Atterrata a Gedda con il piglio delle grandi occasioni e la retorica già pronta per il pubblico de noantri, Giorgia Meloni inaugura il suo blitz mediorientale tra Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Due giorni intensi, dicono da Palazzo Chigi. Intensissimi, verrebbe da aggiungere, soprattutto sul piano della narrazione... di genere fantasy.
Infatti, se si guarda alla sostanza, più che una missione diplomatica di peso, quella della premier italiana è solo una tournée ben confezionata per uso e consumo domestico: un viaggio costruito per dimostrare ai suoi elettori che contro la crisi energetica “qualcosa si sta facendo”, anche quando quel qualcosa è catalogabile più a una pagliacciata di dubbio gusto che a un reale intervento politico.
Fonti ufficiali di Palazzo Chigi - come al solito non avendo il senso né della misura, né del ridicolo - parlano di evento storico: la prima visita di un leader occidentale in Medio Oriente dall’inizio del conflitto. La prima di Ue, G20 e Nato, si precisa con enfasi. Una formula che serve a inorgoglire i propagandisti alla Bruno Vespa e i loro ascoltatori, ma che nella pratica si traduce in un dato molto più semplice: nessun leader occidentale aveva particolare urgenza di andarci, sapendo che tanto non servirebbe a niente.
Inoltre, le finalità del viaggio sono classificabili come il nulla elevato all'ennesima potenza: rafforzare la sicurezza energetica nazionale, consolidare i rapporti con i Paesi del Golfo, ribadire il sostegno contro gli attacchi iraniani. Tutto giusto, sulla carta. Peccato che siano obiettivi che con la risoluzione della crisi in atto c'entrano, sì e no, come il classico cavolo a merenda.
L'obiettivo, per Meloni, non è tanto quello che si potrebbe concordare nei palazzi di Gedda, Doha o Abu Dhabi. Il punto è ciò che accade a Roma, o meglio nella percezione pubblica dell'elettorato italiano. Perché questa missione risponde unicamente a un’esigenza interna: quella di dare l’impressione di un’Italia attiva, presente, centrale nel risolvere una crisi che non può assolutamente risolvere... non avendo alcun ruolo per farlo!
Una viaggio inutile di una premier, poverina, che per rinvigorire la propria immagine tra gli italani ha bisogno di alimentare costantemente l’idea di un Paese tornato protagonista sulla scena internazionale. Anche quando la realtà racconta una storia diversa, fatta di marginalità e di iniziative che raramente incidono davvero sugli equilibri globali.


