L' "articolo" a firma di tale Samuel Capelluto sulla rivista Shalom non è informazione, è un comunicato dell'ufficio stampa dell'IDF travestito da giornalismo. Il tono trionfalistico, la narrazione unilaterale e l'assenza di qualsiasi verifica indipendente rivelano un chiaro intento propagandistico.

Si accetta come oro colato ogni "prova" fornita dall'esercito israeliano — prove che nessun organo terzo sembra aver visionato o validato — e si liquida preventivamente qualsiasi voce critica (ONU, ONG, associazioni per la libertà di stampa) come se fossero utili idioti di Hamas.

Non c'è traccia di contestualizzazione sul fatto che Gaza è un'area sotto assedio e bombardamento costante, dove giornalisti locali sono tra le poche fonti dirette sul terreno e dove "neutralizzazioni" di reporter da parte di Israele sono già state condannate da organismi internazionali. Invece qui si rovescia la realtà: l'uccisione di un giornalista diventa una "legittima operazione mirata", e il messaggio finale è una giustificazione preventiva per colpire chiunque, anche sotto protezione civile o professionale, se Israele lo ritiene "terrorista".

Il risultato? Un testo che non informa, ma supporta il credo dell'ebreo romano nel confortarlo ad accettare come dovuta e pertanto normale la soppressione fisica di giornalisti e la cancellazione del diritto di cronaca, riducendo ogni voce palestinese a "propaganda armata". Un giornalismo così è il contrario della libertà di stampa: è la sua caricatura.

Naturalmente, chiunque denunci una propaganda tanto malfatta quanto schifosa (sono oltre 200 i giornalisti palestinesi tra uccisi e assassinati dall'esercito dello Stato ebraico a Gaza) è definito antisememita, un'accusa che deve di per sé essere considerata sentenza e che vale come scudo per giustificare qualsiasi mistificazione.