Mentre il Stadio Diego Armando Maradona ospita l’ultima partita stagionale contro l'Udinese, l'attenzione si sdoppia inevitabilmente tra il campo e il compleanno dell'uomo che ha riscritto la storia moderna del calcio partenopeo.

Oggi, 24 maggio 2026, il presidente Aurelio De Laurentiis compie 77 anni. Coincidenza vuole che questa ricorrenza cada proprio nei novanta minuti che segnano l'addio ufficiale di Antonio Conte, pronto a salutare la panchina azzurra dopo aver arricchito la bacheca (e l'infermeria) del club.

Si chiude un ciclo tecnico, se ne aprirà un altro, ma la lezione profonda di questi ventidue anni è solo una: nel calcio i direttori d'orchestra cambiano, i calciatori sfilano, ma la vera e intramontabile garanzia per il popolo napoletano rimane lui, "DeLa".

Per capire la grandezza della continuità aziendale e sportiva di De Laurentiis bisogna riavvolgere il nastro al 2004.
Il produttore cinematografico azzardò un investimento in una piazza che sembrava calcisticamente morta, acquistando dalle aule del tribunale fallimentare una squadra quasi radiata, ridotta a un titolo sportivo cartaceo, senza strutture e, letteralmente, senza neanche i palloni per potersi allenare.

Da quell'inferno della C2, muovendosi con l'intelligenza di chi sa di dover prima di tutto studiare e aggiornarsi sulle regole del calcio moderno, il presidente ha scalato le gerarchie del pallone italiano. Lo ha fatto azzeccando gli uomini giusti per la ricostruzione, come Pierpaolo Marino in dirigenza ed Edy Reja in panchina, e valorizzando dal nulla giocatori semisconosciuti o scartati da altri club.

Una volta stabilizzato il Napoli nella zona centrale della Serie A, Aurelio non si è accontentato del ruolo di comprimario.
Ha alzato la posta chiamando Rafa Benítez, una mossa che ha catapultato l'ambiente in una dimensione internazionale fino a quel momento impensabile per una realtà reduce dal fallimento.
Poi ha scommesso sul genio allora sottovalutato di Maurizio Sarri, l'uomo che ha plasmato il "sarrismo", regalando a Napoli e all'Europa intera il gioco più bello, armonioso e spettacolare del pianeta.

La sublimazione di questa visione gestionale è arrivata con i trionfi più recenti. Valorizzando i reduci di quel nucleo storico e innestando anno dopo anno nuove intuizioni di mercato, De Laurentiis ha conquistato prima lo storico terzo scudetto con Luciano Spalletti e, successivamente, un altro tricolore memorabile sotto la guida di Antonio Conte.
Una filosofia che non ha mai smesso di unire il profondo senso di appartenenza partenopea alla ricerca dell'intrattenimento e dello spettacolo, scoprendo e lanciando nell'olimpo del calcio mondiale una costellazione di campioni straordinari: da Hamsik, Lavezzi e Cavani fino a Koulibaly, Jorginho, Lobotka, Higuain, Di Lorenzo, Kim, Osimhen e Kvaratskhelia.

Questo è il ritratto di un presidente dal carattere d'acciaio, capace di rifiutare offerte d'acquisto da 3 miliardi di euro arrivate dall'estero per amore della sua creatura e di una città che sente sua.
È l'imprenditore che continua a combattere la sua battaglia anche contro la miopia di un Comune che non riesce ancora a comprendere come a una società sportiva globale serva urgentemente uno stadio di proprietà, moderno e all'altezza dei palcoscenici europei.

Perché alla fine, al di là dei moduli tattici e dei bilanci societari, la storia d'amore tra Aurelio De Laurentiis e Napoli racconta qualcosa di molto più grande: racconta la riscossa di un intero popolo.
Con la sua visione d’acciaio e il suo orgoglio indomito, il presidente non ha solo risanato una società di calcio, ma ha restituito a una città intera la dignità del primato, dimostrando al mondo che a Napoli si può vincere restando sovrani del proprio destino.

Ha difeso i colori azzurri come un patrimonio di famiglia, trasformando la passione viscerale dei vicoli in un'eccellenza globale invidiata ovunque.

Oggi che il Maradona si stringe intorno alla squadra per l'ultima volta in questo campionato, il ringraziamento dei veri tifosi si fa coro unanime dei veri partenopei: grazie, caro Presidente, per averci fatto piangere di gioia, per averci difeso dai giganti e per aver inciso il nome di Napoli nell'olimpo del calcio.
Tanti auguri di buon compleanno a un vero, emerito custode della napoletanità, con la certezza che il meglio deve ancora venire.