La commissione di Vigilanza della Camera del Congresso degli Stati Uniti ha pubblicato 20.000 pagine di documenti provenienti dai documenti di Jeffrey Epstein, tra cui alcuni che fanno riferimento al presidente Trump.

I democratici della commissione hanno rilasciato tre scambi di e-mail relativi a tali documenti. Uno dei tre scambi pubblicati dai democratici riguarda Epstein, condannato per reati sessuali e morto nel 2019, e la sua socia Ghislaine Maxwell.

In un'e-mail inviata da Epstein a Maxwell nell'aprile 2011 si legge : "Voglio che tu capisca che quel cane che non ha abbaiato è Trump... [La vittima] ha trascorso ore a casa mia con lui".I democratici affermano che le email "rappresentano un duro colpo per la copertura di Epstein da parte della Casa Bianca".

Trump ha sempre negato qualsiasi illecito in relazione a Epstein : la Casa Bianca afferma che la pubblicazione dei tre scambi di email crea una "narrativa falsa". La Casa Bianca afferma inoltre che la "vittima" a cui si fa riferimento nelle email di Epstein-Maxwell è "la defunta Virginia Giuffre, che ha ripetutamente affermato che il presidente Trump non era coinvolto in alcun illecito".


C'è un odore di marcio che torna a salire dalle fogne della politica americana, e questa volta nessuno potrà far finta di non sentirlo. Le nuove email rese pubbliche dai Democratici alla Camera mettono Donald Trump di nuovo sotto una luce sinistra: Jeffrey Epstein — sì, quello stesso Epstein condannato per traffico sessuale di minori trovato morto in cella nel 2019 — scriveva che l'allora tycoon "sapeva delle ragazze" e che aveva persino chiesto a Ghislaine Maxwell di "fermare tutto".

E non è finita. Un altro messaggio del 2011 parla chiaro: Trump avrebbe "passato ore a casa di Epstein" con una delle vittime. Nome oscurato, certo, ma l'implicazione è devastante. Trump, come sempre, nega tutto. Grida alla farsa, al complotto, al linciaggio politico. Ma il punto non è più se lo neghi: è che troppe volte ha negato ciò che poi è stato smentito dai fatti.

L'amministrazione Trump — e ora anche la leadership repubblicana del Congresso — continua a resistere con un silenzio che puzza di omertà, opponendosi alla pubblicazione completa dei fascicoli Epstein. Perché? Se non c'è nulla da nascondere, perché tenere chiusi quei documenti?

Nel frattempo, il nuovo ingresso in Congresso della democratica Adelita Grijalva potrebbe essere la chiave per forzare finalmente la mano e costringere la Camera a votare sulla desecretazione totale degli atti. Ma i repubblicani, da Trump a Mike Johnson, sembrano voler proteggere quei file come se fossero reliquie sacre.

L'ipocrisia è lampante: lo stesso partito che si riempie la bocca di "law and order" è quello che blocca la verità su uno dei peggiori scandali sessuali della storia americana. E mentre i sostenitori di Trump si spaccano — molti dei quali chiedono trasparenza per la prima volta — il silenzio della Casa Bianca pesa come un macigno.

È ora di smettere di fingere che Epstein sia stato un "caso isolato". È stato un sistema, una rete di potere e denaro che ha coinvolto uomini troppo influenti per finire davvero davanti a un giudice. E ora che le email parlano, chi cerca ancora di coprire tutto dimostra solo una cosa: la paura della verità.

Perché se anche solo una parte di ciò che emerge da queste corrispondenze è reale, allora la domanda non è più "chi sapeva", ma "chi sta ancora proteggendo chi".



Crediti immagine: CNN
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