Il tema delle pensioni è progressivamente scomparso dal dibattito pubblico. Come abbiamo più volte scritto su queste pagine, sembra che nessuno voglia più affrontarlo. Come se bastasse smettere di parlarne per rinviare un problema che, invece, cresce anno dopo anno. Eppure la sostenibilità del sistema previdenziale non riguarda soltanto chi è già in pensione o chi vi arriverà nei prossimi anni: riguarda il futuro economico, sociale e persino democratico del Paese.
Per questo la puntata "Pensione mai" di PresaDiretta, andata in onda ieri sera su Rai3, ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito una questione che la politica sembra aver colpevolmente archiviato. E forse non è un caso se ciò accade proprio grazie all'impegno di Freeskipper Italia che continua a tenere alta l'attenzione su un tema che interessa milioni di cittadini, ma che continua ad essere ignorato non solo da chi governa, ma dall'intero 'sistema'.
Fa ancora più riflettere il fatto che l'attuale maggioranza avesse costruito parte della propria credibilità sulla promessa di superare la legge Fornero "al primo Consiglio dei ministri". Una promessa rimasta lettera morta. La realtà racconta infatti una storia completamente diversa: non solo la riforma Fornero non è stata superata, ma il progressivo adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita rischia di spingere sempre più avanti il momento della pensione, ben oltre i 67 anni.
Per milioni di lavoratori significa una prospettiva sempre più pesante. Dopo una vita di contributi e sacrifici, il traguardo continua ad allontanarsi, come se 65 anni di età non fossero ancora sufficienti per dire basta!
A rendere questa situazione ancora più difficile da accettare è il divario tra ciò che viene chiesto ai cittadini e ciò che vale per la politica. Mentre i lavoratori devono inseguire una pensione sempre più lontana, continuano a sopravvivere regole diverse per chi siede nelle istituzioni, alimentando la percezione di un sistema fondato su due pesi e due misure, dal momento che la politica matura la pensione dei propri eletti a 65 anni e addirittura a 60 anni nel caso di due legislature. È inaccettabile chiedere ulteriori sacrifici quando chi li invoca sembra non essere disposto a dare per primo l'esempio.
Così, ancora una volta, il peso dell'equilibrio dei conti pubblici e di quelli dell'INPS ricade sui soliti noti: lavoratori dipendenti e pensionati, le categorie che già sostengono gran parte del carico fiscale e contributivo del Paese.
L'inchiesta di PresaDiretta fotografa con grande efficacia un'Italia che invecchia rapidamente, perde giovani, mantiene salari tra i più bassi d'Europa e continua ad allungare l'età pensionabile. Fenomeni che, sommati, stanno mettendo in crisi il principio stesso su cui si fonda il nostro sistema previdenziale.
Se i lavoratori diminuiscono e i pensionati aumentano, se i contributi versati dai lavoratori vengono spesi per l'assistenza e non per la previdenza, quell'equilibrio inevitabilmente si rompe. Non è una previsione pessimistica, ma una realtà già sotto gli occhi di tutti. In regioni come il Molise i pensionati sono ormai più numerosi degli occupati. Un dato che racconta meglio di qualsiasi slogan la profondità della crisi demografica e produttiva che il Paese sta vivendo.
Il quadro diventa ancora più preoccupante se si guarda alla fuga dei giovani. Nel 2024 oltre 156 mila persone hanno lasciato l'Italia. Non partono soltanto i neolaureati: se ne vanno anche trentenni e quarantenni, professionisti, lavoratori qualificati e intere famiglie che cercano all'estero stipendi migliori, servizi più efficienti e prospettive di vita che qui non riescono più a trovare. Ogni persona che lascia il Paese rappresenta una perdita di competenze oggi e di contributi previdenziali domani.
Come se tutto questo non bastasse, ogni anno l'evasione contributiva sottrae tra i 10 e i 12 miliardi di euro alle casse dello Stato. Risorse preziose che potrebbero rafforzare il sistema pensionistico, garantire maggiore equità e alleggerire il peso su chi i contributi li versa fino all'ultimo centesimo. Anche su questo fronte, però, i risultati continuano a essere insufficienti.
La verità è che la questione previdenziale non può essere affrontata semplicemente continuando ad aumentare l'età pensionabile. La sostenibilità del sistema si costruisce creando lavoro stabile e ben retribuito, aumentando i salari, contrastando seriamente l'evasione fiscale e contributiva, sostenendo la natalità, separando finalmente la previdenza dall'assistenza e creando le condizioni perché i giovani possano scegliere di restare in Italia. Senza separare la previdenza dall'assistenza, senza nuovi lavoratori e senza un'occupazione di qualità, nessuna riforma potrà garantire il futuro delle pensioni.
PresaDiretta ha avuto il merito di rompere un silenzio che dura ormai da troppo tempo. Perché le pensioni non sono un problema che riguarda soltanto i pensionati, ma il futuro dell'intero Paese.
La politica ha il dovere di affrontare questa emergenza con serietà. Ma ha soprattutto il dovere di dare l'esempio. Non si può continuare a chiedere ai cittadini di lavorare sempre più a lungo mentre sopravvivono privilegi che alimentano sfiducia e un profondo senso di ingiustizia.
Il tempo delle promesse è finito. È arrivato il momento delle scelte, della responsabilità e, soprattutto, della coerenza.
Il tema delle pensioni è progressivamente scomparso dal dibattito pubblico. Come abbiamo più volte ripetuto su queste pagine, di pensioni non ne parla più nessuno.
Come se bastasse non parlarne per rinviare un problema che, invece, cresce di anno in anno. Eppure la sostenibilità del sistema previdenziale non riguarda soltanto chi è già in pensione o chi vi andrà nei prossimi anni: riguarda il futuro economico, sociale e persino democratico del Paese.
Ma ieri sera su Rai3, forse anche grazie a Freeskipper Italia che sta cercando di smuovere un pò le acque, è andata in onda la puntata "Pensione mai" di PresaDiretta, che ha avuto il grande merito di riportare sotto i riflettori una questione che la politica sembra aver archiviato.
E dire che proprio l'attuale maggioranza aveva costruito parte della propria credibilità sulla promessa di superare la legge Fornero "al primo Consiglio dei ministri". Una promessa completamente disattesa.
La realtà racconta una storia diversa. Non solo la riforma Fornero non è stata superata, ma il progressivo adeguamento dell'età pensionabile alle aspettative di vita ha alzato l'asticella dell'età pensionabile ben oltre i 67 anni, prima di poter lasciare il lavoro. È una prospettiva che pesa sulla stragrande maggioranza dei lavoratori che dopo una vita di lavoro, si sente dire che non basta ancora.
Colpisce, poi, il divario tra ciò che viene chiesto ai cittadini e ciò che vale per la politica. Mentre milioni di lavoratori devono inseguire un traguardo pensionistico sempre più lontano, i parlamentari maturano il diritto al vitalizio secondo regole diverse, con requisiti che continuano ad alimentare il senso di una disparità di trattamento. È difficile chiedere sacrifici quando chi li invoca sembra non essere disposto a condividerli. L'esempio, evidentemente, non sempre viene dall'alto.
E così, ancora una volta, il peso dell'aggiustamento dei conti pubblici e di quelli dell'Inps ricade sui soliti noti: lavoratori dipendenti e pensionati, categorie che già sopportano gran parte del carico fiscale e contributivo del Paese.
L'inchiesta di PresaDiretta descrive con lucidità un'Italia che invecchia rapidamente, perde giovani, alza oltre misura l'asticella dell'età pensionabile e continua ad avere salari tra i più bassi d'Europa. Fenomeni che, sommati, stanno mettendo in crisi un sistema previdenziale fondato sul patto tra generazioni: se i lavoratori diminuiscono e i pensionati aumentano, quell'equilibrio inevitabilmente si incrina. Non è una previsione pessimistica: è una realtà già visibile. In regioni come il Molise il numero dei pensionati ha ormai superato quello degli occupati. È il segnale di una crisi demografica e produttiva che nessuna propaganda può nascondere.
A rendere il quadro ancora più allarmante è la fuga dei giovani. Nel 2024 oltre 156 mila persone hanno lasciato l'Italia. Non partono soltanto i neolaureati. Se ne vanno trentenni e quarantenni, lavoratori qualificati, professionisti, famiglie che cercano all'estero salari migliori, servizi più efficienti e prospettive che qui non trovano più. Ogni giovane che emigra rappresenta una perdita doppia: il Paese perde capitale umano oggi e contributi previdenziali domani.
Come se non bastasse, ogni anno l'evasione contributiva sottrae tra i 10 e i 12 miliardi di euro alle casse dello Stato. Risorse che potrebbero rafforzare il sistema pensionistico, garantire maggiore equità e alleggerire il peso su chi i contributi li versa fino all'ultimo centesimo. Anche su questo fronte, però, i risultati restano ben lontani dalle necessità.
Il punto è che la questione pensionistica non può essere affrontata solo aumentando l'età pensionabile. La vera sostenibilità si costruisce creando lavoro stabile, aumentando i salari, combattendo seriamente evasione fiscale e contributiva, sostenendo la natalità, separando la previdenza dall'assistenza e fermando l'emorragia di giovani che ogni anno lasciano il Paese. Senza nuovi lavoratori e senza una crescita dell'occupazione, nessuna riforma previdenziale potrà reggere nel lungo periodo.
PresaDiretta ha avuto il merito di rompere un silenzio che dura da troppo tempo. Perché le pensioni non sono un problema dei pensionati, ma di tutti gli italiani.
La politica ha il dovere di risolvere i problemi della gente, ma ha soprattutto il dovere di dare l'esempio. Perché non si può chiedere ai cittadini di lavorare sempre più a lungo mentre si mantengono privilegi che alimentano sfiducia e senso di ingiustizia.
Il tempo delle promesse è finito. È arrivato quello delle scelte. E, soprattutto, della coerenza.
L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi.



