L'energia nucleare rimane una delle fonti energetiche più dibattute al mondo, intrinsecamente legata nella memoria collettiva ai grandi incidenti del passato, ma oggi al centro di una profonda evoluzione tecnologica, che coinvolge anche l'Italia. Vediamo insieme cosa c'è da sapere.
Gli incidenti storici
I due incidenti che hanno maggiormente segnato la percezione pubblica del nucleare hanno dinamiche e cause radicalmente diverse.
A Three Mile Island (USA, 1979) la causa scatenante fu un guasto meccanico minore nel sistema di raffreddamento secondario, aggravato da un errore di progettazione dell'interfaccia della sala controllo.
Una valvola di scarico si bloccò aperta, ma gli indicatori mostrarono agli operatori che fosse chiusa. Tratti in inganno, i tecnici ridussero manualmente l'afflusso di acqua refrigerante, provocando la fusione parziale del nocciolo. Non ci furono morti né feriti, e il sistema di contenimento in cemento armato impedì il rilascio di quantità significative di radiazioni nell'ambiente.
Viceversa, a Chernobyl (Ucraina, 1986) si trattò del più grave incidente nucleare della storia, causato da una combinazione di gravi difetti strutturali del reattore RBMK e da una catena di violazioni dei protocolli di sicurezza da parte degli operatori durante un test sensibile.
I reattori RBMK erano instabili a basse potenze e privi di una struttura di contenimento esterna. Quando gli operatori tentarono di spegnere il reattore inserendo le barre di controllo, un difetto di progettazione delle punte di grafite causò un picco improvviso e incontrollabile di potenza, provocando l'esplosione di vapore e il successivo incendio della grafite, che scagliò isotopi radioattivi nell'atmosfera per giorni.
Cosa è cambiato per prevenire nuovi disastri
L'industria nucleare globale ha risposto a questi eventi (e al successivo incidente di Fukushima del 2011) rivoluzionando i criteri di sicurezza.
- Cultura della sicurezza e addestramento: Introduzione di simulatori avanzati e protocolli internazionali rigidi tramite la nascita della WANO (World Association of Nuclear Operators) per scambiare informazioni sui guasti in tempo reale.
- Sistemi di sicurezza passivi: I vecchi reattori dipendevano dall'energia elettrica per attivare le pompe d'acqua d'emergenza (causa del disastro di Fukushima). I reattori moderni usano la gravità, la convezione naturale e l'evaporazione per raffreddarsi da soli in caso di blackout totale.
- Gabbie di contenimento potenziate: Strutture progettate per resistere all'impatto diretto di un aereo di linea commerciale e dotate di core catcher (ricettacoli per il nocciolo fuso) posizionati sotto il reattore.
Quali sono le tecnologie attuali (Terza Generazione)
Oggi i reattori commerciali operativi appartengono alla Generazione III e III+.
I modelli di punta includono l'AP1000 americano, l'EPR europeo e il VVER-1200 russo. Sono quasi tutti reattori ad acqua leggera pressurizzata (PWR) o a d'acqua bollente (BWR).
Rispetto al passato, presentano un'efficienza termica superiore, una vita operativa estesa a 60-80 anni, un consumo di uranio ottimizzato e, soprattutto, una probabilità di danneggiamento del nocciolo statisticamente ridotta di oltre dieci volte rispetto alla seconda generazione.
Quali sono i rischi attuali
Nonostante i passi avanti, la tecnologia nucleare odierna mantiene elementi di criticità intrinseci.
- Le scorie radioattive a vita lunga: Il combustibile esausto (attinidi minori e plutonio) resta altamente radioattivo per decine di migliaia di anni. La soluzione attuale è lo stoccaggio geologico profondo (come il sito di Onkalo in Finlandia), ma molti Paesi non hanno ancora identificato depositi permanenti.
- Costi e tempi di costruzione astronomici: La realizzazione di un grande reattore sconta ritardi cronici e sforamenti di budget miliardari a causa della complessità dei sistemi di sicurezza richiesti.
- Rischi geopolitici e militari: La vulnerabilità delle centrali in scenari di guerra (come dimostrato dalle tensioni attorno alla centrale ucraina di Zaporizhzhia) o il rischio di proliferazione di materiale fissile per scopi bellici.
Le nuove tecnologie in arrivo
Il futuro del settore si divide in due filoni principali: la fissione di Generazione IV (inclusi i piccoli reattori) e la fusione nucleare.
1- SMR e AMR (Small Modular Reactors / Advanced Modular Reactors)
Sono piccoli reattori modulari fabbricati in serie e assemblati sul posto.
- Sicurezza: Elevatissima. Molti utilizzano refrigeranti alternativi all'acqua (sodio liquido, piombo liquido o sali fusi) che operano a pressione atmosferica, eliminando il rischio di esplosioni di vapore o perdite di pressione.
- Pulizia: Pur riducendo il volume complessivo grazie a una maggiore efficienza, producono comunque scorie radioattive.
2- Reattori a Transmutazione (Generazione IV fast)
Progettati per utilizzare i "reattori veloci", questi impianti sono in grado di "bruciare" le scorie nucleari esistenti (uranio impoverito e plutonio esausto) come combustibile. Riducono la radioattività dei residui finali da centinaia di migliaia di anni a pochi secoli, risolvendo parzialmente il problema dello stoccaggio a lungo termine.
3- Fusione Nucleare (il "Nucleare Pulito")
Consiste nel replicare il meccanismo fisico delle stelle, fondendo atomi leggeri (deuterio e trizio) invece di spezzare atomi pesanti.
- Sicurezza assoluta: Non esiste il rischio di fusione del nocciolo. Se si verifica un guasto, la reazione si spegne istantaneamente da sola.
- Pulizia: Non produce scorie radioattive a vita lunga (solo materiali della camera di reazione che si attivano e decadono in pochi decenni) e non genera gas serra.
- Stato dell'arte: Esperimenti globali (come l'accensione di reattori Tokamak privati e i test pubblici dell'impianto ITER) stanno dimostrando la fattibilità fisica, ma l'immissione di elettricità commerciale da fusione nella rete elettrica difficilmente avverrà prima del 2040-2050.
L'Italia
Attualmente in Italia non esiste una legge che vieti esplicitamente l'energia nucleare in sé: molto semplicemente mancano le leggi per poter chiedere i permessi, autorizzare e costruire gli impianti.
L’Italia è – però - profondamente inserita nel panorama nucleare globale attraverso reti di ricerca d’avanguardia, consorzi industriali europei e forti decisioni politiche che ne stanno guidando il ritorno strategico all'atomo.
Nonostante la produzione nazionale sia ferma dagli anni '90, il Paese vanta competenze ingegneristiche e scientifiche di primissimo livello impegnate su più fronti.
Innanzitutto, il primato nella Fusione Nucleare (il nucleare pulito), un settore in cui l’Italia esprime una leadership scientifica riconosciuta a livello mondiale. L'Italia è uno dei maggiori contribuenti tecnologici per progetto ITER per la costruzione del mega-reattore sperimental a Cadarache (Francia). Aziende italiane come ASG Superconductors hanno fabbricato i giganteschi magneti superconduttori necessari a contenere il plasma.
Inoltre, nei laboratori ENEA di Frascati è in fase di sviluppo avanzato il DTT (Divertor Tokamak Test), un polo di ricerca internazionale finanziato dal governo italiano e dalla Commissione Europea. Il suo scopo è testare i sistemi di smaltimento del calore estremo, risolvendo uno dei più grandi nodi ingegneristici della fusione mondiale.
Soprattutto, la filiera industriale e della ricerca italiana è un attore chiave nello sviluppo dei piccoli reattori modulari a fissione di Nuova Generazione (SMR e AMR). Grandi aziende italiane come Ansaldo Nucleari e Walter Tosto collaborano attivamente alla progettazione e alla fabbricazione di componenti meccanici ed ingegneristici avanzati per l'alleanza industriale europea sugli SMR. Tramite l'ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare), l'Italia partecipa come osservatore alla terza fase della Joint Early Review del reattore europeo NUWARD, guidato dalla francese EDF, insieme alle autorità di sicurezza di Francia, Finlandia e Svezia.
I fisici dell'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), del CNR e delle università italiane partecipano attivamente anche ai programmi di Eurofusion e ai test storici sui reattori come il JET nel Regno Unito.
Nuclitalia ha avviato il piano triennale del Programma di Ricerca Nucleare (PRN) attuato da ENEA, CNR e Consorzio RFX, focalizzato proprio sui reattori modulari avanzati e sulla formazione di nuovi specialisti.
Sul piano geopolitico ed energetico, l’Italia ha compiuto un cambio di passo formale, entrando a far parte dell'Alleanza Nucleare Europea coordinata dalla Francia. Questa coalizione di 14 Stati punta a inserire formalmente il nucleare tra le fonti della transizione energetica e della decarbonizzazione dell'Unione Europea, in particolare per il riconoscimento finanziario e normativo delle tecnologie innovative come i reattori modulari.
Il governo Meloni ha avviato un disegno di legge delega per definire entro l'anno il quadro legale necessario alla ripresa della produzione di energia nucleare sul suolo nazionale, focalizzandosi su sicurezza e nuove autorizzazioni.

