Presentato all'82ª Mostra di Venezia, l'adattamento di François Ozon del capolavoro di Camus è un’operazione di audacia intellettuale che trascende la semplice trasposizione. Ambientato in una Tangeri coloniale degli anni '30, il film segue l'apatia di Meursault, interpretato da un monumentale Benjamin Voisin. La sua recitazione per sottrazione trasforma l'indifferenza in una "innocenza mostruosa", sorretta dal contrappunto terreno di Pierre Lottin.

Ozon evita il dramma psicologico per abbracciare l'Assurdo: l'uccisione dell'arabo sotto una luce zenitale accecante diventa il presagio del collasso di un impero. La regia, fatta di simmetrie rigorose e distacco entomologico, trasforma lo spazio in una prigione esistenziale, mentre la fotografia bruciata dai bianchi eleva il sole a vero antagonista. Un’opera tragicamente umanista che rifiuta facili redenzioni, confermandosi un pilastro della stagione dei premi e una riflessione necessaria sulla verità nuda dell’individuo di fronte al vuoto del mondo contemporaneo.