La Francia attende con grande attenzione la sentenza che la Corte d'Appello di Parigi pronuncerà martedì nel procedimento che riguarda Marine Le Pen. Il verdetto potrebbe infatti determinare in modo decisivo il quadro politico in vista delle elezioni presidenziali della primavera del prossimo anno, stabilendo se la leader del Rassemblement National potrà candidarsi oppure se sarà esclusa dalla competizione elettorale.
Mai come in questa occasione una decisione giudiziaria ha assunto un peso politico così rilevante. I più recenti sondaggi indicano infatti Marine Le Pen come una delle principali favorite per la conquista della presidenza della Repubblica, dopo anni di crescita elettorale del suo partito. Proprio per questo motivo la sentenza della Corte viene considerata un passaggio destinato ad avere conseguenze ben oltre il piano strettamente giudiziario.
Il procedimento riguarda il caso dell'utilizzo dei fondi destinati agli assistenti parlamentari europei. Nel processo di primo grado, conclusosi nel marzo 2025, Marine Le Pen era stata riconosciuta colpevole di aver diretto un sistema attraverso il quale alcuni collaboratori del partito, che lavoravano stabilmente in Francia per il Rassemblement National, risultavano formalmente assunti come assistenti parlamentari presso il Parlamento europeo a Bruxelles e Strasburgo, con i relativi stipendi finanziati attraverso risorse dell'Unione Europea.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici del primo processo, il partito, che attraversava una fase di difficoltà economiche, avrebbe utilizzato questi fondi europei per sostenere attività politiche nazionali, violando così le regole previste per il finanziamento degli assistenti parlamentari.
Insieme a Marine Le Pen erano stati condannati numerosi dirigenti e funzionari del partito. Venticinque persone erano state inizialmente riconosciute colpevoli, mentre undici di esse, compresa la leader del movimento, hanno successivamente presentato ricorso in appello.
La condanna pronunciata nel 2025 prevedeva due anni di detenzione domiciliare con braccialetto elettronico. L'aspetto più rilevante della sentenza, tuttavia, riguardava l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. A differenza della pena detentiva, questa misura era stata dichiarata immediatamente esecutiva, senza attendere l'esito dell'appello, con la conseguenza di impedire a Marine Le Pen di candidarsi a qualsiasi incarico elettivo.
La leader del Rassemblement National aveva definito quella decisione una scelta politica finalizzata a impedirle di concorrere per la quarta volta all'Eliseo, proprio nel momento in cui appariva più vicina che mai alla possibilità di vincere le elezioni presidenziali. In seguito alle polemiche suscitate dalla sentenza, la giustizia francese aveva fissato un calendario accelerato per il processo d'appello, così da consentire una decisione definitiva prima dell'avvio della campagna elettorale.
Durante il secondo processo le posizioni delle parti sono rimaste sostanzialmente immutate. La difesa ha continuato a chiedere l'assoluzione completa della propria assistita. La procura, invece, ha proposto una lieve riduzione della pena detentiva, chiedendo un anno anziché due con il braccialetto elettronico, ma ha confermato integralmente la richiesta relativa ai cinque anni di ineleggibilità.
La decisione della Corte potrebbe seguire tre strade differenti.
La prima consiste nella conferma sostanziale della sentenza di primo grado, con il mantenimento dell'interdizione quinquennale. In questo caso Marine Le Pen sarebbe automaticamente esclusa dalla corsa presidenziale del 2027.
L'ipotesi opposta sarebbe invece quella dell'assoluzione, scenario ritenuto poco probabile anche da diversi osservatori vicini al Rassemblement National. In questo caso nulla impedirebbe alla leader nazionalista di presentarsi alle elezioni.
Esiste però una terza possibilità, che è quella maggiormente discussa negli ambienti giuridici francesi. La Corte potrebbe infatti modificare parzialmente la sentenza riducendo il periodo di ineleggibilità. Un'eventuale interdizione di due anni, calcolata dalla sentenza originaria del marzo 2025, terminerebbe infatti il 31 marzo 2027, poco più di due settimane prima del primo turno delle elezioni presidenziali previsto per il 18 aprile.
Dal punto di vista strettamente giuridico, questo consentirebbe a Marine Le Pen di candidarsi. Tuttavia resterebbe un altro elemento potenzialmente decisivo. Se la Corte confermasse anche un anno di detenzione domiciliare con braccialetto elettronico, la stessa Le Pen ha più volte sostenuto che una simile misura renderebbe di fatto impossibile svolgere una normale campagna elettorale.
Secondo la leader del Rassemblement National, un candidato alla presidenza deve poter viaggiare liberamente sul territorio nazionale, partecipare a incontri pubblici, visitare mercati, imprese e territori senza dover chiedere autorizzazioni preventive per ogni spostamento.
Ad aumentare ulteriormente l'incertezza vi è la possibilità di un successivo ricorso davanti alla Corte di Cassazione, il massimo organo giudiziario francese.
Qualora la Corte d'Appello dovesse ridurre la durata dell'ineleggibilità consentendo quindi la candidatura, Marine Le Pen potrebbe decidere di non ricorrere ulteriormente, evitando il rischio che la Cassazione, con una decisione prevista nei primi mesi del 2027, ripristini una sanzione più severa.
Diversa sarebbe invece la posizione della procura, che potrebbe anch'essa rivolgersi alla Corte di Cassazione. In tale eventualità Marine Le Pen potrebbe rimanere candidabile per alcuni mesi, salvo poi vedersi nuovamente dichiarare ineleggibile prima delle elezioni, qualora la Cassazione dovesse modificare la decisione della Corte d'Appello.
Queste diverse possibilità hanno alimentato numerose ipotesi sul futuro politico della destra francese.
Alcuni osservatori ritengono che Marine Le Pen abbia ormai iniziato a preparare il passaggio di consegne a Jordan Bardella, attuale presidente del Rassemblement National e figura emergente del partito.
In una recente intervista televisiva, la stessa Le Pen ha dichiarato che, qualunque sia il verdetto, continuerà comunque a difendere le proprie idee politiche, lasciando intendere di considerare ormai possibile anche uno scenario nel quale non sarà lei la candidata all'Eliseo.
Jordan Bardella, che ha trent'anni, rappresenterebbe il naturale sostituto della leader storica del movimento. Anche lui viene oggi indicato dai sondaggi come uno dei favoriti per la presidenza, ma la sua giovane età e la limitata esperienza politica a livello nazionale rappresentano elementi che potrebbero assumere maggiore importanza nel corso della campagna elettorale.
All'interno del Rassemblement National viene spesso sottolineata la complementarità tra le due figure. Marine Le Pen ha costruito negli anni un consenso particolarmente forte tra gli elettori della tradizionale classe operaia e continua a definirsi una leader "né di destra né di sinistra", puntando su un messaggio rivolto agli strati popolari della società francese.
Jordan Bardella, invece, appare più vicino alle posizioni del centrodestra tradizionale sul piano economico e negli ultimi mesi ha intensificato i contatti con il mondo imprenditoriale e con i principali ambienti economici francesi.
Secondo i dirigenti del partito, proprio questa differenza consentirebbe al Rassemblement National di ampliare ulteriormente il proprio elettorato, superando quella soglia che finora gli ha impedito di conquistare la presidenza della Repubblica.
Resta però il fatto che un eventuale passaggio di leadership da Marine Le Pen a Jordan Bardella rappresenterebbe una trasformazione senza precedenti nella storia del movimento. La leader ha ormai alle spalle oltre un decennio di campagne presidenziali e costituisce per molti elettori il principale punto di riferimento del partito. Bardella, pur godendo di una crescente popolarità, non ha ancora affrontato una competizione presidenziale e dovrebbe misurarsi con una sfida completamente nuova.
Per questo motivo il verdetto della Corte d'Appello non determinerà soltanto il destino giudiziario di Marine Le Pen, ma potrebbe incidere profondamente anche sugli equilibri politici francesi e sull'identità della principale forza nazionalista del Paese in vista delle elezioni presidenziali del 2027.


