Cosa succede quando il mondo del diritto incontra quello del judo?

È una domanda che può sembrare insolita, ma trova una risposta sorprendentemente naturale ascoltando le parole di Angela Fortuna, ospite del nuovo episodio del podcast Ippon – Storie dal tatami.

Avvocato cassazionista, mediatrice, formatrice in tecniche di negoziazione e docente per la FIJLKAM, Angela Fortuna ha costruito un percorso professionale che ruota attorno a un tema centrale: il conflitto.
Ma la cosa più interessante è come questo tema si ritrovi, con la stessa forza, anche sul tatami.

Nel judo il conflitto non è qualcosa da evitare.
Non è un errore.

 Diventa un linguaggio.

Un linguaggio fatto di corpo, di equilibrio, di relazione.

Nei suoi libri — Il Maestro è nell’Anima, Il Maestro è nell’Anima – Volume II e Il judo che ho vissuto — questo concetto emerge con grande chiarezza: il vero insegnamento non passa solo attraverso la tecnica, ma attraverso la relazione tra maestro e allievo.

Il maestro, in questo senso, non è semplicemente colui che corregge un movimento.
È una guida.
Una presenza.

È chi ti aiuta a leggere quello che stai vivendo, anche quando non hai ancora le parole per farlo.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più importanti del judo, soprattutto quando si lavora con bambini e ragazzi: la possibilità di crescere all’interno di una relazione educativa forte, autentica, basata sul rispetto reciproco.

Oggi si parla spesso di competenze trasversali, di gestione delle emozioni, di capacità di stare nelle relazioni.
Sul tatami, tutto questo accade in modo naturale.

È parte del percorso.

Ogni incontro, ogni randori, ogni confronto con un compagno è una forma di dialogo. A volte intenso, a volte faticoso, ma sempre educativo. E proprio come accade nella vita, non vince chi “spinge di più”, ma chi sa ascoltare, adattarsi, trovare il momento giusto.

È qui che il judo diventa qualcosa di più di uno sport.

 Si impara a perdere senza sentirsi sconfitti.
Si impara a vincere senza sentirsi superiori.
Si impara, soprattutto, a stare nel confronto senza paura.

Ed è un apprendimento che resta.

Resta a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana.

L’incontro con Angela Fortuna ci ricorda proprio questo: che il judo non è solo una pratica fisica, ma uno strumento educativo potente, capace di formare persone prima ancora che atleti.

E forse, oggi più che mai, è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

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