Meloni al Meeting di Rimini: niente di nuovo dalla propagnada (post) fascista
Un translucida Giorgia Meloni, al Meeting di Rimini, si porta a casa la standing ovation della platea. Ma davvero basta un applauso per certificare che l'Italia sia "un modello di stabilità" e che all'estero non ci considerino più "la grande malata d'Europa"? O è la solita narrazione da campagna elettorale permanente, che non finisce mai?
La premier ha parlato di "nuovi mattoni" per il Paese, ma la realtà è che i cantieri veri – da quelli della sanità a quelli delle infrastrutture – arrancano. Sul debito pubblico, poi, sbandiera i tassi "in linea con la Francia", ma tace sul fatto che a reggere i conti italiani è ancora la BCE e non certo qualche miracolo del governo.
Sull'Ucraina, Meloni si è messa la medaglia per la proposta della garanzia NATO (articolo 5), ma la verità è che l'Italia conta come il due di picche: le decisioni vengono prese a Washington, Berlino e Parigi, non certo a Roma. E mentre rivendica coraggio diplomatico, non spende una parola sulle conseguenze interne della guerra – inflazione, bollette, crisi industriali – che i cittadini pagano sulla loro pelle.
Non è mancata la solita crociata contro i giudici "politicizzati": il problema, secondo lei, non è che i tribunali boccino provvedimenti raffazzonati e incostituzionali, ma che osino opporsi al "volere del popolo" (cioè al suo). Una narrativa vecchia come il populismo stesso: quando la legge non torna utile, si accusa chi la fa rispettare.
Capitolo immigrazione: Meloni ha ribadito il mantra del "fermiamo gli scafisti". Ma i numeri degli sbarchi, nonostante i famosi accordi con l'Albania e la Tunisia, parlano chiaro: non è cambiato nulla. A cambiare, semmai, sono le vite di chi finisce nei centri di detenzione, usati come vetrina politica.
Poi l'elogio della famiglia "tradizionale" e la sparata contro la gestazione per altri. Qui Meloni non perde occasione per dividere: invece di discutere seriamente di natalità, lavoro precario e stipendi da fame, preferisce evocare il fantasma dell'utero in affitto, in modo da creare un nemico su cui aggregare il consenso.
Sul lavoro e il fisco, ha elencato misure come se fossero rivoluzioni. Ma il cuneo fiscale "tagliato" lascia buste paga ancora misere, e il ceto medio che dice di voler aiutare è lo stesso che continua a soffrire per mutui, inflazione e servizi pubblici tagliati... a partire dalla sanità.
Infine, la riforma del premierato, presentata come la chiave della stabilità: in realtà è un tentativo di blindare il potere nelle mani di chi governa, riducendo i contrappesi istituzionali. Un'ossessione che ha origine da Colle Oppio, non certo una soluzione per migliorare il modo di governare.
Non è mancata neppure la solita tirata ipocrita, quanto totalmente inutile sul genocidio in corso a Gaza:
"Non abbiamo esitato un solo minuto a sostenere il diritto all'autodifesa di Israele dopo l'orrore del 7 ottobre ma allo stesso tempo non possiamo tacere ora di fronte a una reazione che è andata oltre il principio di proporzionalità mietendo troppe vittime innocenti arrivando a coinvolgere anche le comunità cristiane. … Condanniamo l'uccisione dei giornalisti a Gaza, inaccettabile attacco alla libertà di stampa e a tutti coloro che rischiano la vita per raccontare l'orrore della guerra. Chiediamo a tutte le nazioni di fare pressione su Hamas per rilasciare gli ostaggi e chiediamo a Israele di cessare gli attacchi, di fermare l'occupazione militare di Gaza, di porre fine all'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, di consentire l'accesso degli aiuti nella Striscia, di partire dalle proposte dei Paesi arabi per trovare una soluzione".
E di FARE azioni concrete per fermare uno Stato genocidario? Di questo la translucida Meloni non ne ha parlato, perché non lo ha mai neppure ipotizzato.
Insomma, al Meeting Meloni ha parlato di un'Italia "forte, fiera e autorevole". Ma fuori da quella sala, l'Italia resta fragile, divisa e costantemente in affanno. E le standing ovation servono a poco: l'applauso non paga le bollette, non cura gli ospedali, non riempie i frigoriferi e non ferma uno Stato canaglia come quello di Israele dal continuare a massacrare civili.