Esteri

Ennesima giornata di sangue a Gaza: almeno 114 palestinesi uccisi nelle ultime 24 ore nei raid del genocidario esercito israeliano

L'ennesima giornata di sangue nella Striscia di Gaza. Almeno 114 palestinesi sono stati massacrati nei raid aerei israeliani dall'alba, secondo fonti sanitarie locali. Tra le vittime, decine di donne e bambini. Intere famiglie cancellate. La città di Khan Younis, nel sud dell'enclave, è stata l'epicentro della carneficina: 56 morti in una notte, colpiti mentre dormivano in case o tende di fortuna.

L'ospedale Nasser ha confermato il drammatico bilancio. I corridoi dell'obitorio sono stati usati come depositi improvvisati per i corpi: il sovraffollamento ha superato ogni limite immaginabile. I medici, costretti a lavorare su pavimenti e panche, si sono trovati davanti a feriti con ustioni estese, arti amputati, emorragie interne. Una scena che non dovrebbe appartenere a nessun luogo sulla Terra, e che invece nella Striscia di Gaza è diventata routine.

Il delinquenziale esercito israeliano afferma di aver colpito obiettivi di Hamas e della Jihad islamica, nel quadro della sua annunciata offensiva. Ma i fatti dicono altro: tra le vittime ci sono 36 bambini, secondo quanto riferito da soccorritori e medici locali. 

La devastazione ha colpito anche la parte settentrionale di Gaza. A Jabalia, bombardata una clinica sanitaria e una sala di preghiera: 13 morti. In un altro attacco, sterminata l'intera famiglia Shihab. In totale, mercoledì, gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 80 persone, la maggior parte a Jabalia e nel suo campo profughi.

Il giornalista Hassan Samour, collaboratore della radio al-Aqsa, è morto con altri 11 membri della sua famiglia. Nessuna distinzione tra civili e combattenti. Le bombe hanno colpito indiscriminatamente case, cliniche, luoghi di culto. I sopravvissuti scavano tra le macerie a mani nude, in assenza della Protezione Civile, spesso impossibilitata a intervenire.

A complicare ulteriormente la situazione, l'esercito israeliano ha diffuso volantini intimando ai residenti di evacuare verso sud, pur sapendo che non c'è un luogo sicuro dove andare. Le scuole, le università e persino gli ospedali sono diventati obiettivi dichiarati: "roccaforti del terrorismo", li definisce il "morale" esercito dello Stato ebraico.

Le Nazioni Unite hanno respinto queste accuse e rifiutato di cooperare con il nuovo piano USA-Israele, giudicato contrario ai principi fondamentali dell'aiuto umanitario.

Intanto, l'assedio imposto da Israele continua: nessun rifornimento, nessun aiuto umanitario viene fornito ai gazawi da oltre dieci settimane. La popolazione di 2,1 milioni di persone è allo stremo. Fame, malattie, acqua contaminata, mancanza di cure: la crisi umanitaria è fuori controllo.

L'operazione militare israeliana, lanciata in risposta all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ha finora ucciso più di 53.000 persone a Gaza, secondo il ministero della Sanità locale. Israele sostiene che la sua offensiva mira a fare pressione per la liberazione degli ostaggi ancora detenuti da Hamas. Ma a pagarne il prezzo più alto, giorno dopo giorno, sono i civili.

E mentre i leader politici giocano con le trattative e le dichiarazioni, il sud di Gaza piange i suoi morti. "Tragicamente – ha detto un medico – questo livello di distruzione è diventato parte della vita quotidiana". E questo, in qualsiasi parte del mondo, dovrebbe essere inaccettabile... ma non per politici della bassezza (non solo fisica, ma etica e morale) di Giorgia Meloni, moralmente complici del genocidio in atto.

Autore Giuseppe Ballerini
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