Le piazze d'Italia hanno spiegato a Meloni e al suo governo chi sta dalla parte sbagliata della storia
Le piazze d'Italia e non solo hanno raccolto il testimone della Global Sumud Flotilla (GSF) e centinaia di migliaia di italiani, probabilmente milioni, sono scesi nelle piazze per dire al governo Meloni che si è messo dalla parte sbagliata della storia, supportando politicamente ed economicamente il governo genocidario di Netanyahu e lo Stato canaglia di Israele.
Da nord a sud, dalla Lombardia alla Sicilia, gli italiani - al di là dell'appartenenza politica - sono scesi a manifestare il proprio sdegno verso uno Stato canaglia che da due anni sta sistematicamente sterminando un popolo... e non solo a Gaza, ma anche a Gerusalemme est e in Cisgiordania, mentre i rappresentanti dei "presunti" Stati democratici che a torto pretendono di definirsi garanti del diritto internazionale hanno voltato le spalle al massacro, ignorandolo, facendo finta di non vederlo.
La "signora" Meloni, quando è stata messa con le spalle al muro dall'iniziativa della GSF e dalle già oceaniche manifestazioni di lunedì scorso ha iniziato a "svalvolare" elencando i presunti meriti del suo governo complice dello Stato ebraico, pretendendo di far credere di aver fatto tutto e di più in suo potere per fermare il genocidio, mentre ha continuato e continua a non voler metter sanzioni e a tenere relazioni diplomatiche e commerciali con Israele.
Poverina, la tanto celebrata grande statista, adesso inviperita contro tutto e contro tutti perché è stata smascherata, è invece la grande serva sempre prona e succube, pronta a leccare i piedi di colui che lei ha identificato come il padrone di turno: prima si faceva accarezzare da Biden ora si fa umiliare da Trump.
Ma gli italiani, che lei indegnamente rappresenta, hanno una dignità... ed oggi glielo hanno mostrato. Ovviamente, quando si parla di Meloni, si includono anche gli altri saltafossi che le fanno da stampella: Salvini e Tajani.
Non sono "passeggiate di protesta", non sono “"assembramenti spontanei". Sono scioperi. Sono blocchi. Sono fabbriche, porti, scuole e intere città ferme per gridare ciò che chi governa non vuole ascoltare: basta genocidio, basta silenzio complice, basta guerra.
A Milano centomila persone hanno invaso le strade, un fiume umano che dalla testa del corteo in piazza Leonardo da Vinci si allungava fino a Porta Venezia, ricordando a chi vuole limitare il diritto di sciopero che la Costituzione sta dalla parte di chi difende la pace, non di chi arma la guerra.
Trieste non è stata da meno: oltre 5mila persone in corteo e il blocco del Varco 4 del porto. Giovani, studenti, lavoratori, con le bandiere palestinesi accanto a quelle arcobaleno. Il messaggio è chiarissimo: se i governi continuano a chiudere gli occhi, le piazze si aprono e occupano gli spazi che contano, quelli dove passa la ricchezza prodotta da chi lavora.
In Veneto il grido si è amplificato: 20mila persone sul Ponte della Libertà, 10mila a Vicenza a bloccare l'autostrada, migliaia a Padova che hanno fermato interporto e zona industriale, cortei studenteschi a Treviso. Non è folklore: è lotta di classe intrecciata alla solidarietà internazionale.
A Ravenna, Bologna, Firenze, Siena, nelle Marche e in Sardegna la scena si ripete: piazze strapiene, blocchi, fiaccolate, studenti che occupano scuole, lavoratori che incrociano le braccia. Bologna ha contato oltre 100mila persone e Firenze non è stata da meno.
Roma ha visto decine di migliaia di persone in piazza dei Cinquecento, con cortei che hanno invaso il cuore della capitale. In Sicilia, oltre 150mila manifestanti nei vari cortei.
Ovunque un messaggio univoco: Palestina libera, stop al genocidio, difesa del diritto di sciopero.
E qui sta il nodo politico. Il governo, che prova a ridurre lo sciopero a "capriccio", si ritrova davanti un Paese che non abbassa la testa. Perché gli scioperi non sono un fastidio da calendario, ma un'arma reale dei popoli contro i padroni e contro chi li governa per loro conto.
Oggi lavoratori, studenti, cittadini hanno dimostrato che il diritto di sciopero non si chiede: si pratica. Che la pace non si implora: si conquista. Che la Palestina non è una causa lontana: è lo specchio della nostra stessa dignità, calpestata da chi vuole trasformare la società in un deserto di obbedienza.
Se qualcuno pensava di poter reprimere o zittire, la risposta è arrivata chiara: le piazze d'Italia non si arrendono. E la Lotta Continua...