Il Superbonus ha colpito ancora. Con la stessa tecnica da guerriglia che l’ha reso celebre nella storia recente dei conti pubblici, quando ha fatto emergere solo a cose fatte oltre 100 miliardi di euro di deficit che erano sfuggiti ai calcoli della Ragioneria generale dello Stato.

Il disastro del Superbonus 110% rappresenta una delle più gravi ferite inflitte alla finanza pubblica italiana negli ultimi decenni. Si è trattato di una misura nata sotto l’egida del Movimento 5 Stelle e del governo Conte con l’intento dichiarato di rilanciare l’economia post-Covid, ma che nella realtà si è trasformata in una bomba ad orologeria per i conti dello Stato.

I dati ufficiali comunicati ieri dalla Corte dei Conti, in base alle rilevazioni Enea aggiornate al 31 maggio, parlano chiaro: lo Stato dovrà farsi carico di 126,3 miliardi di euro solo per i lavori già conclusi, cifra destinata a salire fino a 150 miliardi ( secondo ultimi calcoli supererebbe addirittura i 170 miliardi di euro, quasi come un altro Pnrr) considerando le proiezioni finali e i cantieri ancora in corso. Una voragine finanziaria che, invece di generare sviluppo e crescita, ha finito per aggravare il debito pubblico italiano, salito al 135,3% del PIL, costringendo i governi successivi a misure restrittive, nuove tasse e tagli per cercare di arginare il dissesto creato. Dei 500.061 immobili coinvolti nel Superbonus, 245.068 sono abitazioni unifamiliari e 137.600 condomini, ma ci sono persino cinque edifici classificati come castelli o palazzi di valore storico (categoria A/9), a testimonianza di quanto la misura abbia avvantaggiato anche fasce già abbienti della popolazione.

Senza contare tutti gli illeciti scoperti fino ad ora, grazie ad un sistema basati su controlli ex post, che sottolinea ancora una volta la follia, non solo nella sostanza ma anche nella forma, della misura ideata dai cinque stelle. Il Sole 24 ore, infatti, fa notare come l’esito dei controlli parli da solo: sono addirittura 4,1 miliardi di euro di crediti superbonus bloccati nei primi tre mesi 2026 (il 33% del totale dei crediti maturati per le spese 2025). Spiega il quotidiano diretto da Fabio Tamburrini: Il risultato è da far tremare i polsi: 4,1 miliardi di crediti Superbonus bloccati. Ma non solo, perché è il peso specifico a far capire quanto le irregolarità siano diffuse: il 33% dei crediti è stato ritenuto a rischio e quindi non utilizzabile in compensazione. Praticamente un euro su tre dei crediti che emergono dalle ultime fatture per le spese 2025 è stato fermato per illeciti. Numeri che fanno riflettere e fanno capire il lavoro che Mef e amministrazione finanziaria sono stati chiamati a portare avanti, aumentando l`attenzione proprio per intercettare i pericoli legati a chi ha sfruttato gli ultimi scampoli dell`agevolazione (al 2025 era al 65%) per poterla sfruttare pur non avendo alcuni o tutti i requisiti” 

Insomma una esperienza fallimentare da tutti i punti di vista, che oltretutto non ha permesso di raggiungere il 3% del rapporto deficit Pil, che avrebbe fatto uscire il nostro paese dalla procedura di infrazione e liberato risorse, utilissime in questa delicata situazione.