L'aggressione e l'umiliazione inflitte a due carabinieri italiani a Ramallah non sono un episodio marginale né una provocazione casuale. Sono l'espressione brutale di un sistema di potere che in Cisgiordania agisce senza freni, senza legge e senza paura di conseguenze. Un sistema che ha un nome preciso: il regime dei coloni ebrei, protetti, armati e legittimati dallo Stato di Israele.

Un colono che insulta e intimidisce rappresentanti delle istituzioni italiane lo fa perché sa di poterlo fare. Sa che nessuno lo fermerà, che l'esercito israeliano chiuderà un occhio e che il potere politico lo coprirà. Questa non è arroganza individuale: è impunità strutturale.

Se questo è ciò che accade davanti a osservatori internazionali e a militari stranieri, è facile immaginare cosa subiscano ogni giorno i palestinesi. In Cisgiordania la violenza dei coloni non è un'eccezione, è la regola: terre rubate, case rase al suolo, villaggi assediati, aggressioni quotidiane, ragazzi picchiati, arrestati, terrorizzati. Tutto questo avviene sotto la protezione dell'esercito israeliano, che invece di difendere i civili spesso affianca gli aggressori.

Parlare di “conflitto” è una mistificazione. Qui c'è un'occupazione illegale e un sistema coloniale che impone il dominio di una parte sull'altra attraverso la forza. I coloni non sono fanatici isolati: sono un pilastro del governo Netanyahu, rappresentati direttamente da ministri come Ben Gvir e Smotrich, figure che teorizzano apertamente l'espulsione dei palestinesi e l'annessione totale della Cisgiordania.

E mentre tutto questo accade, il governo Meloni continua a considerare Israele un alleato privilegiato. Si indigna quando vengono colpiti due carabinieri italiani, ma ignora deliberatamente il fatto che quella stessa violenza è la quotidianità imposta ai palestinesi da anni. È un'indignazione selettiva, ipocrita, funzionale solo alla difesa dei propri uomini, non dei principi che si dice di rappresentare.

Difendere Israele “a prescindere” significa accettare che un governo estremista possa violare il diritto internazionale, proteggere gruppi violenti e umiliare persino i rappresentanti di Stati amici senza pagarne il prezzo. Significa essere complici.

La verità è semplice e scomoda: finché l'occupazione continuerà, la violenza continuerà. Non basteranno comunicati diplomatici né richiami formali. Servono sanzioni, la sospensione dei rapporti commerciali e politici, una presa di distanza netta dal governo Netanyahu e dai suoi coloni-armati.

Tutto il resto è propaganda.
E oggi, davanti a quanto accaduto a Ramallah, anche l'Italia non può più fingere di non vedere.