Quando Trump parlò del progetto per la ricostruzione della Striscia di Gaza durante una conferenza stampa alla Casa Bianca i giornalisti presenti rimasero senza parole, increduli.

Recentemente Smotrich ha dichiarato pubblicamente: “Ho iniziato una trattativa con gli americani, lo dico senza scherzare, perché abbiamo pagato moltissimo denaro per questa guerra. Dobbiamo dividerci come facciamo le percentuali sulla terra". Ha descritto la zona di Gaza come un’occasione unica e lucrosa per investimenti immobiliari. Una miniera di diamanti.

È stato il Washington Post, circa un mese fa, a pubblicare un’ampia inchiesta sull’argomento utilizzando un piano che circolava negli uffici dell’amministrazione americana che conteneva le linee generali del progetto per la ricostruzione dell’intera area della Striscia di Gaza.

Eliminato il problema della presenza dei palestinesi gli USA hanno l’intenzione di ottenere il controllo dell’intera area al fine di trasformarla testualmente: “In una zona fiduciaria amministrata dagli Stati Uniti per almeno dieci anni".

L’operazione di desertificazione di Gaza City è coperta dal segreto militare “con una manovra terrestre unica nel suo genere, e attacchi elaborati mai visti prima, investendo su un risultato che vuole un numero di vittime (tra i soldati israeliani) molto basso a ogni costo, contrariamente ai report dalla Striscia".

Fonti militari israeliane svelano senza fornire molti particolari che i generali “stanno mettendo in pratica modalità operative sconosciute ai manuali di strategia con risultati immediati, ma un progresso lento.”

Il piano di occupazione consta di tre fasi.

“La prima fase denominata 'Il momento del fuoco', prevede la distruzione massiccia delle infrastrutture terroristiche, specie di notte. Nella seconda fase, l'operazione di terra in un processo coordinato con l'intelligence, con grande attenzione pianificata nei minimi particolari alla riduzione dei rischi per i soldati e gli ostaggi. I rapiti, secondo le informazioni a disposizione, sono circondati da trappole esplosive e uomini con ordigni. Infine la terza parte: classificata con il livello più alto di segretezza.”

Nel caso specifico la distruzione delle infrastrutture per snidare i terroristi è divenuto un alibi per deportare 2 milioni di palestinesi ed occupare il territorio per scopi puramente speculativi. Si sta commettendo un genocidio dinanzi agli occhi di tutti i paesi del mondo ma solo pochi hanno avuto il coraggio di condannare simile scempio e procedere con delle sanzioni.

La zona delle operazioni è praticamente isolata, internet funziona ad intermittenza, le comunicazioni sono rese difficili ed è quasi impossibile trasmettere all’estero i video realizzati dai palestinesi ancora residenti. Si odono solo i boati delle esplosioni degli ordigni e il conseguente tremore che a ondate arriva fino a Tel Aviv. Tra le ultime vittime, circa 50, figura un operatore di Medici senza Frontiere, è il tredicesimo dall’’inizio dell’attacco.

Intanto alle ridicole proposte americane di riprendere le trattative per un cessate il fuoco, Hamas, attraverso il Network Al Jazeera e il portavoce Razi Hamed, uno dei funzionari sopravvissuto al raid di Doha, ha inviato al presidente degli Stati Uniti questo messaggio: "Non abbiamo paura di Trump quando dice che ci aprirà le porte dell'inferno. Non riceviamo istruzioni da lui su come trattare gli ostaggi nemici. Li trattiamo secondo i nostri valori e la nostra religione. Chiunque voglia liberarli deve ordinare a Netanyahu di concludere un accordo di scambio di prigionieri e fermare la guerra". Intanto l’esercito israeliano sta sbancando con le ruspe le macerie nella zona tra Rafah e Khan Younis per i palestinesi.

Per restare in argomento, dai dati pubblicati dalla BBC i detriti accumulati negli ultimi 15 mesi di bombardamenti ammontano a 50.773.496 tonnellate e per rimuoverle ci vorranno 21 anni.

E le stelle stanno a guardare!