Il Partito Laburista britannico si prepara a vivere una delle fasi più delicate degli ultimi anni. A Westminster cresce infatti la convinzione che il primo ministro Sir Keir Starmer possa annunciare già lunedì un piano per lasciare la guida del governo e del partito, aprendo la strada a una rapida successione che, salvo sorprese, vede Andy Burnham come candidato largamente favorito.
Fino a pochi giorni fa Starmer aveva sempre ribadito la volontà di restare al proprio posto e di affrontare qualsiasi eventuale sfida interna. Nelle ultime 48 ore, però, il clima politico è cambiato radicalmente e numerosi esponenti dell'esecutivo ritengono ormai concreta l'ipotesi di un passo indietro.
Il governo prepara la transizione
I segnali di un possibile cambio di leadership sono emersi chiaramente anche dalle dichiarazioni del ministro per le Imprese Peter Kyle, intervenuto alla BBC.
Secondo Kyle, il primo ministro farà "ciò che è nel migliore interesse del Paese", aggiungendo che Starmer sta riflettendo attentamente sia sulle difficoltà politiche che sta affrontando sia sulle nuove realtà emerse all'interno del partito.
Parole che molti osservatori interpretano come una conferma indiretta del fatto che una decisione sarebbe ormai imminente.
Un consenso personale sempre più fragile
Le difficoltà di Starmer non nascono improvvisamente. Da mesi cresce il malcontento tra i parlamentari laburisti, molti dei quali ritengono che il problema non sia il partito ma il suo leader.
La convinzione diffusa è che Starmer sia diventato personalmente impopolare e che proprio la sua permanenza alla guida del governo rappresenti il principale ostacolo alla capacità del Labour di consolidare il consenso elettorale.
Questa valutazione ha assunto ancora maggiore forza dopo il risultato delle elezioni suppletive di Makerfield.
La vittoria di Burnham cambia tutto
Il successo ottenuto da Andy Burnham viene interpretato come il punto di svolta della crisi. L'ex sindaco della Greater Manchester ha infatti sconfitto con ampio margine Reform, il partito guidato da Nigel Farage, dimostrando sul campo di essere in grado di contrastare efficacemente una forza politica che negli ultimi mesi ha guadagnato sempre più spazio nel panorama britannico.
Per molti deputati laburisti Burnham rappresenta quindi l'uomo capace di rilanciare il partito e di recuperare consenso proprio nei territori dove Reform sta crescendo.
La sua vittoria non è stata di misura ma netta, rafforzando ulteriormente la sua immagine di leader vincente.
Cresce la pressione su Starmer
Già prima del voto decine di parlamentari avevano chiesto pubblicamente le dimissioni del primo ministro. Dopo Makerfield, l'elenco si è ulteriormente allungato e, secondo numerose indiscrezioni, anche autorevoli membri del governo avrebbero invitato privatamente Starmer a lasciare.
Tra i nomi che circolano figurano la ministra degli Esteri Yvette Cooper, la ministra dell'Interno Shabana Mahmood e la ministra dei Trasporti Heidi Alexander.
Il fatto che questi esponenti dell'esecutivo siano rimasti nei rispettivi incarichi pur avendo espresso la necessità di un cambio di leadership viene interpretato come il segnale più evidente del crollo dell'autorità politica del primo ministro.
Burnham sempre più vicino a Downing Street
Se Starmer dovesse davvero dimettersi nei prossimi giorni, Andy Burnham partirebbe come il grande favorito per succedergli.
All'interno del Labour molti ritengono che la sua candidatura sia ormai quasi inevitabile e che possa addirittura concretizzarsi senza una vera competizione.
L'unico nome di rilievo che continua a essere associato a una possibile corsa è quello dell'ex ministro della Sanità Wes Streeting.
Quest'ultimo aveva più volte dichiarato la propria disponibilità a candidarsi, ma i suoi collaboratori parlano ora della necessità di avviare confronti tra i possibili aspiranti leader per definire una strategia condivisa sul futuro del partito.
Questa posizione alimenta le ipotesi di un possibile accordo che eviterebbe uno scontro interno.
La corsa contro il tempo
Un eventuale candidato alternativo dovrebbe raccogliere il sostegno di almeno 81 parlamentari per poter comparire sulla scheda della leadership.
Si tratta di un ostacolo molto impegnativo, soprattutto considerando i tempi estremamente ristretti che caratterizzerebbero una successione rapida.
Per questo motivo, molti osservatori ritengono che Burnham possa arrivare alla guida del partito senza affrontare una competizione particolarmente intensa.
Quando arriverà il nuovo primo ministro?
Un altro nodo riguarda i tempi della transizione. All'interno del gruppo parlamentare laburista convivono posizioni molto diverse su cosa significhi un passaggio di consegne ordinato.
Una parte degli alleati di Burnham preferirebbe attendere la conferenza annuale del Labour, prevista per la fine di settembre, così da concedergli il tempo necessario per costruire una squadra di governo e prepararsi all'incarico.
Secondo questa impostazione, una fase di preparazione più lunga consentirebbe al nuovo leader di entrare immediatamente a pieno regime nell'attività di governo.
Altri esponenti di primo piano del fronte favorevole a Burnham considerano invece questa ipotesi troppo lenta.
Secondo loro, tre mesi di attesa paralizzerebbero l'azione dell'esecutivo e alimenterebbero una continua spirale di indiscrezioni sulle future scelte del nuovo leader.
Un ministro ha sintetizzato questa posizione affermando che "la sua opportunità di definirsi verrebbe compromessa da una speculazione senza fine".
Il nodo del cancelliere dello Scacchiere
Parallelamente cresce il dibattito sulla composizione di un eventuale governo Burnham. Particolare attenzione viene riservata alla scelta del futuro cancelliere dello Scacchiere, figura centrale nella gestione della politica economica britannica.
Negli ultimi giorni molti parlamentari hanno ritenuto che la scelta si sarebbe giocata tra il ministro dell'Energia Ed Miliband e la ministra dell'Interno Shabana Mahmood.
Le ultime indiscrezioni indicano però che Mahmood sarebbe orientata a mantenere il proprio attuale incarico.
Questo scenario aumenterebbe le possibilità di una nomina di Miliband, prospettiva che sta provocando forte preoccupazione nell'ala moderata del Labour.
Molti deputati interpretano infatti una sua eventuale promozione come un netto spostamento del partito verso posizioni più marcatamente di sinistra.
Un ministro ha sintetizzato il malumore interno con una valutazione molto esplicita: "Se sceglie Miliband, circa cento deputati laburisti saranno furiosi fin dall'inizio".
Anche Sharon Graham, segretaria generale del potente sindacato Unite, ha già invitato pubblicamente Burnham a non affidargli il dicastero dell'Economia.
Ore decisive per il futuro del Regno Unito
Nel fine settimana Burnham e i suoi collaboratori hanno mantenuto un profilo estremamente riservato, lasciando a Starmer lo spazio per riflettere sull'esito delle elezioni di Makerfield e sul proprio futuro politico.
Tutti gli indizi raccolti nelle ultime ore suggeriscono però che questa riflessione sia ormai arrivata a un momento decisivo.
Se il primo ministro dovesse effettivamente annunciare un calendario per le dimissioni, il Regno Unito si troverebbe davanti a una delle transizioni politiche più importanti degli ultimi anni, destinata a ridefinire gli equilibri del Partito Laburista e l'intera direzione del governo britannico.
Fonte: BBC


