L'ennesima giornata di sangue nella Striscia di Gaza. Almeno 114 palestinesi sono stati massacrati nei raid aerei israeliani dall'alba, secondo fonti sanitarie locali. Tra le vittime, decine di donne e bambini. Intere famiglie cancellate. La città di Khan Younis, nel sud dell'enclave, è stata l'epicentro della carneficina: 56 morti in una notte, colpiti mentre dormivano in case o tende di fortuna.
L'ospedale Nasser ha confermato il drammatico bilancio. I corridoi dell'obitorio sono stati usati come depositi improvvisati per i corpi: il sovraffollamento ha superato ogni limite immaginabile. I medici, costretti a lavorare su pavimenti e panche, si sono trovati davanti a feriti con ustioni estese, arti amputati, emorragie interne. Una scena che non dovrebbe appartenere a nessun luogo sulla Terra, e che invece nella Striscia di Gaza è diventata routine.
لقطة قاسية للحظة قصف الاحتلال لساحة مستشفى غزة الأوروبي في خان يونس بمجموعة صواريخ خارقة للتحصينات#حرب_غزة pic.twitter.com/jTYug1VBpF
— قناة الجزيرة (@AJArabic) May 14, 2025
Il delinquenziale esercito israeliano afferma di aver colpito obiettivi di Hamas e della Jihad islamica, nel quadro della sua annunciata offensiva. Ma i fatti dicono altro: tra le vittime ci sono 36 bambini, secondo quanto riferito da soccorritori e medici locali.
La devastazione ha colpito anche la parte settentrionale di Gaza. A Jabalia, bombardata una clinica sanitaria e una sala di preghiera: 13 morti. In un altro attacco, sterminata l'intera famiglia Shihab. In totale, mercoledì, gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 80 persone, la maggior parte a Jabalia e nel suo campo profughi.
Il giornalista Hassan Samour, collaboratore della radio al-Aqsa, è morto con altri 11 membri della sua famiglia. Nessuna distinzione tra civili e combattenti. Le bombe hanno colpito indiscriminatamente case, cliniche, luoghi di culto. I sopravvissuti scavano tra le macerie a mani nude, in assenza della Protezione Civile, spesso impossibilitata a intervenire.
A complicare ulteriormente la situazione, l'esercito israeliano ha diffuso volantini intimando ai residenti di evacuare verso sud, pur sapendo che non c'è un luogo sicuro dove andare. Le scuole, le università e persino gli ospedali sono diventati obiettivi dichiarati: "roccaforti del terrorismo", li definisce il "morale" esercito dello Stato ebraico.
Le Nazioni Unite hanno respinto queste accuse e rifiutato di cooperare con il nuovo piano USA-Israele, giudicato contrario ai principi fondamentali dell'aiuto umanitario.
Intanto, l'assedio imposto da Israele continua: nessun rifornimento, nessun aiuto umanitario viene fornito ai gazawi da oltre dieci settimane. La popolazione di 2,1 milioni di persone è allo stremo. Fame, malattie, acqua contaminata, mancanza di cure: la crisi umanitaria è fuori controllo.
L'operazione militare israeliana, lanciata in risposta all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ha finora ucciso più di 53.000 persone a Gaza, secondo il ministero della Sanità locale. Israele sostiene che la sua offensiva mira a fare pressione per la liberazione degli ostaggi ancora detenuti da Hamas. Ma a pagarne il prezzo più alto, giorno dopo giorno, sono i civili.
E mentre i leader politici giocano con le trattative e le dichiarazioni, il sud di Gaza piange i suoi morti. "Tragicamente – ha detto un medico – questo livello di distruzione è diventato parte della vita quotidiana". E questo, in qualsiasi parte del mondo, dovrebbe essere inaccettabile... ma non per politici della bassezza (non solo fisica, ma etica e morale) di Giorgia Meloni, moralmente complici del genocidio in atto.


