Economia

“Lavorare fino alla tomba”: il grande silenzio sulle pensioni!

C’è un silenzio che negli ultimi anni è diventato assordante. È il silenzio sulla questione previdenziale, un tema che riguarda milioni di lavoratori ma che sembra essere scomparso dall’agenda politica, sindacale e perfino dal dibattito pubblico. Eppure parliamo del futuro di intere generazioni, della possibilità di vivere una vecchiaia dignitosa dopo decenni di lavoro, sacrifici e contributi versati allo Stato.

Le riforme Dini e Fornero hanno cambiato radicalmente il sistema previdenziale italiano: assegni più bassi, pensioni calcolate con criteri sempre meno favorevoli e un’età pensionabile progressivamente innalzata fino a sfiorare i 70 anni. Una trasformazione presentata come inevitabile in nome della sostenibilità dei conti pubblici, ma che nei fatti ha scaricato il peso della crisi economica e demografica sui lavoratori.

Negli anni passati la politica aveva fatto delle pensioni un terreno di scontro acceso. Oggi, invece, sembra dominare una convergenza silenziosa: governo, opposizione e organizzazioni sindacali evitano accuratamente di affrontare il nodo centrale. Il governo Meloni, che prima delle elezioni prometteva maggiore flessibilità in uscita e il superamento della rigidità della legge Fornero, una volta arrivato a Palazzo Chigi ha progressivamente accantonato il tema. Dall’altra parte, l’opposizione appare timida, incapace di avanzare una proposta forte e credibile. E anche il sindacato, un tempo protagonista delle grandi battaglie sociali, sembra aver perso incisività su una questione che tocca direttamente il mondo del lavoro.

La sensazione diffusa è che l’obiettivo reale sia uno solo: rinviare sempre di più l’uscita dal mondo lavoro per ridurre la spesa pensionistica, confidando, nella ‘speranza di morte’ più che di vita, che pochi riescano a tagliare il fatidico traguardo dei 70 anni!
Insomma, si lavora più a lungo, spesso in condizioni difficili, con stipendi che in molti casi non consentono neppure di costruire una pensione adeguata. È il paradosso italiano: tra i salari più bassi d’Europa e una delle età pensionabili più alte. Una combinazione che genera precarietà, frustrazione e sfiducia nel futuro.

Ma l’aspetto più preoccupante è forse un altro: la rassegnazione dei lavoratori stessi. Si protesta poco, ci si mobilita raramente, si subisce in silenzio. Come se l’idea di lavorare fino a tarda età fosse ormai diventata inevitabile, quasi naturale. E invece non dovrebbe esserlo. Perché una società giusta non può limitarsi a chiedere sempre di più a chi lavora senza garantire sicurezza economica e qualità della vita nel momento della pensione.

Difendere il diritto a una pensione equa non significa ignorare i problemi di bilancio dello Stato. Significa, al contrario, riportare al centro una domanda fondamentale: quale idea di società vogliamo costruire? Una società che considera il lavoratore soltanto un costo da comprimere oppure una comunità che riconosce il valore di una vita di lavoro?

Per questo è importante continuare a parlarne, rompere il muro dell’indifferenza e rilanciare una battaglia di civiltà. Chiedere maggiore flessibilità in uscita, pensioni dignitose e tutele reali non è populismo: è una questione di giustizia sociale.

In un Paese dove si lavora sempre di più e si guadagna sempre meno, tornare a discutere di pensioni non è soltanto necessario. È urgente.

Noi ne l nostro piccolo continuiamo a batterci per una pensione giusta in grado di garantire una vecchiaia serena, e abbiamo lanciato la nostra PETIZIONE:

L’Italia è il Paese UE con l’età pensionabile più alta: 67 anni + 6 MESI.

L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi.

Lavoriamo di più, guadagniamo di meno…

DICIAMO NO ALLA FORNERO⛔️

FIRMA LA PETIZIONE>>> https://c.org/f5GrxzGmb8

 

Autore Freeskipper Italia
Categoria Economia
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