: l’accesso alla psicoterapia nel pubblico è insufficiente rispetto alla domanda reale. Le RSA rappresentano il 6,4%, con criticità su rette e trasparenza dei costi. L’assistenza domiciliare integrata pesa per il 3,9%: interventi frammentati, più simili a prestazioni isolate che a percorsi continui.
Cresce in modo significativo il capitolo dell’assistenza protesica e integrativa, passato dallo 0,9% al 7% delle segnalazioni. Il Rapporto individua un fattore chiave: il Decreto tariffe. Il disallineamento tra rimborsi pubblici e costi reali ha prodotto un effetto a catena. Molti fornitori hanno ridotto o interrotto le convenzioni, mentre le Asl si trovano costrette tra vincoli amministrativi e richieste economiche aggiuntive ai cittadini.
La nuova distinzione tra dispositivi su misura e standard introduce un ulteriore problema: la standardizzazione forzata. In molti casi, la personalizzazione clinica rischia di essere sacrificata per ragioni di costo, con effetti diretti sulla qualità della riabilitazione e sull’appropriatezza delle protesi.
Sul piano istituzionale, il Rapporto richiama i 30 anni del PIT Salute — oggi PIT Salute — come esperienza di mediazione tra cittadini e sistema sanitario. In tre decenni, oltre mezzo milione di persone hanno chiesto supporto. Secondo la segretaria generale Anna Lisa Mandorino, l’impatto è stato concreto su diversi fronti: dal riconoscimento degli indennizzi per il sangue infetto alla legge 38 sul dolore, fino all’abolizione del superticket.
Ma il bilancio non è solo celebrativo. Restano nodi strutturali aperti: liste d’attesa, riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti, riconoscimento del caregiver familiare e sviluppo delle Case della comunità, che in molte aree restano incomplete o sottoutilizzate.
Il 14 giugno, in occasione della Giornata per i diritti del malato, l’organizzazione porterà i propri sportelli nelle piazze con circa 60 iniziative. L’obiettivo dichiarato è mantenere la prossimità come elemento centrale della tutela, anche in un contesto sempre più digitalizzato.
Il quadro finale è quello di un sistema che continua a garantire prestazioni di alto livello quando il cittadino riesce a entrarci, ma che mostra una crescente fragilità proprio nella soglia d’ingresso. E in sanità, la soglia non è un dettaglio amministrativo: è il punto in cui una cura può iniziare oppure fallire prima ancora di cominciare.