Esteri

Nuovo round di negoziati a Doha per una tregua a Gaza: Hamas tratta, Israele minaccia, il mondo arabo si mobilita

Sabato sera un funzionario di Hamas ha rivelato al sito qatariota Al-Araby Al-Jadeed che a Doha si sta discutendo un accordo di tregua della durata di due mesi, durante i quali si dovranno tenere colloqui mirati a porre fine alla guerra tra Israele e Hamas. Al centro dell'intesa vi sarebbe un impegno chiaro da parte degli Stati Uniti per garantire l'attuazione dell'accordo.

Secondo la fonte, che ha chiesto di restare anonima, la prima sessione dei colloqui indiretti tra le delegazioni di Hamas e Israele è iniziata nella capitale del Qatar sotto la mediazione del Qatar stesso e con la partecipazione di una delegazione egiziana. Le due parti non si incontrano direttamente: il dialogo avviene attraverso intermediari, in linea con le prassi adottate nei precedenti cicli negoziali.

Questa nuova fase si sviluppa su una proposta aggiornata dai mediatori, basata sul cosiddetto "quadro Witkoff", l'iniziativa avanzata mesi fa dall'inviato speciale statunitense Steve Witkoff. Rispetto alla versione originale, la proposta ora include modifiche sostanziali, in risposta alle osservazioni avanzate da Hamas e ai rilievi dei mediatori regionali. I punti critici riguardano soprattutto le modalità di implementazione dell'accordo, le garanzie offerte, la gestione della questione dei prigionieri, il ritiro delle truppe israeliane e l'effettiva tenuta della tregua.

Le garanzie offerte stavolta sembrano più solide rispetto ai tentativi precedenti. Oltre all'intervento statunitense, sono previsti il coinvolgimento diretto del Qatar e dell'Egitto nel monitoraggio della fase iniziale di attuazione dell'accordo. Secondo la fonte, Hamas sta prendendo in seria considerazione la proposta, ma sta ancora analizzando i dettagli. 

Anche Taher al-Nunu, consigliere per i media di Hamas, ha confermato alla Reuters che un nuovo round di colloqui è in corso oggi a Doha. Ha aggiunto che le discussioni stanno procedendo senza precondizioni, segnale di una possibile apertura da entrambe le parti.

La mediazione coordinata tra Qatar, Egitto e Stati Uniti cerca di sbloccare lo stallo che ha paralizzato i negoziati nelle scorse settimane, mentre sul terreno la situazione continua a peggiorare. L'esercito israeliano sta intensificando le operazioni a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, una città che ospita oltre un milione di sfollati. L'attacco via terra, già in corso, ha sollevato allarmi internazionali per il rischio di un imminente disastro umanitario.

La nuova proposta negoziale, almeno per ora, non include un'intesa definitiva sullo scambio di prigionieri, ma apre alla possibilità di negoziati su questo punto durante la tregua. Si tratta di uno degli aspetti più spinosi, che ha più volte fatto naufragare i tentativi precedenti di cessate il fuoco.

Dall'altra parte, un funzionario israeliano ha parlato con il canale 12 definendo i colloqui a Doha "seri", ma ha avvertito che Hamas deve accettare il quadro Witkoff. In caso contrario, ha dichiarato, Israele darà il via a una nuova operazione di terra a Gaza.

La proposta Witkoff, formulata a marzo, prevedeva un cessate il fuoco temporaneo di circa 40 giorni in cambio del rilascio della metà dei prigionieri israeliani ancora in vita. Israele spera di poter costruire un accordo su questa base, ma finora i margini di compromesso sono rimasti esigui.

Dall'inizio della guerra, oltre un anno e sette mesi fa, i tentativi di negoziato hanno ripetutamente fallito. Le posizioni restano distanti: Hamas chiede la ricostruzione della Striscia, un cessate il fuoco completo e il ritiro delle truppe israeliane; Israele pretende invece la restituzione di tutti i prigionieri e garanzie di sicurezza a lungo termine.


A Baghdad, intanto, si è concluso il 34° summit dei Paesi arabi, un evento che ha riunito numerosi leader e rappresentanti del mondo arabo e di organizzazioni internazionali sotto il motto "Dialogo, solidarietà e sviluppo". La dichiarazione finale emersa dal vertice ha sottolineato l'urgenza di rafforzare l'unità regionale e di affrontare le crisi che affliggono il Medio Oriente, con una particolare attenzione rivolta alla tragedia in corso nella Striscia di Gaza.

Il summit ha ribadito con forza il rifiuto assoluto di qualsiasi piano di sfollamento del popolo palestinese, affermando che la questione palestinese resta il fulcro della causa araba. I partecipanti hanno invocato un cessate il fuoco immediato e hanno sollecitato la comunità internazionale ad assumersi la responsabilità morale e politica di fermare l'ennesimo bagno di sangue in corso.

Questi i punti salienti della dichiarazione finale:

  • Ferma opposizione allo sfollamento dei palestinesi.
  • Appoggio al piano arabo-islamico per la ricostruzione di Gaza.
  • Pressante necessità di garantire l'accesso agli aiuti umanitari nella Striscia.
  • Condanna esplicita degli attacchi israeliani in Siria.
  • Invito a trovare una soluzione politica urgente per fermare il conflitto in Sudan.

Il vertice ha rappresentato anche un'occasione per riaffermare l'importanza della cooperazione inter-araba in materia di sviluppo e sicurezza, in un momento in cui molte aree del mondo arabo sono attraversate da instabilità politica, crisi umanitarie e conflitti armati.

Oltre ai leader dei paesi arabi, hanno preso parte all'incontro anche i segretari generali delle Nazioni Unite, della Lega Araba, dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica e del Consiglio di Cooperazione del Golfo, accompagnati da delegazioni dell'Unione Europea e di numerose organizzazioni internazionali.

Il messaggio del summit è chiaro: senza unità politica e solidarietà concreta, il mondo arabo continuerà a essere teatro di ingerenze e conflitti. Ma la retorica dovrà presto lasciare spazio ad azioni concrete, perché gli appelli da soli non bastano più.

Autore Giuseppe Ballerini
Categoria Esteri
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