Oggi, 21 gennaio 2026, il presidente statunitense Donald Trump è intervenuto al World Economic Forum di Davos, in un clima di forte tensione con gli alleati europei, portando al tavolo dei decisori mondiali il dibattito sul Modello Economico occidentale, vantando i risultati del primo anno della sua amministrazione e invitando i leader europei a emulare il modello economico statunitense per uscire dalla stagnazione.
Ma come stanno davvero le cose? Come sta in salute l'America, la terra delle opportunità e dell'abbondanza? E Trump sta davvero dando la scossa come lui dice?
La spesa federale USA (fonte Center on Budget and Policy Priorities - CBPP) è passata da ~6,800 mld USD con il democratico Biden alla presidenza a ~7,000 mld USD sotto Trump.
La spesa per la Difesa, viceversa, è leggermente calata, passando dai ~886 mld USD del 2024 ai ~884 mld USD del 2025, mentre la spesa federale "non-defense" è salita dai ~5,900 mld USD ai ~6.100 mld USD.
Nel dettaglio la Mandatory Spending (totale), che comprende Social Security, Medicare, Medicaid e altri programmi obbligatori, è salita da ~4,100 mld USD a ~4,300 mld USD.
Più precisamente, la Social Security è cresciuta da ~1,500 a ~1,600 mld USD, il Medicare da ~900 a ~1,000 mld USD e il Medicaid da ~600 a ~700 mld USD.
Andando alla Non‑Defense Discretionary Spending (NDD), nessuna variazione dal 2024 a 2025 per i Servizi sociali e sicurezza economica (~134 mld USD), Ordine pubblico e Polizia (~117 mld USD), Assistenza sanitaria per Veterani (~117 mld USD), Pubblica salute & ricerca (~104mld USD )
Forte incremento per gli altri NDD (istruzione, trasporti, ambiente, ecc.), con una spesa nel 2024 di ~488 mld USD cresciuta a ~623 mld USD, nel 2025.
Quanto all'economia, le proiezioni governative e di amministrazione indicano una forte espansione del PIL nel 2026, con previsioni di crescita tra 4% e 5–6% nel primo trimestre del 2026, secondo autorità governative e dichiarazioni ufficiali. (Reuters)
La forza lavoro e l’occupazione restano relativamente forti; molte aree economiche statunitensi riportano crescita dell’attività lavorativa e stabilità dei livelli occupazionali. (Reuters)
Il tasso di disoccupazione si mantiene basso nei dati più recenti pubblici, attorno al 4–4,5%, con variazioni su base mensile. (Bureau of Labor Statistics)
Occupazione stabile o leggermente in crescita, sebbene con alcune debolezze in comparti specifici, come diminuzioni di occupazione nel settore manifatturiero nel 2025. (The Washington Post)
L’export ha contribuito positivamente alla crescita economica nel 2025, con un ruolo nel sostenere l’espansione del PIL nel terzo trimestre. (Reuters)
Tuttavia, tensioni commerciali e dazi possono frenare la dinamica dell’export nel medio termine, secondo analisi econometriche e discussioni politiche correnti. (arXiv)
Alcuni fattori di incertezza permangono legati alla politica commerciale internazionale e alle ritorsioni tariffarie.
L’inflazione complessiva è in calo rispetto ai picchi, ma resta al di sopra dell’obiettivo del 2% della Federal Reserve, con dati recenti intorno al ~3% all’ingrosso e simili nei prezzi al consumo. (MarketWatch)
In sintesi, l’economia statunitense nel 2025–2026 mostra un quadro complessivamente di crescita con alcuni segnali di rischio, soprattutto sulla inflazione persistente e sulle interazioni commerciali globali, mentre occupazione ed export continuano a sostenere l’espansione economica.
Ma allora, quale è il problema?
Il problema è che quando venne eletto Obama il deficit federale annuale era di ~ $455–460 miliardi USD, salito a ~ $585-$665 quando lasciò la Casa Bianca, poi cresciuto di
~$3.100 miliardi di USD a fine mandato di Trump, spinto dalla pandemia di COVID‑19, calato a ~ $1.800 miliardi di USD sotto Biden e rimasto tale in questo primo anno di Trump.
Peggio ancora per il debito pubblico lordo totale (gross debt) degli Stati Uniti che prima di Obama era di ~$10.02 trilioni USD e dopo Obama arrivava a ~$19.57 trilioni USD, salendo a ~$26.95 trilioni USD sotto Trump ed esplodendo con Biden a oltre $37 trilioni (record) e in crescita con Trump. (fonte The Balance; Scottsdale Bullion & Coin)
Guardando i numeri della spesa federale e del deficit sotto Trump emerge un quadro ambivalente.
Da un lato l’economia statunitense mostra segnali di crescita con PIL in espansione, occupazione relativamente stabile e export che contribuisce positivamente, mentre inflazione e mercato del lavoro non danno allarmi immediati.
Dall’altro lato, il il debito pubblico totale sotto Biden aveva raggiunto livelli eccezionali e con Trump il trend sembra essere solo rallentato, ma non c'è un'inversione di tendenza.
Questo squilibrio tra crescita economica e indebitamento solleva dubbi sulla sostenibilità di lungo periodo, perché sebbene la crescita e l’occupazione siano solide nel breve termine, l’accumulo di debito e deficit elevati rappresenta un fattore di vulnerabilità fiscale e previdenziale.
In sintesi, il modello Trump evidenzia la capacità di stimolare l’economia e sostenere la spesa sociale e infrastrutturale, ma al prezzo di un indebitamento record che potrebbe limitare la flessibilità futura del governo e aumentare i rischi economici strutturali.
A confronto con gli Stati Uniti, l’Europa mostra un quadro più complesso e meno dinamico.
Per rafforzarsi, l’Europa dovrebbe puntare su tre direttrici principali: aumentare gli investimenti in infrastrutture e innovazione per stimolare la crescita di lungo termine, migliorare la flessibilità del mercato del lavoro per aumentare produttività e occupazione, e armonizzare politiche fiscali e finanziarie tra Stati membri per consentire una maggiore resilienza a shock economici esterni.
Parallelamente, l'Unione Europea ha urgenza di ridurre la frammentazione regolatoria e incentivare l’integrazione digitale e tecnologica per migliorare la competitività internazionale e, soprattutto, la coesione tra gli europei.
Il rafforzamento non può prescindere da una gestione equilibrata del debito dei singoli paesi e da riforme strutturali che aumentino la produttività e la sostenibilità dei sistemi di welfare, senza dipendere eccessivamente dalla spesa pubblica e dal ricorso a deficit elevati come negli Stati Uniti.

