A questo punto qualcosa credo debba essere precisato. A poche ore, quasi fosse una risposta, dal richiamo di Mattarella al “reciproco rispetto” tra istituzioni ecco che la Presidente del Consiglio riparte con l’ennesima critica di una sentenza che, dice, essere stata emessa contro il governo.  

Ora, sento spesso dire che si, si possono criticare le sentenze e io invece penso che no, le cose non stiano così. Le sentenze non si criticano se non al bar; si fa altro, previsto per legge. Intanto non capisco come possa qualcuno, anche gravato da grande responsabilità, commentare una sentenza senza ancora aver potuto leggerne il dispositivo e le motivazioni.

Fatico a pensare che un giudice “possa” emettere una sentenza senza che ci siano basi giuridiche per farlo; ed è su queste basi che si può, se si ritiene che non siano corrette o non siano state rispettate, ricorrere secondo le procedure previste. La critica in quanto tale quindi, quella sparata sui media per uno strumentale fine solo politico è non solo dannosa ma pericolosa per tutti. Lungi da me accusare o difendere chicchessia, ognuno risponde da solo e del proprio operato.

Il messaggio, troppo spesso ripetuto, tende però chiaramente a far pensare che un giudice “possa” emettere una sentenza a sentimento o per ideologia o per dispetto, perché avverso a una o altra parte, se non supportato da norme e disposizioni che altri hanno provveduto a stilare.

Su questo si lavori e si corregga se lo si ritiene necessario. Ma, in questo forsennato clima referendario, sparare discredito generalizzato significa avvelenare i pozzi, ma poi l’acqua resta avvelenata per tutti!