Uscito nel 1991, Lanterne Rosse ha consacrato Zhang Yimou come leader della "Quinta Generazione" del cinema cinese. Nonostante il bando governativo in patria, il film è diventato un’epifania mondiale, trionfando a Venezia e dominando la critica americana prima dello storico duello agli Oscar 1992 con Mediterraneo.
La trama segue la giovane Songlian (Gong Li) che, caduta in miseria, diventa la quarta sposa del facoltoso Chen. Intrappolata in un palazzo trasformato in prigione geometrica, la ragazza subisce il rituale ossessivo delle lanterne, simbolo di privilegi effimeri e competizione feroce tra concubine. La perfezione formale di Zhang Yimou trasforma l'architettura in uno strumento di oppressione: il volto del patriarca resta invisibile, rendendo il potere un’entità astratta e onnipresente che annienta l'intelletto fino alla follia.
Rivederlo oggi significa riscoprire un’allegoria politica spietata e universale sulla tirannia e sul controllo dei corpi. Tra curiosità produttive — come la ricerca cromatica del "rosso perfetto" — e la performance viscerale di Gong Li, l’opera rimane un pilastro del cinema d’autore, capace di unire una bellezza voluttuosa a una lucidità critica che sfida i decenni.


